Nello Stretto di Hormuz prosegue sia la guerra contro le navi cargo, sia quella della propaganda su entrambi i fronti, statunitense e iraniano. Il 17 ottobre 2026, la Marina dei Guardiani della rivoluzione islamica ha annunciato che due petroliere hanno preso fuoco dopo aver urtato mine navali a sud dello Stretto di Hormuz, mentre tentavano il transito su una rotta non autorizzata da Teheran e il 19 ottobre hanno emesso un nuovo comunicato su una terza petroliera colpita nella stessa area. Il Comando centrale statunitense (Centcom) ha però respinto la prima versione con un messaggio su X: "Come la maggior parte delle affermazioni dei Pasdaran, è falsa". Nessuna delle navi è stata finora identificata. La nota sul 17 ottobre è stata diffusa dall'agenzia statale Irna e secondo i Pasdaran, le navi avevano disattivato i sistemi di posizionamento e i radar e la seconda è rimasta immobilizzata dopo l'impatto. Ciascuna avrebbe trasportato circa due milioni di barili di greggio lo stesso comunicato attribuisce l'ingresso nel campo minato a un inganno dell'intelligence statunitense. In una dichiarazione separata, la Marina dei Pasdaran afferma di aver fermato quattro navi che tentavano di attraversare lo Stretto. Ma non ci sono conferme indipendenti su queste notizie e nessuno ha comunicato i nomi delle navi.
Le versioni di Teheran e Washington si erano già scontrate a settembre, quando il Centcom identificò la petroliera El Gaia, bandiera panamense, come una nave che i Pasdaran sostenevano colpita da una mina. Secondo il Comando statunitense, la nave era stata invece danneggiata da un missile iraniano il mese precedente e da un drone iraniano nel fine settimana. Gli annunci di petroliere colpite da mine si susseguono dall'inizio di ottobre. Il 10 ottobre i Pasdaran hanno segnalato una superpetroliera in fiamme e, il giorno dopo, una petroliera navetta con 750mila barili di greggio. Nella stessa occasione hanno avvertito che tutte le navi con i sistemi di navigazione e identificazione spenti sarebbero state considerate ostili.
Le dichiarazioni divergono anche sulla situazione della navigazione nello Stretto. Mentre l'Iran lo considera chiuso alle navi prive della propria autorizzazione e minaccia misure severe contro chi naviga con i sistemi di identificazione disattivati, il 16 ottobre l'ammiraglio statunitense Brad Cooper ha dichiarato che circa 400 mercantili avevano attraversato lo Stretto nei sette giorni precedenti. Il rapporto settimanale dell'agenzia britannica Ukmto, pubblicato il 16 ottobre, conta dodici attacchi nella settimana precedente: dieci nello Stretto, uno nel Golfo Persico e uno nel Golfo di Oman. Lo stesso giorno, in base ad avvisi Ukmto, una petroliera è stata colpita con un lanciarazzi da una piccola imbarcazione a 78 miglia nautiche a nord-est di Al Jubayl, senza conseguenze per l'equipaggio. In precedenza un'altra petroliera, raggiunta da un proiettile di origine sconosciuta a 68 miglia dalla stessa località, era stata evacuata.
Teheran presenta l'intensificazione delle operazioni come risposta al blocco navale statunitense dei propri porti e alle sanzioni. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha rilanciato il 17 ottobre a Baghdad, alla riunione dei ministri degli Esteri dell'Organizzazione della cooperazione islamica, una proposta trasmessa a Washington attraverso il Qatar: il ripristino della navigazione nello Stretto entro sette giorni. Le condizioni riportate sono la rimozione del blocco statunitense sui porti iraniani e l'allentamento delle restrizioni sulle esportazioni petrolifere di Teheran.
Antonio Illariuzzi








































































