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Cresce la tensione nell'autotrasporto Ilva

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I crediti degli autotrasportatori nei confronti della società siderurgica hanno superato i quaranta milioni di euro e i ritardi dei pagamenti stanno creando gravi problemi finanziari a diverse imprese. La Fai sollecita un azione urgente.


Ilva acciaieria TarantoIl mese di agosto non è il periodo migliore per sollecitare i pagamenti, ma gli autotrasportatori dell'Ilva hanno dovuto farlo ben due volte, perché i crediti arretrati hanno già superato la soglia di sostenibilità. La Fai del Veneto ha lanciato l'allarme con una lettera inviata lo scorso 5 agosto al commissario straordinario dell'Ilva, Piero Gnudi, al ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi ed ai Prefetti di di Taranto, Alessandria, Cuneo, Milano, Venezia e Genova. "Le aziende di autotrasporto da diversi mesi non vedono un euro né sanno quando e se ne vedranno", scrive il presidente vicario della Fai, Gianluigi Satini, sollecitando il pagamento delle fatture.
Dopo una ventina di giorni trascorsi inutilmente, la Fai ha inviato una seconda lettera, sempre agli stessi destinatari, segnalando che "un po' di euro sono arrivati col contagocce, sufficienti a pagare, forse, i pedaggi autostradali, ma nulla più". In particolare, segnala Satini, preoccupa la situazione della F.B. Spedizioni. "Certo, non ci si poteva attendere una risposta alla nostra precedente richiesta d'informazioni, visto il periodo ferragostano, ma proseguire nel silenzio ci sembra la strategia peggiore".
La ripresa dell'attività peggiorerà la situazione, perché gli autotrasportatori dovranno affrontare nuove spese, senza avere recuperato le fatture precedenti, col rischio di finire tra le mani di un curatore fallimentare che, precisa Satini "in genere è molto meno clemente dell'autotrasportatore nei confronti dei creditori".
La Fai si rivolge direttamente anche al ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, segnalando che "questa vicenda rischia di diventare la miccia accesa in un settore che attraversa notevoli difficoltà". Quindi, conclude Satini "occorrono segnali, sia tangibili sia diplomatici perché la miccia ormai è accesa e l'incertezza regna sovrana", aggiungendo che "nel breve termine anche un provvedimento normativo tornerebbe molto utile".

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