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Moby salda il debito con Unicredit

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Onorato Armatori versa cinquanta milioni alla banca, ma nello stesso tempo i commissari straordinari di Tirrenia chiedono il sequestro dei beni del gruppo a garanzia della rata non pagata da 55 milioni.


Moby Aki navigazioneMoby rimborsa regolarmente i 50 milioni di euro in scadenza nell'ambito del finanziamento da 200 milioni (più altri 60 milioni con una linea di credito revolving) concesso nel 2016 da un pool di banche capitanato da Unicredit. La balena blu di Vincenzo Onorato e figli mette subito a tacere i dubbi sollevati da alcuni operatori del settore finanziario confermando che "per quanto attiene al contratto di finanziamento in corso il pagamento delle rate, ivi compresa quella in scadenza nel corrente mese, è sempre avvenuto e avverrà come da contratto". Non è chiaro se sia questo lo scopo per il quale Cin-Tirrenia aveva effettuato negli ultimi giorni di dicembre tre bonifici per una cifra complessiva di circa 85 milioni di euro effettuati a favore della controllante Moby e che il gruppo definisce come "normali operazioni infra-gruppo".
Il caso è stato sollevato dal politico sardo Mauro Pili (oppositore di Vincenzo Onorato e di Moby) che ha gridato subito allo scandalo: "Con tre bonifici bancari da 85 milioni di euro Onorato sposta i soldi della Tirrenia nelle casse della società di famiglia. Un'operazione giocata nelle ultime giornate poco prima di Capodanno con l'unico obiettivo di far sparire i soldi dai conti di Tirrenia, sotto attacco dei commissari liquidatori, e portarli nelle casse di famiglia". La reazione di Onorato è stata immediata e rivolta a Pili: "La pubblicazione di notizie false sarà oggetto di azioni legali nei confronti dei responsabili nelle sedi opportune".
Sempre a proposito di Moby, c'è un ulteriore novità degli ultimi giorni, in qualche maniera forse intrecciata con le altre due precedenti, e arriva dall'ultima relazione semestrale di Tirrenia in amministrazione straordinaria (la bad company creata nel 2012 con la cessione dell'ex compagnia di navigazione pubblica) relativa ai primi sei mesi del 2018 e pubblicata pochi giorni fa. Nella relazione firmata dai tre commissari straordinari (Beniamino Caravito di Toritto, Gerardo Longobardi e Stefano Ambrosini) si legge che, seppure Tirrenia in amministrazione straordinaria si fosse resa disponibile ad aprire un tavolo tecnico con Moby per trovare una soluzione congiunta in merito al mancato versamento della prima rata di prezzo differita (da 55 milioni) scaduta e non saldata ad aprile 2016, questa ipotesi è poi naufragata.
I commissari, in accordo anche con Unicredit, avevano ipotizzato la costituzione di un fondo vincolato a garanzia dei 55 milioni dovuti per l'acquisto di Tirrenia e messi in stand-by dalla balena blu in attesa della risoluzione di una controversia da Moby su presunti contributi pubblici non dovuti. Di fronte, però, all'impossibilità a raggiungere un accordo, hanno affidato a due legali l'incarico di "procedere contro Cin-Tirrenia per la tutela e la garanzia del credito vantato". La relazione informa che "il 21 settembre 2018 è stato incardinato il giudizio contro Cin per sequestro conservativo" su tutti i beni di cui l'azienda dispone. Ad oggi nessun provvedimento è stato preso dal tribunale di Roma a seguito di questa azione.

Nicola Capuzzo

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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