TrasportoEuropa

  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Antimafia in azione al porto di Gioia Tauro

E-mail Stampa PDF

La mattina di martedì 21 ottobre 2014, la Guardia di Finanza ha attuato l'operazione Porto Franco, contro l'infiltrazione della 'ndrangheta nello scalo calabrese. Sequestrate ventitré imprese di autotrasporto, spedizioni e logistica e arrestate tredici persone.


Che la criminalità organizzata calabrese fosse presente nel porto di Gioia Tauro è un fatto noto, così come è noto che la 'ndrangheta controlla imprese di logistica e autotrasporto. Ma l'aspetto più inquietante è che gran parte delle aziende sequestrate stamattina appartengono a persone che non sarebbero aderenti alle cose incriminate, ossia quelle dei Pesce e dei Molè. E sono imprese operanti in diversi settori, dall'autotrasporto alle spedizioni, all'import-export ai servizi portuali (l'elenco è riportato dal giornale locale il Quotidiano della Calabria).
Secondo gli inquirenti, grazie a queste imprese le cosche riuscivano ad attuare frodi fiscali e ad eludere i controlli doganali (elemento necessario per il transito degli stupefacenti provenienti dall'America Latina). Le accuse prodotte dai pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Giulia Pantano sono numerose e gravi: riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, contrabbando e frode fiscale, associazione a delinquere di stampo mafioso.
L'indagine è iniziata dopo alcune verifiche fiscali compiute dalla Guardia di Finanza presso alcune imprese di trasporto e servizi che lavorano nel porto di Gioia Tauro. I Finanzieri avrebbero trovato collegamenti con le cosche della 'ndrangheta, relativi al riciclaggio di denaro e al controllo dei flussi di merci relativi al porto. Secondo gli inquirenti, esisteva un controllo "pressoché totale" delle operazioni d'import-export e dell'autotrasporto per conto terzi. Questo anche perché gli imprenditori coinvolti avevano "convinto" le altre imprese, estranee al sistema, a utilizzare loro in esclusiva per tutti i traffici inerenti lo scalo.
Il giro di denaro illecito ruotava intorno a false fatture in ingresso e in uscita, che alla fine era intascato dalle cosche dei Pesce e dei Molè. Oltre che l'importazione di stupefacenti, il controllo mafioso permetteva anche l'ingresso di merce contraffatta proveniente dalla Cina. E non sono coinvolte solamente imprese di trasporto calabresi. L'indagine ha messo in luce un'azienda di Verona, che usava alcune cooperative come schermo tra società mafiose e imprese legali. In pratica, erano scatole vuote gestite da prestanome, che usavano lavoro irregolare e non pagavano le imposte.

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata

 


  Puoi commentare questo articolo nella pagina Facebook di TrasportoEuropa

 bottone newsletter piccoloVuoi rimanere aggiornato sulle ultime novità sul trasporto e la logistica e non perderti neanche una notizia di TrasportoEuropa? Iscriviti alla nostra Newsletter con l'elenco ed i link di tutti gli articoli pubblicati nei giorni precedenti l'invio. Gratuita e NO SPAM!


 
Letture:: 2001

Camionsfera TV

newsletter_bottone

Iscriviti alla nostra Newsletter: riceverai nella tua casella di posta elettronica l'elenco con link delle ultime notizie pubblicate su TrasportoEuropa.

Informativa sulla privacy

Trasportonline banner ottobre 2017

Ricerca


Imprese

Camion ibrido alla conquista delle città


Fuso Canter Hybrid mareLa giapponese Fuso, del Gruppo Daimler, ha in listino il Canter Eco Hybrid, un autocarro con massa complessiva da 3,5 a 8,55 tonnellate che utilizza la trasmissione ibrida diesel-elettrica,...

j4age component required, but not installed