All’alba del 12 gennaio 2026 i carabinieri hanno eseguito otto nuove misure cautelari nell’ambito dell’operazione Termine, inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Cagliari che ha smantellato un articolato sistema di narcotraffico fondato sull’uso sistematico dell’autotrasporto. I provvedimenti, eseguiti tra Sardegna e Toscana, rappresentano l’ultimo sviluppo di un’indagine partita nel gennaio 2022 e già sfociata, nell’ottobre 2025, in 62 arresti.
Il fulcro dell’inchiesta è una struttura criminale che aveva trasformato i veicoli industriali in strumenti operativi del traffico di cocaina ed eroina. Autotrasportatori professionisti, formalmente impegnati in viaggi di merce lecita tra il continente e l’isola, garantivano il trasferimento della droga e il rientro del denaro contante, sfruttando la continuità dei collegamenti stradali e marittimi e la copertura offerta dall’attività regolare.
Secondo gli investigatori, il gruppo legato al mondo dei camionisti operava come una vera organizzazione di trasporto parallela. C’erano figure con compiti direttivi, incaricate di pianificare i viaggi e gestire i pagamenti, intermediari che curavano i contatti con i fornitori sul continente e autisti che materialmente percorrevano le tratte. Ogni ruolo era definito, con una disciplina interna che ricalcava quella di un’azienda di autotrasporto strutturata.
I camion erano modificati con doppifondi ricavati nei rimorchi o nei telai, azionati da sistemi meccanici e idraulici difficili da individuare durante i controlli ordinari. In questi spazi venivano nascosti carichi di stupefacente diretti in Sardegna oppure somme di denaro destinate ai fornitori. I viaggi avvenivano lungo le principali direttrici stradali della Penisola e tramite i collegamenti marittimi verso l’isola, sfruttando la ripetitività delle tratte e la normalità apparente del traffico merci.
Le comunicazioni tra gli appartenenti alla rete avvenivano con telefoni dedicati e schede intestate a prestanome stranieri. Anche il linguaggio era studiato per confondere: termini generici e riferimenti all’attività lavorativa mascheravano accordi su quantità, prezzi e consegne. In questo modo l’autotrasporto non era solo un mezzo, ma la chiave stessa del sistema, capace di garantire continuità e affidabilità al traffico.
La droga veniva trovata sul continente attraverso canali riconducibili a gruppi albanesi attivi soprattutto in Toscana e in alcune aree del Veneto. Qui gli autotrasportatori si recavano per ritirare gli stupefacenti, pagando in contanti. Al rientro in Sardegna, la sostanza era distribuita a una rete di spacciatori locali, mentre il denaro delle vendite era nuovamente caricato sui camion per essere riportato oltre mare, chiudendo il ciclo.
Nel corso delle indagini, protrattesi fino al marzo 2024, i carabinieri hanno documentato numerosi viaggi e ricostruito un flusso costante di carichi. Complessivamente sono stati sequestrati 127 chilogrammi di cocaina, 7 chilogrammi di eroina, 53 chilogrammi di hashish e un chilogrammo di marijuana, oltre a 380mila euro in contanti e 47 armi. Numeri che, secondo la Procura, restituiscono la dimensione di un traffico stabile e non episodico.
L’operazione ha messo in luce una fragilità strutturale dell’autotrasporto, già emersa in altre inchieste: la possibilità che attività lecite, caratterizzate da margini ridotti, lunghi tempi di attesa e forte pressione competitiva, diventino terreno di interesse per le organizzazioni criminali. La disponibilità di mezzi pesanti, l’accesso abituale a porti e grandi infrastrutture e la minore intensità dei controlli rispetto al traffico passeggeri rendono i camion un vettore particolarmente appetibile.
Le nuove misure cautelari del gennaio 2026 chiudono una fase dell’indagine, ma gli accertamenti proseguono sul fronte dei collegamenti internazionali e dei flussi finanziari. L’inchiesta Termine s’inserisce in un quadro più ampio di attenzione investigativa sui traffici che utilizzano la logistica tradizionale come copertura, confermando come il confine tra economia legale e criminale possa diventare sottile proprio lungo le principali rotte delle merci.


































































