Il 16 marzo 2026, durante la trasmissione "Terrazza incontra" dell’emittente ligure Primocanale, il vice-ministro ai Trasporti, Edoardo Rixi, ha pronunciato una frase destinata a riaprire uno dei fascicoli più controversi delle infrastrutture italiane. Ha affermato che bisogna rifare il progetto della Gronda di Genova con tracciato diverso e tempi minori. Con quella dichiarazione, il principale sostenitore dell'opera nel centrodestra ha di fatto archiviato l'impianto progettuale approvato nel 2018, quello mai tradotto in cantieri operativi, e ha rimesso tutto in discussione: tracciato, costi, tempistica e responsabilità politica.
La Gronda è il progetto autostradale concepito per decongestionare la A10 tra Voltri e Genova Ovest, un tratto considerato critico per il traffico pesante diretto al porto e per la mobilità quotidiana dei residenti. Il progetto definitivo venne approvato otto anni fa, ma i lavori non sono mai partiti, fatta eccezione per alcune opere propedeutiche. Per anni Rixi, in quota Lega, aveva indicato la Gronda come priorità nazionale: nel 2022 aveva fissato come obiettivo l'avvio dei lavori entro fine anno, per non perdere le autorizzazioni e la valutazione d'impatto ambientale già ottenute. Oggi quella posizione appare superata.
La nuova presa di posizione del vice-ministro si articola su tre elementi. Il primo riguarda il tracciato: Rixi sostiene che la versione approvata — quella emersa dal dibattito pubblico promosso dall'allora sindaca Marta Vincenzi — sia "la più impattante" tra le tre ipotesi originarie, e che in termini di demolizioni, gallerie e interferenze con la Valpolcevera non sia più accettabile. Al suo posto, suggerisce di rivalutare il cosiddetto "tracciato basso", scartato nel 2009, che correrebbe più a valle con meno gallerie e potrebbe integrarsi con il Ponte San Giorgio attraverso un secondo attraversamento o una bretella nella zona dell'ex gasometro.
Il secondo elemento è la cantierizzazione per fasi: anziché attendere la realizzazione dell'intera infrastruttura, Rixi propone di aprire prima alcuni tratti di Gronda a Levante e a Ponente, in modo da liberare subito una quota di flussi sulla A10 e consentire parallelamente gli interventi di riqualificazione del tratto Voltri–Genova Ovest, che considera critico per almeno i prossimi quindici anni.
Il terzo elemento è quello economico, e forse il più rilevante. I costi del progetto sono raddoppiati rispetto alle stime iniziali: dai circa 4,2 miliardi originari si è arrivati agli 8 miliardi richiesti da Autostrade per l'Italia. Già nel 2024 Rixi aveva definito la situazione finanziaria "inaccettabile", pur senza chiedere esplicitamente una revisione dell'opera. A marzo 2026 il tono è cambiato: il progetto è "troppo oneroso", dice il viceministro, e la riscrittura del piano economico-finanziario di Autostrade per l'Italia rappresenta la finestra giusta per ridefinire sia le condizioni finanziarie che il disegno dell'opera.
Sul piano del metodo, Rixi propone un tavolo tra Comune, Regione, associazioni di categoria e Governo per decidere se mantenere il progetto vigente o se chiedere ufficialmente al ministero dei Trasporti e al gestore una variante sostanziale. Ma allo stesso tempo scarica parte della responsabilità della scelta sul livello locale: un'eventuale revisione potrà avvenire, ripete più volte, "solo se lo chiede la città", in particolare la sindaca Silvia Salis, a capo di una giunta di centro-sinistra.
Questa impostazione gli consente di rispondere alle accuse di immobilismo — "è difficile fare opere pubbliche in una città che non vuole opere pubbliche", ha detto — ribaltando la pressione sugli amministratori locali e sulle categorie economiche genovesi. Può essere un brutto scherzo per la sindaca, ma al tempo stesso indebolisce la posizione del Governo come soggetto capace di imprimere una direzione chiara su un'infrastruttura attesa da decenni. La sindaca Salis ha replicato al centrodestra di "ammettere di avere sbagliato" e di concentrarsi su progetti concretamente realizzabili, mentre l'assessore Ferrante ha ricordato che eventuali varianti devono passare per valutazioni tecniche del ministero, non per annunci a mezzo stampa.
La riapertura del tracciato non semplifica le cose. Anche se un progetto "più snello" potesse ridurre i tempi di realizzazione, tornare in sede tecnica e autorizzativa significa riaprire una procedura che richiede anni, col rischio concreto di aggiungere ulteriori ritardi a un crono-programma già slittato di un decennio. Per Genova e per il sistema portuale ligure questo si traduce in un orizzonte di incertezza prolungata: una rete autostradale sotto stress, cantieri diffusi e nessuna alternativa strutturale in vista alla A10 esistente.







































































