Le imprese di autotrasporto stanno ricevendo proposte di adesione a procedimenti risarcitori legati al cosiddetto "cartello carburanti", la vicenda che ha portato l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato a sanzionare sei compagnie petrolifere per oltre 936 milioni di euro. La Federazione Italiana Autotrasportatori Professionisti però invita le imprese associate a non aderire in questa fase, giudicando prematuro impegnarsi prima che il quadro giuridico sia definitivamente consolidato.
La posizione della Federazione si fonda su due elementi. Il primo è di natura procedurale: il provvedimento dell’Agcm, pur confermato nella sua impostazione dal Tar Lazio, non è ancora definitivo, e le compagnie sanzionate possono ancora ricorrere al Consiglio di Stato. Il secondo è di natura economica: i fondi specializzati e gli studi legali che stanno contattando le imprese applicano commissioni che, secondo Fiap, possono incidere in misura sostanziale sull'eventuale somma risarcita.
"Le imprese di autotrasporto stanno ricevendo proposte aggressive su una vicenda che non è ancora giuridicamente definita", spiega Alessandro Peron, Segretario Generale Fiap. "Il ruolo di Fiap non è cavalcare l'onda delle iniziative di mercato, ma garantire alle associate le informazioni necessarie per decidere nel momento giusto e alle condizioni migliori. Per questo abbiamo scelto di aspettare, osservare e ora agire con metodo”. In coerenza con questa posizione, la Fiap avvia una rilevazione gratuita sul suo sito, aperta a tutte le imprese del settore, per censire l'esposizione economica dell'autotrasporto italiano nel periodo dell’indagine, il triennio 2020-2023. I dati raccolti permetteranno a Fiap di valutare, quando il contenzioso avrà raggiunto una fase più matura, le azioni più appropriate nell'interesse delle imprese.
Per comprendere la posta in gioco è utile ripercorrere i passaggi principali del procedimento. Il 24 gennaio 2023 l'Agcm apre un'indagine conoscitiva sui prezzi dei carburanti per autotrazione in Italia, concentrandosi sulle dinamiche concorrenziali lungo la filiera. L'indagine si chiude il 13 giugno 2023 e fornisce il quadro che porta a ipotizzare un coordinamento sulla componente bio del prezzo. Nel luglio dello stesso anno l'Autorità avvia una vera e propria istruttoria nei confronti di Eni, Esso Italiana, Saras, Kuwait Petroleum Italia (Q8), Tamoil Italia (che detiene anche Repsol Italia), Italiana Petroli (Ip) e Iplom. L'ipotesi contestata riguarda un'intesa sul valore della componente bio, quella quota di prezzo derivante dagli obblighi normativi di miscelazione di biocarburanti nei carburanti per autotrazione.
L’oggetto dell'indagine non è quindi il prezzo alla pompa nella sua interezza, ma solo il valore della componente bio inserita nel prezzo finale di benzina e gasolio. Secondo la ricostruzione dell'Agcm, tra il 1° gennaio 2020 e il 30 giugno 2023 le società si sarebbero coordinate per far crescere in modo allineato il valore di questa componente, che sarebbe passata da circa 20 euro per metro cubo nel 2019 a intorno ai 60 euro per metro cubo nel 2023. Il meccanismo contestato avrebbe sfruttato la pubblicazione e lo scambio di informazioni sui prezzi attraverso canali informativi specializzati del settore.
Il 26 settembre 2025 l'Agcm conclude l'istruttoria accertando l'esistenza dell'intesa restrittiva. Le compagnie sanzionate sono sei: Eni, Esso Italiana, Ip, Q8, Saras e Tamoil, per un totale che supera i 936 milioni di euro. La sanzione più elevata è quella a carico di Eni, superiore ai 336 milioni di euro. Per Iplom e Repsol l'Autorità non accerta responsabilità. Il Tar Lazio ha successivamente confermato l'impianto del provvedimento, ma le imprese sanzionate possono ricorrere al Consiglio di Stato, aprendo contenzioso che potrebbe richiedere anni.
Pietro Rossoni






































































