La protesta degli autotrasportatori del Sud non si è interrotta il 15 ottobre 2026, alla vigilia dei fermi regionali proclamati in Calabria e Sicilia dal giorno successivo. L’epicentro è in Puglia, dove a Poggio Imperiale il presidio nei pressi del casello dell'A14 prosegue da domenica e a Candela quello allestito al casello autostradale provoca rallentamenti alla circolazione. Gli ingressi di Vieste sono presidiati in tre punti dagli agricoltori di Orgoglio Olivicolo. La Prefettura segue la situazione e garantisce un servizio che consente il rifornimento dei distributori. Le carenze di carburante hanno però un'altra origine: da lunedì 12 ottobre i lavoratori dell'ex Ilva bloccano gli accessi alla raffineria Eni di Taranto, con ripercussioni sulla distribuzione in Puglia, Basilicata e Calabria.
In Calabria, Fedralog ha confermato il fermo regionale da venerdì 16 a martedì 20 ottobre, che secondo l’associazione dell’autotrasporto dovrebbe coinvolgere circa 800 autotrasportatori nei ventidue presidi previsti. Lungo la Statale 18, a Santa Maria del Cedro e a Paola, i presidi comporteranno interruzioni parziali del traffico con riaperture a intervalli regolari, mentre a Tortora e Guardia Piemontese potrebbero avvenire altre iniziative. Un'altra sigla, il Comitato promotore del Movimento Popolare Nazionale, ha annunciato quattro presidi: al porto di Gioia Tauro, nell'area aeroportuale di Lamezia Terme, allo scalo di San Marco Argentano e ai depositi di Vibo Marina. Per venerdì potrebbero avvenire anche mobilitazioni di agricoltori a Rende, Montalto Uffugo e nelle aree ionica e tirrenica del Cosentino. La conferma del fermo calabrese arriva il giorno dopo l'approvazione, da parte della Giunta regionale, di un intervento da 15 milioni di euro: 10 milioni sono destinati alle imprese di trasporto merci su strada e 5 a quelle agricole, con contributi commisurati ai maggiori costi del carburante effettivamente sostenuti e documentati.
In Sicilia il Comitato Trasporto Siciliano (Cts) conferma cinque giorni di fermo, dalla mezzanotte del 16 ottobre alle 24.00 del 20. Le modalità escludono blocchi stradali e presidi: le imprese si asterranno dal lavoro lasciando i camion nei piazzali aziendali. Sull'isola il fronte non è però più compatto. Confindustria Catania ha annunciato che non aderirà al fermo, che aveva annunciato dal 16 al 22 ottobre, scegliendo la strada del confronto istituzionale. Gli autotrasportatori aderenti alla confederazione chiedono impegni e tempi certi per la liquidazione del Sea Modal Shift, la proroga delle agevolazioni e un tavolo permanente sull'insularità. A Ragusa si sta mobilitando il Libero Consorzio Comunale, che ha inviato al viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi, al presidente della Regione Renato Schifani e all'assessore regionale Alessandro Aricò la richiesta congiunta di un tavolo tecnico entro il 16 ottobre, dopo un confronto con il comitato spontaneo dei trasportatori dell'agroalimentare ragusano.
Sulle proteste del Sud è intervenuto anche il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, che le definisce spontanee, "non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria". Al Governo chiede di convocare "ad horas" le rappresentanze dell'autotrasporto: in mancanza di risposte, ha dichiarato all'Ansa, "dovremo ricorrere alla valutazione di un fermo nazionale e si bloccherà il Paese". Le richieste di Conftrasporto riguardano le risorse contro il caro carburante previste dall'accordo con il Governo del maggio scorso, che a suo dire non sono ancora arrivate alle imprese, il rispetto dell'impegno a nuovi stanziamenti in caso di ulteriori rincari e un intervento sul gasolio, aumentato di oltre 50 centesimi al litro dall'inizio della guerra nel calcolo di Russo.
Sulla stessa linea si colloca Unatras, che individua il punto di rottura nell'interruzione del confronto dopo l'incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi. Quel tavolo avrebbe dovuto proseguire con la verifica dei provvedimenti adottati e la discussione di nuove misure, ma da allora le richieste di incontro delle rappresentanze nazionali sono rimaste senza risposta. La Presidenza del coordinamento descrive la situazione pugliese come un contesto di insicurezza, con rischi per l'incolumità dei lavoratori, e ha annunciato l'avvio immediato di azioni di autotutela, con iniziative e manifestazioni sull'intero territorio nazionale. Se il Governo non fisserà un incontro con la massima urgenza, Unatras convocherà i propri organismi deliberanti per proclamare il fermo nazionale dei servizi, definito dalla Presidenza "un atto di estrema necessità" di cui attribuisce la responsabilità all'Esecutivo. Una data per l'eventuale fermo non è stata indicata.
Nella tarda serata del 15 ottobre, il ministero dei Trasporti ha annunciato la convocazione delle associazioni dell’autotrasporto per le 16.00 di martedì 27 ottobre.
P.R.



































































