L’annuncio della tregua tra Stati Uniti e Iran dell’inizio di aprile 2026 apre una fase di possibile alleggerimento per il trasporto aereo merci, dopo settimane di forti tensioni sui corridoi che attraversano il Medio Oriente. Secondo l’analisi di Xeneta, la riduzione delle restrizioni nello spazio aereo del Golfo potrebbe riportare progressivamente capacità sui voli cargo, ma il ritorno ai livelli pre-conflitto richiederà tra uno e due mesi. Le limitazioni operative imposte durante il conflitto hanno infatti costretto numerose compagnie a sospendere voli e ridurre frequenze, comprimendo l’offerta disponibile.
Il risultato immediato è stato un aumento marcato dei noli sulle principali direttrici euro-asiatiche. Nella settimana terminata il 5 aprile, le tariffe spot dal Sud Asia verso l’Europa sono cresciute del 105%, mentre si registrano incrementi dell’87% dall’Europa al Medio Oriente e dell’84% dal Sud Asia al Medio Oriente. Anche le rotte verso il Nord America mostrano tensioni, con un +82% dal Sud Asia, mentre il Sud-est asiatico verso l’Europa segna un +72%. Si tratta di variazioni concentrate in un arco temporale ristretto, tra fine febbraio e inizio aprile, che evidenziano una rapida contrazione della capacità disponibile.
Secondo Niall van de Wouw, responsabile cargo aereo di Xeneta, la dinamica è riconducibile principalmente a uno squilibrio tra domanda e offerta: "Si tratta fin dall’inizio di un problema di capacità", spiega, sottolineando che la riapertura progressiva dello spazio aereo del Medio Oriente potrà ridurre la pressione sui noli solo con il ripristino effettivo dei voli. L’aumento dell’offerta, infatti, eserciterà una spinta al ribasso sui prezzi, ma con tempistiche non immediate.
L’analisi dei flussi conferma come il baricentro della crisi si concentri sull’asse tra Medio Oriente, Sud Asia ed Europa. Le rotte prossime all’area di conflitto o funzionali ai transiti intercontinentali hanno registrato gli aumenti più marcati, segnalando una saturazione della capacità disponibile. A incidere è anche il trasferimento di volumi dal trasporto marittimo a quello aereo, dovuto ai problemi lungo le rotte oceaniche, con un effetto diretto sulla domanda di capacità cargo.
Il Sud Asia emerge come uno dei principali punti di congestione della rete logistica globale. L’allungamento delle rotte per evitare aree a rischio e la riduzione delle rotazioni degli aeromobili hanno contribuito a comprimere ulteriormente l’offerta. L’effetto si estende anche al Sud-est asiatico, dove i noli verso il Medio Oriente crescono del 72% e verso l’Europa mostrano aumenti rilevanti, mentre si osservano tensioni anche sulle rotte transpacifiche.
In questo contesto si inserisce un’anomalia rilevante: il corridoio Europa–Nord America registra una flessione del 16%. Il dato suggerisce una riallocazione della capacità da parte dei vettori verso le rotte più redditizie dell’area asiatica e medio-orientale, con un conseguente eccesso di offerta sull’Atlantico. A questo si aggiunge una domanda relativamente più debole per le esportazioni europee verso gli Stati Uniti rispetto ai flussi emergenziali provenienti dall’Asia.
La tregua introduce elementi di potenziale stabilizzazione, ma restano fattori di incertezza. Xeneta evidenzia che il ripristino delle operazioni non dipende solo dalla riapertura dello spazio aereo, ma anche da variabili operative e commerciali. Le compagnie devono ricostruire le reti, ristabilire la fiducia dei clienti e affrontare eventuali limitazioni assicurative ancora in vigore per i transiti nell’area del Golfo. Un ulteriore elemento riguarda la domanda passeggeri, che incide direttamente sulla capacità cargo disponibile, soprattutto per i vettori del Golfo come Emirates e Qatar Airways. La riduzione della fiducia turistica verso la regione potrebbe mantenere bassi i coefficienti di riempimento dei voli passeggeri, limitando la disponibilità di stiva e rallentando il recupero complessivo del mercato cargo.
Il calo del prezzo del carburante per jet potrebbe contribuire a una graduale riduzione dei noli, ma secondo Xeneta il ribasso sarà più lento rispetto alla fase di crescita. I vettori, infatti, potrebbero mantenere tariffe elevate in un contesto geopolitico ancora incerto e caratterizzato da una tregua temporanea. Inoltre, la riattivazione dello stretto di Hormuz da parte dell’Iran poche ore dopo l’annuncio dell’accordo evidenzia la fragilità del quadro operativo.
Per gli operatori logistici e i caricatori, il contesto resta quindi caratterizzato da elevata volatilità. Le decisioni d’instradamento difficilmente verranno modificate nel breve periodo sulla base di una tregua di durata limitata, e la pianificazione continuerà a privilegiare soluzioni prudenziali. La logistica aerea si configura così come un sistema a due velocità, con forti tensioni a est di Suez e una relativa stabilità sul fronte transatlantico.
A.M.B.







































































