Nei centri logistici Amazon di Passo Corese, in provincia di Rieti, e di Castel San Giovanni, in provincia di Piacenza, sono state avviate all’inizio di febbraio 2026 ispezioni congiunte sul trattamento dei dati personali dei lavoratori e sull’uso dei sistemi di controllo tecnologico. L’attività è stata avviata dal Garante per la protezione dei dati personali insieme con l’ispettorato Nazionale del Lavoro e riguarda in modo diretto l’impiego di strumenti digitali, impianti audiovisivi e sistemi di videosorveglianza all’interno dei magazzini.
Le verifiche rientrano nella fase di accertamento e hanno come obiettivo la valutazione della conformità alle norme in materia di protezione dei dati personali e di tutela del lavoro. In particolare, l’attenzione è rivolta alle modalità di acquisizione, gestione e utilizzo delle informazioni riferibili ai dipendenti, nonché al rispetto delle garanzie previste dallo Statuto dei Lavoratori in relazione ai controlli a distanza. Al momento non sono stati comunicati esiti conclusivi né eventuali sanzioni.
L’iniziativa nasce da approfondimenti tecnici avviati dalle Autorità competenti anche a seguito di notizie emerse negli ultimi mesi sul funzionamento dei sistemi di controllo nei magazzini ad alta automazione. Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno posto l’accento sull’uso esteso di telecamere, software di analisi delle attività, strumenti informatici e dispositivi di sicurezza in grado di generare flussi continui di dati relativi agli spostamenti e alle prestazioni dei lavoratori. Proprio questi elementi costituiscono uno dei principali ambiti di verifica delle ispezioni.
Dal punto di vista operativo, l’attività ispettiva si concentra sull’equilibrio tra esigenze organizzative, sicurezza degli impianti e tutela dei diritti individuali. Nei contesti logistici caratterizzati da elevata complessità tecnologica, l’impiego di strumenti digitali è parte integrante dei processi di gestione dei flussi, del coordinamento delle operazioni e della prevenzione dei rischi. Tuttavia, la normativa richiede che tali strumenti non si traducano in forme di controllo sistematico dell’attività lavorativa in assenza delle condizioni previste dalla legge e delle necessarie garanzie procedurali.
Alle ispezioni partecipano anche i reparti specializzati della Guardia di Finanza, con competenze specifiche in materia di tutela della privacy e frodi tecnologiche. Il coinvolgimento di più soggetti istituzionali riflette la volontà di assicurare un presidio coordinato su ambiti che intrecciano diritto del lavoro, protezione dei dati e uso avanzato delle tecnologie digitali. Le verifiche riguardano sia gli impianti fisici sia i processi informatici e organizzativi che regolano la raccolta e il trattamento delle informazioni.
Amazon ha dichiarato di collaborare con le Autorità e di ritenere che i propri sistemi siano conformi al quadro normativo vigente. L’azienda ha inoltre ridimensionato le interpretazioni che descrivono un controllo pervasivo delle prestazioni individuali, ribadendo che le tecnologie utilizzate rispondono a esigenze di sicurezza, efficienza operativa e tutela degli stessi lavoratori. Anche su questi aspetti le Autorità sono chiamate a verificare la coerenza tra dichiarazioni, assetti organizzativi e funzionamento effettivo dei sistemi.
L’iniziativa s’inserisce in un contesto più ampio di attenzione sull’impatto delle tecnologie digitali nei luoghi di lavoro, in particolare nei settori della logistica e del magazzinaggio, dove l’automazione e la gestione algoritmica dei processi sono sempre più diffuse. Il quadro normativo di riferimento resta quello del Regolamento Europeo sulla Protezione dei Dati Personali e delle disposizioni nazionali sul controllo a distanza, che richiedono trasparenza, proporzionalità e limitazione delle finalità nel trattamento dei dati dei lavoratori.






































































