Le flotte e i depositi con cui industria e commercio muovono in proprio le merci non compaiono nel settore dei trasporti, perché la contabilità nazionale li registra dentro le attività che li utilizzano, e lo stesso accade per carburanti, manutenzione dei mezzi, noleggio e infrastrutture. Lo studio "Rilevanza dei trasporti e della logistica in Italia", realizzato da Federtrasporto con il Centro Studi Confindustria ricompone questi tasselli e stima che la filiera dei trasporti e della logistica attivi 341 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 19% del Pil nazionale.
Il confronto con il perimetro ufficiale fornisce la misura dello scarto. Le divisioni Ateco da 49 a 53, che formano la sezione H e raccolgono i servizi di trasporto, magazzinaggio e corriere venduti a terzi, producono 86 miliardi, il 4,8% del Pil, secondo i conti economici nazionali dell’Istat. Aggiungendo le attività che appartengono al settore ma che la statistica colloca altrove, per la sola quota riconducibile a trasporto e logistica si sale a 184 miliardi, ossia il 10,3% del Pil: le componenti aggiunte valgono da sole 98 miliardi, più dell'intera sezione H. Il terzo livello somma a questo valore diretto gli effetti indiretti lungo la catena dei fornitori e quelli indotti dalla spesa dei redditi generati, per altri 157 miliardi. Gli autori, Tullio Buccellato, Flavia Di Castro e Andrea Recine, collocano la stima in una banda tra il 17,7% e il 20,1% del Pil con un livello di confidenza del 90%, ricavata da 50mila scenari di simulazione Monte Carlo.
Per arrivare al dato complessivo, lo studio applica alle tavole input-output simmetriche dell'Istat a 63 branche, integrate con la logistica in conto proprio, il metodo dell'estrazione ipotetica: il sistema dei trasporti è rimosso dalla matrice dei coefficienti tecnici e si ricalcola il valore aggiunto che l'economia riuscirebbe ancora a produrre. La differenza tra i due stati misura quanto il resto del sistema produttivo dipende dalla mobilità di merci e persone.
La quota maggiore viene dalla logistica. Sommando conto terzi e conto proprio, nel sistema industriale vale 108 miliardi, il 6% del Pil e il 59% del totale, mentre il trasporto di merci e passeggeri si ferma a 46 miliardi (2,6% del Pil) e carburanti e manutenzione dei mezzi da un lato, infrastrutture e servizi ancillari dall'altro, contano 15 miliardi ciascuno. Sull'impatto la proporzione non cambia: 202 dei 341 miliardi attivati, ancora il 59%, fanno capo a magazzinaggio, movimentazione merci, gestione delle flotte, pianificazione logistica e servizi di supporto ai trasporti terrestri, marittimi e aerei. Al trasporto ne vanno 84, a carburanti e manutenzione 30, a infrastrutture e servizi ancillari 25. Per Federtrasporto è la prova che la logistica non può essere collocata alla fine del processo produttivo e va riconosciuta come leva di politica industriale.
Lo stesso schema si ritrova sul lavoro. La filiera attiva 4,67 milioni di unità di lavoro equivalenti a tempo pieno tra effetti diretti, indiretti e indotti, il 19,5% dell'occupazione nazionale: quasi un posto a tempo pieno su cinque. La logistica ne assorbe 2,81 milioni, il 60%; il trasporto di merci e passeggeri 1,16 milioni, mentre infrastrutture e servizi ancillari contano 416mila unità e carburanti e manutenzione 288mila.
All’interno perimetro ufficiale, la scomposizione per attività conferma il ruolo delle merci. Degli 86 miliardi della sezione H, il 38% viene da magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti, il 33% dal trasporto merci, il 21% da quello passeggeri e l'8% dai servizi postali. Le merci prevalgono nel trasporto terrestre, dove generano il 64% del valore aggiunto, e in quello marittimo con il 54%; nell'aereo scendono al 12%. Nella divisione 52 i magazzini in senso stretto pesano poco: magazzinaggio e custodia valgono il 5% del comparto e la movimentazione merci il 13%, mentre i servizi connessi ai trasporti terrestri (25%), aerei (18%) e marittimi (6%) arrivano insieme al 49% e le altre attività di supporto al 33%.
La serie storica restituisce anche una ripresa più lenta di quella del resto dell'economia. Nel 2020 il valore aggiunto reale della sezione H ha segnato un calo del 17,8%, una caduta più profonda di quella degli altri settori; la crescita è poi ripartita a ritmo più graduale e nel 2025, con base 2019 uguale a 100, il settore resta circa cinque punti sotto il resto del sistema produttivo.
I legami con il resto dell'economia emergono dalla matrice degli scambi. L'industria acquista il 34% dei servizi di trasporto e logistica, che paga in entrata per gli approvvigionamenti e in uscita per distribuzione ed esportazioni; il commercio all'ingrosso e al dettaglio ne assorbe il 21%, mentre il 32% resta all'interno della filiera, tra corrieri che comprano trazione, spedizionieri che acquistano capacità marittima e aerea e operatori che usano magazzini e interporti. Per quanto riguarda i costi, il 39% degli acquisti del settore è rivolto ad altre imprese della filiera e il 26% all'industria per carburanti, ricambi, pneumatici e manutenzione dei mezzi. Un altro 16% va a immobili, noleggi e servizi alle imprese, voce che comprende gli affitti di magazzini e piazzali, la locazione dei mezzi e il lavoro temporaneo.
Paolo Colombo, presidente di Federtrasporto, legge i numeri come la richiesta di un cambio di prospettiva: la mobilità delle persone e delle merci "non possono più essere considerate attività ancillari o un semplice costo da comprimere, ma una leva della politica industriale e della competitività del Paese". Per la manifattura, la conseguenza che Colombo indica è il passaggio dal franco fabbrica al franco destino: "Rinunciare a gestire la catena logistica significa rinunciare a valore aggiunto, competenze e controllo sulla relazione con il cliente". La federazione, che in Confindustria riunisce operatori e gestori di infrastrutture del trasporto su gomma, ferro e aereo, chiede che trasporti, logistica e infrastrutture entrino stabilmente nella programmazione industriale del Paese, con regole stabili e prevedibili, un piano pluriennale di investimenti infrastrutturali e una regia integrata, considerati condizioni per la continuità delle catene di approvvigionamento e per le esportazioni.
Antonio Illariuzzi





































































