Dopo diversi appelli per un confronto al ministero dei Trasporti senza alcuna risposta, le associazioni Fedralog e Comitato Trasporto Siciliano hanno iniziato alla mezzanotte tra il 15 e il 16 ottobre 2026 il fermo regionale dell’autotrasporto rispettivamente in Calabria e Sicilia, che si aggiunge alle diverse proteste spontanee sorte in Puglia e Basilicata e al blocco della raffineria Eni di Taranto. Le azioni dei giorni scorsi, attuate da comitati autonomi di autotrasportatori e agricoltori, hanno già creato gravi problemi alla circolazione, soprattutto lungo le arterie adriatiche, al rifornimento della grande distribuzione organizzata e dei distributori di carburante. Oggi si vedrà se i fermi calabresi e siciliani avranno un seguito e quali problemi causeranno.
In Sicilia, il Comitato ha più volte dichiarato che non attuerà presidi o manifestazioni sulle strade, limitandosi a fermare i camion. Quindi nella mattina di oggi non ci sono notizie relative a problemi di circolazione e le conseguenze del fermo potranno vedersi nelle prossime ore. Un termometro sono i porti, perché i promotori della protesta hanno dichiarato che non muoveranno i semirimorchi da e per i porti. Il fermo è stato però depotenziato dalla decisione di Confindustria Catania, che rappresenta diverse grandi imprese di autotrasporto della provincia, di sospendere il proprio fermo, in precedenza annunciato dal 16 a 22 ottobre. Una decisione che porta sulle strade decine di camion.
Intorno alle cinque della mattina il coordinatore del Cts, Salvatore Bella, ricorda che il fermo “cade infatti nel momento di massima raccolta dell'uva Italia, prodotto d'eccellenza che, se non trasportato entro una settimana, rischia di marcire sugli alberi, azzerando i ricavi dei produttori agricoli. Parallelamente, lo stop rischia di svuotare gli scaffali della grande distribuzione organizzata, con pesanti ripercussioni sugli approvvigionamenti per tutta la popolazione siciliana”. Bella ritiene “inspiegabile” l’atteggiamento del ministro dei Trasporti “che sceglie di convocare solo le associazioni aderenti a Unatras il 27 Ottobre – le quali non hanno proclamato alcun fermo – snobbando deliberatamente chi da un mese si trova in stato di agitazione e ha già inviato due formali richieste di incontro”.
Sull'aumento del prezzo del gasolio Bella contesta anche le dichiarazioni del presidente di Unatras, Paolo Uggè, sul ribaltamento dei costi sulla committenza, una lettura che secondo il coordinatore del Cts è “distante dalla realtà drammatica che viviamo nei territori”, perché “le nostre aziende sono in serie difficoltà a causa dei rincari insostenibili del gasolio, arrivato a 2,30 euro al litro, e dei biglietti delle navi, aumentati di ben 700 euro. Ad aprile il Governo ci aveva promesso aiuti a fondo perduto, ma ad oggi non abbiamo visto un solo centesimo”. Al ministro Salvini, Bella dice che “noi saremo pazienti e aspetteremo anche un mese, se necessario. I nostri camion rimarranno fermi nei piazzali. Nelle condizioni attuali, con i costi di carburante e traghetti alle stelle, non mettere in moto i mezzi rappresenta paradossalmente un risparmio rispetto al viaggiare in perdita. Il Governo e il Ministro Salvini non possono sottovalutare questa crisi: serve una convocazione immediata delle imprese che stanno protestando”.
In Calabria, Fedralog ha annunciato la costituzione di diciassette presidi in altrettanti nodi delle cinque provincie della regione, cui dovrebbero partecipare ottocento autotrasportatori. L’elenco comprende Vibo Marina, lo svincolo autostradale di Sant’Onofrio, Vazzano, il porto di Gioia Tauro, Grotetria Mare, l’aeroporto di Lamezia Terme, Marcellinara, Vena di Maida, Falerna, Caraffa, Caraffa San Floro, Passovecchio, Sibari, Frascineto, Villapiana, la Statale 18 tra Santa Maria del Cedro e Tortora, Montaldo Uffugo, Cosenza Nord, Rende, San Lucido e Guardia Piemontese.




































































