Il governo della Corea del Sud ha ufficializzato un piano di investimenti da 4.500 miliardi di won sudcoreani, pari a circa 3 miliardi di euro, destinato a rafforzare in modo strutturale la presenza logistica del Paese fuori dai confini nazionali entro il 2030. L’iniziativa è coordinata dal ministero degli Oceani e della Pesca e coinvolge Autorità portuali, strumenti finanziari pubblici e grandi operatori privati del trasporto e della logistica. L’intervento nasce come risposta ai problemi sorti durante le recenti crisi della catena di approvvigionamento e mira a garantire continuità ai flussi commerciali coreani sui principali mercati internazionali.
L’investimento si fonda su una logica d’integrazione verticale delle attività logistiche. La Corea del Sud non si limita più al controllo del trasporto marittimo, ambito in cui è già fortemente presente, vuole presidiare anche le fasi di stoccaggio, distribuzione e gestione portuale nei Paesi di destinazione delle merci. Secondo i documenti del ministero degli Oceani e della Pesca, il numero di hub logistici all’estero passerà dagli attuali nove a quaranta entro il 2030, mentre i terminal portuali a partecipazione coreana saliranno da sette a dieci. Le strutture previste includono magazzini avanzati per la catena del freddo, sistemi automatizzati e soluzioni dedicate a prodotti industriali ad alto valore, in particolare nei settori elettronico, automobilistico e chimico.
Dal punto di vista finanziario, il piano si basa su un rafforzamento degli strumenti pubblici di supporto. La Korea Ocean Business Corporation svolge il ruolo di perno finanziario, con l’ampliamento del fondo globale per la supply chain da mille a duemila miliardi di won e la creazione di un fondo dedicato ai terminal container da mille miliardi di won. Queste risorse consentono alle Autorità portuali coreane d’investire direttamente all’estero e di attrarre la partecipazione di operatori privati come Hmm, Cj Logistics, Samsung Sds e Lx Pantos, riducendo il rischio per le imprese e garantendo tariffe e spazi alle piccole e medie aziende esportatrici.
La logica dell’investimento è legata alla resilienza. Le analisi governative ricordano come, durante la pandemia, molte imprese coreane abbiano subito ritardi e costi elevati per la mancanza di spazi di stoccaggio nei porti esteri, con effetti diretti sulla competitività. Il controllo di hub e terminal consente di assicurare punti di appoggio stabili anche in fasi di congestione, riducendo la dipendenza da infrastrutture gestite da operatori terzi e da Paesi concorrenti. A questa dimensione si affianca una motivazione geopolitica, legata alla necessità di garantire l’accesso a materie prime e componenti strategici lungo catene di fornitura sempre più frammentate.
L’Europa rappresenta uno dei principali ambiti di applicazione del piano e uno dei mercati più rilevanti per l’esportazione coreana. Secondo le Autorità sudcoreane, il continente è al centro di una strategia che combina hub nel Nord, nel Sud e nell’Europa orientale, in modo da coprire i principali corridoi logistici e industriali. Nei Paesi Bassi è già operativo un grande centro logistico nel porto di Rotterdam, nell’area di Maasvlakte West, sviluppato dalla Busan Port Authority e gestito operativamente da Samsung Sds. La struttura funge da piattaforma di ingresso per il Nord Europa, consentendo lo sdoganamento e la distribuzione rapida delle merci coreane verso Germania, Benelux e Scandinavia.
Nel Mediterraneo, il progetto più rilevante è quello di Barcellona, dove è stata costituita la joint-venture B2B Logistics Busan Barcelona Hub, partecipata al 51% dal porto di Busan e al 49% da quello di Barcellona. Insediata nella zona di attività logistica del porto catalano, la piattaforma è pensata come punto di accesso per il Sud Europa, con collegamenti diretti verso Spagna, Francia e Italia. Si tratta del primo caso di gestione diretta di una piattaforma logistica europea da parte di un ente pubblico coreano e segnala un rafforzamento del ruolo della Corea del Sud nelle reti logistiche mediterranee.
L’impatto europeo si estende anche all’Europa orientale, dove sono previsti nuovi hub in paesi come Polonia, Ungheria e Croazia. Queste localizzazioni sono strettamente legate alla presenza industriale coreana nel settore delle batterie e dell’automotive, con investimenti produttivi di gruppi come Lg Energy Solution e Sk On. La disponibilità d’infrastrutture logistiche dedicate consente di ridurre i tempi di approvvigionamento e di distribuzione verso i mercati dell’Unione Europea, rafforzando l’integrazione tra manifattura e logistica.
Nel complesso, il piano sudcoreano introduce un nuovo elemento di competizione nel panorama logistico europeo. L’ingresso di operatori pubblici asiatici nella gestione di hub e terminal può modificare gli equilibri tra porti, favorendo alcune direttrici rispetto ad altre e aumentando la pressione competitiva sui gestori locali. Allo stesso tempo, l’investimento porta nuove capacità infrastrutturali, con effetti potenzialmente positivi sulla fluidità dei traffici e sull’attrattività di alcune aree per gli insediamenti industriali legati alle catene globali del valore.
Pitero Rossoni






















































