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Inizia la protesta dei portuali in Spagna

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Nei terminal cresce la protesta contro la deregulation del lavoro portuale, che potrebbe sfociare in scioperi dei lavoratori portuali dal 20 febbraio.


Valencia terminal container Noatum banchina UascIn attesa che la protesta dei lavoratori esploda come previsto nelle giornate del 20, 22 e 24 febbraio, in Spagna gli effetti della protesta contro la nuova legge proposta dal Ministero dello Sviluppo economico per riformare il lavoro portuale inizia già a far sentire i suoi effetti negativi. Lo confermano sia alcuni addetti ai lavori in Italia, sia fonti di stampa spagnola che danno notizia in pratica di uno sciopero bianco già iniziato e per effetto del quale si stanno notando rallentamenti nelle operazioni di carico e scarico delle merci dalle navi a Barcellona oltre a lunghe code per i mezzi stradali ai varchi. Lo stesso avviene anche in altri scali del Paese.
La vicenda trae origine da una sentenza della Corte di Giustizia Europea, che a dicembre 2014 si era espressa condannando gli scali marittimi iberici per aver violato i principi di "diritto di stabilimento" e mettendo nel mirino le SAGEP (Sociedad Anónima de Gestión de Estibadores Portuarios). Queste ultime rappresentano qualcosa di molto simile alle Compagnie dei lavoratori portuali esistenti anche in Italia e, secondo la normativa spagnola, devono essere istituite nei porti di maggiore rilevanza nazionale (tutti gli scali principali tra cui Barcellona, Valencia, Bilbao e Algeciras) per fornire servizi di manodopera ai terminalisti.
Secondo le norme locali, qualsiasi società che voglia offrire servizi di movimentazione merci nei porti della Spagna deve configurarsi o partecipare a una società costituita secondo il modello SAGEP e proprio questa riserva è stata condannata da Bruxelles perché in violazione del principio della libertà nel diritto di stabilimento regolato dall'articolo 49 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea.
Il ministero dello Sviluppo Economico ha dunque predisposto una legge secondo la quale queste SIGEP (che attualmente danno lavoro a 6000 portuali) dovrebbero scomparire in tre anni, consentendo così ai terminalisti di assumere o comunque ingaggiare liberamente lavoratori portuali. Un piano sgradito ai lavoratori che in questi giorni si stanno ripetutamente riunendo in assemblea per discutere il da farsi con inevitabili ripercussioni sulla normale operatività dei terminal portuali. I maggiori gruppi terminalistici stanno cercando di attrezzarsi per limitare al minimo i disagi alle navi e non è escluso che alcune compagnie di navigazione decidano di dirottare qualche servizio di linea per evitare lunghe attese delle navi fuori dai porti.

Nicola Capuzzo

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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