La mobilitazione degli autotrasportatori sta crescendo in quattro regioni del Sud - Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata – con modalità diverse ma con un obiettivo comune: chiedere provvedimenti urgenti contro l’aumento dei costi, spinto soprattutto dal gasolio. Le azioni più importanti dovrebbero avvenire in Calabria e Sicilia, dove è stato indetto un fermo da sigle differenti. Nell’isola, il Comitato Trasportatori Siciliani (Cts) ha confermato il fermo dalle 00.01 del 16 ottobre alla mezzanotte del 20, mentre la Sezione Trasporti di Confindustria Catania ha proclamato una sospensione fino alla mezzanotte del 22. In Calabria Fedralog ha chiesto alle imprese aderenti di tenere fermi i mezzi negli stessi giorni. In Puglia e in Basilicata autotrasportatori e agricoltori hanno già portato la protesta sulle strade, con blocchi intermittenti a Brindisi e sulla Bradanica.
Nel comunicato diffuso il 12 ottobre, il coordinatore del Cts, Salvatore Bella, riferisce di aver chiesto un incontro formale al ministro dei Trasporti o al viceministro Edoardo Rixi, senza ottenere risposta. Accusa inoltre il Governo di non prendere atto del disagio delle imprese di fronte a quella che definisce una speculazione sul gasolio. Quindi il Comitato conferma il fermo siciliano con modalità identiche a quelle della proclamazione del 28 settembre: camion fermi nei piazzali e semirimorchi non ritirati dai porti dell'isola. Il Comitato precisa di non aderire ad altre manifestazioni né a blocchi stradali, come già assicurato alle Prefetture, e si dice pronto a proseguire a oltranza se sarà necessario. Bella sostiene che il Comitato rappresenti l'80% della grande distribuzione e prevede ripercussioni soprattutto sulla grande distribuzione, in gran parte priva di magazzini per lo stoccaggio prolungato, oltre che sul commercio dell'ortofrutta.
Anche Confindustria Catania è in mobilitazione e ha deciso il fermo all'unanimità. La presidente della Sezione Trasporti, Sonia Nicosia, si dichiara disponibile a sospenderlo in presenza di risposte concrete, altrimenti la mobilitazione potrebbe proseguire oltre il 22 ottobre. L'associazione quantifica in circa 0,35 euro al litro il rincaro del gasolio rispetto a febbraio, con una media mensile rilevata dal Mase oltre 2,16 euro a settembre. Per un veicolo industriale che percorre 100mila chilometri all'anno, spiega, l'aggravio supera 8mila euro in otto mesi. Alle imprese insulari pesano inoltre gli oneri Ets e gli adeguamenti carburante che gli armatori trasferiscono sui noli marittimi.
Le sigle siciliane chiedono interventi anche sul contributo al trasporto combinato strada-mare, il Sea Modal Shift, per il quale Confindustria Catania ha allegato una relazione alla lettera inviata a Salvini il 29 settembre. Il documento segnala che la prima annualità, dovuta da luglio, non è stata liquidata e che le risorse stanziate coprono il 22% del fabbisogno dichiarato dalle imprese. Il contributo unitario scenderebbe così da 30 a poco più di 6 centesimi per veicolo-chilometro. Sul piano regionale, l’associazione prende atto dei 15 milioni di euro stanziati dal Governo Schifani per l'autotrasporto, ma chiede tempi certi per la notifica alla Commissione Europea e garanzie sull'effettivo utilizzo delle risorse.
In Calabria la mobilitazione di Fedralog è arrivata al fermo dopo due passaggi alla Cittadella regionale di Germaneto, a Catanzaro. Il 5 ottobre circa cento mezzi si sono radunati davanti alla sede della Regione e il 7 una delegazione ha incontrato l'assessore Antonio Montuoro. Girolamo Giovinazzo, consigliere regionale di Fedralog, ha riconosciuto come risultato l'apertura a una consulta come tavolo tecnico, giudicandola però insufficiente a risolvere in tempi brevi le difficoltà economiche delle imprese. La nota del 9 ottobre chiede alle aziende aderenti di non far circolare i mezzi dal 16 al 20 ottobre, salvo i servizi essenziali e le eccezioni previste dalla normativa, con una partecipazione "pacifica, ordinata e responsabile". Fedralog protesta contro l'aumento di carburante, personale, assicurazioni, manutenzione e rate dei mezzi, a fronte di tariffe che non coprono i costi, e sostiene che molte imprese abbiano esaurito la liquidità. L'associazione chiede un confronto tecnico permanente e condizioni di mercato che consentano di riallineare le tariffe ai costi operativi.
Mentre in Sicilia e Calabria si prepara il fermo, in Puglia sono già comparsi i primi blocchi stradali. A Brindisi gli autotrasportatori si sono radunati nel tardo pomeriggio dell'11 ottobre presso un distributore sulla Statale 16 e la mattina successiva hanno bloccato a intermittenza la tangenziale in direzione nord e lo svincolo per la zona industriale, alternando interruzioni e riaperture del traffico. La stampa locale segnala code verso la Statale 613 e disagi sul collegamento con Lecce. Il giorno precedente, tra Foggia e San Severo, comitati spontanei di agricoltori e autotrasportatori avevano attuato blocchi parziali sulla Statale 16, con traffico a singhiozzo.
In Basilicata il fronte caldo è la Statale 655 Bradanica dove, la mattina del 12 ottobre, i manifestanti hanno fermato soprattutto i camion all'altezza del distributore Ip di Leonessa, nel territorio di Melfi. Gli altri veicoli hanno subito rallentamenti, con disagi nei collegamenti verso Candela e Foggia. Il blocco segue la marcia di trattori, camion e automobili del 10 ottobre sulla stessa arteria e quella del 9 ottobre nel Metapontino. Il Coordinamento agricoltori Basilicata, presieduto da Pasquale Bruno, ha annunciato una mobilitazione a oltranza. Le sue richieste alla Regione comprendono un taglio strutturale delle accise e un accesso più semplice al gasolio agricolo agevolato. Chiede inoltre il reinvestimento sul territorio di una quota dei proventi petroliferi e un fondo di compensazione per le imprese agricole.
P.R.





































































