Prosegue la mobilitazione autonoma di alcuni autotrasportatori del Sud, cui si aggiunge quella dei lavoratori ex Ilva di Taranto, che da tre giorni stanno bloccando i varchi della raffineria Eni, con un’eccezione attivata all’alba del 14 ottobre 2026, quando i manifestanti hanno permesso il passaggio dalle autocisterne del gasolio per gli autobus di Kyma Mobilità, l'azienda del trasporto pubblico tarantino, che nei giorni precedenti aveva ridotto al 50% le corse ordinarie proprio per la carenza di carburante. Ma il blocco prosegue sulle Statali 7 Appia e 106 Jonica e agli accessi dell'impianto. Nelle stesse ore, nel Foggiano, gli autotrasportatori sono al quarto giorno di mobilitazione contro il caro gasolio, mentre in Calabria e Sicilia sono confermati i fermi dal 16 al 20 ottobre. Le due vertenze sono distinte, ma i loro effetti si sommano sulla distribuzione di carburanti e merci nel Mezzogiorno.
La raffineria di Taranto rifornisce Puglia, Basilicata e Calabria. Dall'impianto partono le autocisterne per la rete Enilive, per distributori di altre compagnie e operatori indipendenti, per i mezzi di emergenza e per gli aeroporti pugliesi. Il 12 ottobre, quando il corteo ha raggiunto i varchi, all'interno sono rimaste bloccate 37 autocisterne e il giorno successivo Eni ha comunicato che oltre 50 dei circa 300 punti vendita riforniti dalla raffineria avevano esaurito il carburante. Secondo l'azienda l'impianto è in marcia regolare e in sicurezza, ma il mancato arrivo di gas tecnici e prodotti chimici di consumo potrebbe imporre nei prossimi giorni una fermata programmata delle unità.
I disagi si sono estesi oltre la provincia jonica. A Bari diversi distributori Enilive sono rimasti senza carburante. In Calabria, a Catanzaro e provincia, le consegne alle stazioni Eni sono state cancellate per due giorni consecutivi e l'arrivo delle autobotti, atteso per il 14 ottobre, non era ancora confermato. Le associazioni dei gestori Faib e Fegica segnalano che le proteste si stanno allargando progressivamente alle basi di carico. Le due sigle hanno chiesto a prefetti, Regioni e Comuni di sollecitare il Governo a intervenire sui prezzi. Sul fronte aereo, per gli scali di Bari e Brindisi gli avvisi al settore indicano Jet A1 non disponibile, salvo forniture limitate per voli di emergenza, soccorso, ospedalieri e di Stato, con restrizioni fino al 16 ottobre. Aeroporti di Puglia assicura che i voli operano regolarmente. protesta dei lavoratori ex Ilva nasce dalla sospensione della produzione dell'area a caldo, da completare entro il 25 ottobre.
Il fronte dell'autotrasporto si è aperto nel Foggiano con un fermo autonomo di mezzi pesanti e agricoli, iniziato l'11 ottobre a tempo indeterminato. Dalle 23.30 di quella sera l'A14 è rimasta chiusa in entrambe le direzioni tra Termoli e Poggio Imperiale fino alle 13.15 del 12 ottobre con una corsia per senso di marcia. Blocchi e rallentamenti hanno interessato anche la Statale 16 tra San Severo e Foggia e la statale 89 Garganica, poi la protesta si è estesa alla provincia di Brindisi. Il 14 ottobre i presidi erano ancora attivi al casello di Poggio Imperiale, con camion in coda anche a Cerignola. Assalzoo, l'associazione dei produttori di mangimi, avverte che i blocchi stanno ostacolando le consegne agli allevamenti e chiede alle prefetture di garantire la circolazione dei mezzi.
In Calabria il fermo è proclamato da Fedralog dalle 00.01 di venerdì 16 ottobre alle 24.00 di martedì 20 ottobre. La proclamazione è arrivata dopo la manifestazione di circa cento automezzi davanti alla Cittadella regionale di Catanzaro e il confronto con l'assessore Antonio Montuoro. Fedralog indica tra le cause i costi di carburante, personale, assicurazioni, manutenzione e rate dei mezzi, insieme alla pressione sulle tariffe. L'obiettivo sospendere la circolazione dei veicoli industriali nella regione, salvo quelli per i servizi essenziali e le eccezioni previste dalla normativa. Nel Cosentino, tra il Pollino e la Piana di Sibari, agricoltori e autotrasportatori proseguono intanto una mobilitazione congiunta.
In Sicilia il Comitato Trasportatori Siciliani ha proclamato il fermo dalle 00.01 del 16 ottobre alla mezzanotte del 20. Per tutto il periodo i camion resteranno nei piazzali e i semirimorchi non saranno ritirati dai porti dell'isola. La protesta riguarda il prezzo del gasolio, l'aumento dei costi dei collegamenti marittimi e il ritardo nei pagamenti del Sea Modal Shift, l'incentivo al trasferimento delle merci dalla strada al mare. Confindustria Catania ha annunciato in modo indipendente una sospensione fino al 22 ottobre e si è detta disponibile a rivederla in presenza di risposte concrete.
P.R.



































































