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Dimagrisce l’autotrasporto italiano

La Fita-Cna rivela un saldo negativo di aziende pari a 12mila unità nei primi tre mesi dell'anno. Piange anche la Gran Bretagna, che vuole introdurre pedaggi.
La Fita ha fatto i conti sull'andamento delle imprese di autotrasporto italiane nel primo trimestre del 2007 ed emerge un saldo fortemente negativo: a fronte di 6539 aperture si registrano 18.616 chiusure, con un passivo di quasi 12mila unità. Secondo l'associazione, gran parte delle chiusure è stata "traumatica", a causa della "impossibilità di operare economicamente il loro servizio". Secondo Franco Coppelli, presidente di Fita: "Siamo di fronte ad un crack che non ha precedenti nella storia, pur travagliata, dell'autotrasporto italiano. Si tratta di una vera e propria emergenza nazionale, con rischi estesi a tutto il comparto produttivo del Paese, che, piaccia o non piaccia, è oggi direttamente dipendente dal trasporto su gomma".

La ricerca della Fita rivela anche del ben un quarto delle imprese d'autotrasporto attive è fortemente indebitato ed è esposto al rischio di chiusura già nell'attuale esercizio. "Ma questa crisi non è percepita: il Governo non sta ottemperando agli impegni assunti con il Protocollo sottoscritto il 7 febbraio scorso e tale ritardo produce ulteriore destrutturazione delle imprese di autotrasporto italiane. Di fronte a queste ormai evidenti inadempienze e all'inaffidabilità politica ci troviamo costretti, in attesa di una nuova convocazione a palazzo Chigi, a riprendere tutte le iniziative a tutela della categoria", conclude Coppelli.

Anche in Gran Bretagna gli autotrasportatori hanno motivi di preoccupazione. Secondo il Dipartimento dei Trasporti britannico, i vettori stanno perdendo quote nel trasporto internazionale a favore della concorrenza che proviene dall'Europa Orientale. L'attività dei camion provenienti da oriente è cresciuta in Gran Bretagna del 27% nel 2006, contro un aumento del solo 3% del mercato del trasporto internazionale. Se consideriamo solo i vettori provenienti dai nuovi Paesi della UE, essi hanno conquistato l'11% del trasporto internazionale britannico, contro il 5% del 2005.

Per sostenere il trasporto nazionale, il Governo britannico sta valutando di far pagare un pedaggio sulle autostrade, attraverso un sistema a vignette. Inoltre, gli autotrasportatori stranieri dovrebbero registrare la loro presenza nel territorio britannico, col fine ufficiale di facilitare i controlli del traffico. Le vignette varrebbero per tutti, ma i vettori britannici potrebbero ottenere uno sconto legato al pagamento di un pedaggio annuale. L'importo sarebbe forfetario e, quindi, non legato a percorrenze chilometriche.

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