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Podcast K44

Cronaca

  • Camionista italiano fermato in Svizzera per cronotachigrafo

    Camionista italiano fermato in Svizzera per cronotachigrafo

    Un autotrasportatore italiano di 63 anni è stato bloccato dalla Polizia cantonale dei Grigioni sull'autostrada svizzera A13 dopo aver eluso ripetutamente il cronotachigrafo digitale, nascondendo settimane di violazioni sui tempi di guida e di riposo.

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  • Affrontare i rischi della dispersione del carico dei camion

    Affrontare i rischi della dispersione del carico dei camion

    In questo video di K44, Laura Broglio affronta la questione della dispersione del carico dei veicoli industriali, un problema che colpisce soprattutto il trasporto di materiali sfusi su cassone. Rischi per la sicurezza stradale, ma anche di pesanti sanzioni.

    Cauta ripresa dei transiti delle portacontainer a Suez

    Il passaggio tra la fine del 2025 e le prime settimane del 2026 rappresenta una fase di transizione per i transiti di portacontainer nel canale di Suez, dopo mesi di forte instabilità legata alla crisi del Mar Rosso. Secondo il Red Sea Diversion Tracker di Drewry Shipping Consultants, nella settimana conclusa l’11 gennaio 2026 il numero di navi portacontainer in transito attraverso il canale è salito a 26 unità, il livello settimanale più elevato delle ultime cinque settimane. Nella settimana precedente i transiti si erano fermati a dieci, un dato che Drewry collega in larga parte alla tradizionale riduzione dell’attività operativa successiva alle festività natalizie.

    L’aumento osservato a inizio gennaio segue un mese di dicembre 2025 particolarmente complesso. Dopo una relativa stabilizzazione nei mesi autunnali, i volumi di fine anno hanno registrato un brusco ridimensionamento, con un calo diffuso dei transiti che ha portato il traffico su livelli minimi nel semestre. La contrazione ha interessato sia il Canale di Suez sia le rotte alternative, segnalando un rallentamento sistemico in una fase già caratterizzata da elevata incertezza operativa.

    Sul piano operativo, Drewry segnala che l’apparente rinnovato interesse per il canale è stato sostenuto da decisioni mirate da parte di alcuni grandi vettori. Nella seconda settimana di gennaio, Cma Cgm/Apl e Msc hanno fatto transitare via Suez cinque portacontainer con capacità superiore a 8.000 teu, in aumento rispetto alle due unità della settimana precedente. Parallelamente, operatori di nicchia continuano a impiegare navi di dimensioni più contenute. Già nella settimana 52 del 2025, Maersk aveva fatto transitare attraverso il canale una portacontainer da 6.478 teu, impiegata sulla rotta tra Stati Uniti e Medio Oriente, in una mossa interpretata come un test operativo più che come un cambio strutturale di strategia.

    Nonostante questi segnali, i livelli di traffico restano nettamente inferiori alla normalità precedente alla crisi del Mar Rosso. Prima dell’escalation di fine 2023, il canale registrava in media circa 55 transiti settimanali in direzione nord e 25 in direzione sud, valori che al momento appaiono ancora lontani. In parallelo, nella seconda settimana del 2026 è aumentato in modo rilevante anche il numero complessivo di viaggi via Capo di Buona Speranza, saliti a 175 dai 72 della settimana precedente, secondo la stessa fonte. Il dato conferma come le rotte alternative continuino a svolgere un ruolo centrale nelle scelte degli armatori, anche in presenza di segnali di parziale ritorno a Suez.

    Secondo l’analisi di Drewry, il settore osserva ora se altri grandi operatori manterranno un approccio attendista o se riprenderanno gradualmente i transiti attraverso Suez anche con le navi di maggiore capacità. Il ritorno alla rotta di Suez viene indicato come uno dei principali fattori del 2026 per la capacità disponibile, i livelli dei noli, i tempi di transito e i consumi di carburante. Drewry prevede che una ripresa progressiva possa contribuire a ridurre il rischio di concentrazioni improvvise di arrivi nei porti europei e a limitare fenomeni di congestione marcata.

    L’ultima rilevazione di Drewry è però precedente all’esplosione della crisi interna in Iran, che potrebbe portare a un conflitto regionale nel caso di un intervento degli Stati Uniti. Se ciò avvenisse gli Houthi yemeniti potrebbero riprendere gli attacchi alle navi in transito da e per il canale di Suez, annullando quindi l’attuale ripresa.

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