La petroliera Honour 25, nave cisterna registrata a Palau con 17 membri d’equipaggio a bordo, è stata dirottata al largo della Somalia a circa 30 miglia nautiche dalla costa. L’episodio, avvenuto nella tarda serata del 22 aprile 2026, riporta la pirateria somala al centro del rischio marittimo nel Golfo di Aden, un’area che per oltre un decennio era stata considerata più controllata grazie alla presenza navale internazionale e alle misure di protezione adottate dagli armatori. La Honour 25 rientra nel profilo delle unità più esposte: navi cisterna di dimensioni contenute, impiegate su traffici regionali di carburante, con rotte vicine alla costa e spesso meno visibili rispetto alle grandi portacontainer o alle petroliere impegnate nei traffici oceanici.
Il ritorno della pirateria somala s’inserisce in una fase di minore presidio in quest’area rispetto agli anni in cui le missioni navali internazionali, le scorte armate a bordo e le misure di autodifesa avevano ridotto la capacità operativa dei gruppi criminali. Secondo le analisi basate sui dati dell’International Maritime Bureau, gli assalti nel Golfo di Aden hanno mostrato una ripresa mentre l’attenzione militare e commerciale si è spostata verso il Mar Rosso e Bab el-Mandeb, dove gli attacchi alle navi mercantili hanno modificato rotte, costi assicurativi e tempi di viaggio. Questa dinamica mostra che la pirateria somala non cresce come fenomeno isolato, ma sfrutta finestre di vulnerabilità. Quando diminuisce la presenza navale o quando le priorità strategiche si spostano su altri fronti, i gruppi costieri possono tornare a colpire unità meno protette.
Il precedente della Aris 13, dirottata nel 2017 mentre trasportava carburante da Gibuti a Mogadiscio, mostra che questo schema non è nuovo. Anche allora il bersaglio era una nave cisterna di prodotti petroliferi impiegata su collegamenti regionali. La differenza è il contesto attuale: oggi il Golfo di Aden non è un’area critica isolata, ma un segmento di un corridoio più ampio che comprende Mar Rosso, Bab el-Mandeb, Golfo Persico e stretto di Hormuz. La pirateria torna quindi in un ambiente già sotto pressione per ragioni militari, energetiche e assicurative. A ovest, tra Mar Rosso e Bab el-Mandeb, gli attacchi contro il naviglio commerciale hanno già spinto molte compagnie a rivedere le proprie rotte. Al centro, nel Golfo di Aden e lungo la costa somala, gruppi pirata possono sfruttare il minor presidio e la maggiore dispersione del traffico. A est, nello stretto di Hormuz, la tensione tra Iran, Stati Uniti e Paesi alleati introduce un rischio diverso, di natura statale, legato a fermi, sequestri e pressioni sulle navi percepite come riconducibili a interessi avversari.






































































