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Podcast K44

Cronaca

  • Sequestrati in Sicilia due autocarri con targhe non proprie

    Sequestrati in Sicilia due autocarri con targhe non proprie

    La Sezione Polizia Stradale di Caltanissetta ha sequestrato due autocarri intestati a una ditta autotrasporto che erano privi di copertura assicurativa e con targhe riferite ad altri veicoli. Il secondo camion era stato inviato dall'impresa per trasbordare il carico del primo. Sanzioni per circa 8mila euro.

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    Sciopero internazionale dei portuali contro le armi

    Il 30 ottobre 2026 alcuni sindacati hanno programmato una giornata internazionale di mobilitazione nei porti contro il transito di armamenti e la militarizzazione degli scali. Usb ha proclamato anche uno sciopero generale di tutte le categorie.

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    Undici associazioni firmano l’agenda dell’autotrasporto

    Agli Stati Generali di Roma le associazioni rappresentate nel Comitato Centrale per l'Albo degli autotrasportatori hanno firmato un documento unitario che chiede controlli di regolarità estesi al fisco, lettera di vettura elettronica obbligatoria anche nei trasporti nazionali, più flessibilità sui tempi di guida e una Cqc più semplice.

    Trasporti e logistica valgono in Italia 341 miliardi

    Foto: Linde

    Le flotte e i depositi con cui industria e commercio muovono in proprio le merci non compaiono nel settore dei trasporti, perché la contabilità nazionale li registra dentro le attività che li utilizzano, e lo stesso accade per carburanti, manutenzione dei mezzi, noleggio e infrastrutture. Lo studio "Rilevanza dei trasporti e della logistica in Italia", realizzato da Federtrasporto con il Centro Studi Confindustria ricompone questi tasselli e stima che la filiera dei trasporti e della logistica attivi 341 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 19% del Pil nazionale.

    Il confronto con il perimetro ufficiale fornisce la misura dello scarto. Le divisioni Ateco da 49 a 53, che formano la sezione H e raccolgono i servizi di trasporto, magazzinaggio e corriere venduti a terzi, producono 86 miliardi, il 4,8% del Pil, secondo i conti economici nazionali dell’Istat. Aggiungendo le attività che appartengono al settore ma che la statistica colloca altrove, per la sola quota riconducibile a trasporto e logistica si sale a 184 miliardi, ossia il 10,3% del Pil: le componenti aggiunte valgono da sole 98 miliardi, più dell'intera sezione H. Il terzo livello somma a questo valore diretto gli effetti indiretti lungo la catena dei fornitori e quelli indotti dalla spesa dei redditi generati, per altri 157 miliardi. Gli autori, Tullio Buccellato, Flavia Di Castro e Andrea Recine, collocano la stima in una banda tra il 17,7% e il 20,1% del Pil con un livello di confidenza del 90%, ricavata da 50mila scenari di simulazione Monte Carlo.

    Per arrivare al dato complessivo, lo studio applica alle tavole input-output simmetriche dell'Istat a 63 branche, integrate con la logistica in conto proprio, il metodo dell'estrazione ipotetica: il sistema dei trasporti è rimosso dalla matrice dei coefficienti tecnici e si ricalcola il valore aggiunto che l'economia riuscirebbe ancora a produrre. La differenza tra i due stati misura quanto il resto del sistema produttivo dipende dalla mobilità di merci e persone.

    La quota maggiore viene dalla logistica. Sommando conto terzi e conto proprio, nel sistema industriale vale 108 miliardi, il 6% del Pil e il 59% del totale, mentre il trasporto di merci e passeggeri si ferma a 46 miliardi (2,6% del Pil) e carburanti e manutenzione dei mezzi da un lato, infrastrutture e servizi ancillari dall'altro, contano 15 miliardi ciascuno. Sull'impatto la proporzione non cambia: 202 dei 341 miliardi attivati, ancora il 59%, fanno capo a magazzinaggio, movimentazione merci, gestione delle flotte, pianificazione logistica e servizi di supporto ai trasporti terrestri, marittimi e aerei. Al trasporto ne vanno 84, a carburanti e manutenzione 30, a infrastrutture e servizi ancillari 25. Per Federtrasporto è la prova che la logistica non può essere collocata alla fine del processo produttivo e va riconosciuta come leva di politica industriale.

    Lo stesso schema si ritrova sul lavoro. La filiera attiva 4,67 milioni di unità di lavoro equivalenti a tempo pieno tra effetti diretti, indiretti e indotti, il 19,5% dell'occupazione nazionale: quasi un posto a tempo pieno su cinque. La logistica ne assorbe 2,81 milioni, il 60%; il trasporto di merci e passeggeri 1,16 milioni, mentre infrastrutture e servizi ancillari contano 416mila unità e carburanti e manutenzione 288mila.

    All’interno perimetro ufficiale, la scomposizione per attività conferma il ruolo delle merci. Degli 86 miliardi della sezione H, il 38% viene da magazzinaggio e attività di supporto ai trasporti, il 33% dal trasporto merci, il 21% da quello passeggeri e l'8% dai servizi postali. Le merci prevalgono nel trasporto terrestre, dove generano il 64% del valore aggiunto, e in quello marittimo con il 54%; nell'aereo scendono al 12%. Nella divisione 52 i magazzini in senso stretto pesano poco: magazzinaggio e custodia valgono il 5% del comparto e la movimentazione merci il 13%, mentre i servizi connessi ai trasporti terrestri (25%), aerei (18%) e marittimi (6%) arrivano insieme al 49% e le altre attività di supporto al 33%.

    La serie storica restituisce anche una ripresa più lenta di quella del resto dell'economia. Nel 2020 il valore aggiunto reale della sezione H ha segnato un calo del 17,8%, una caduta più profonda di quella degli altri settori; la crescita è poi ripartita a ritmo più graduale e nel 2025, con base 2019 uguale a 100, il settore resta circa cinque punti sotto il resto del sistema produttivo.

    I legami con il resto dell'economia emergono dalla matrice degli scambi. L'industria acquista il 34% dei servizi di trasporto e logistica, che paga in entrata per gli approvvigionamenti e in uscita per distribuzione ed esportazioni; il commercio all'ingrosso e al dettaglio ne assorbe il 21%, mentre il 32% resta all'interno della filiera, tra corrieri che comprano trazione, spedizionieri che acquistano capacità marittima e aerea e operatori che usano magazzini e interporti. Per quanto riguarda i costi, il 39% degli acquisti del settore è rivolto ad altre imprese della filiera e il 26% all'industria per carburanti, ricambi, pneumatici e manutenzione dei mezzi. Un altro 16% va a immobili, noleggi e servizi alle imprese, voce che comprende gli affitti di magazzini e piazzali, la locazione dei mezzi e il lavoro temporaneo.

    Paolo Colombo, presidente di Federtrasporto, legge i numeri come la richiesta di un cambio di prospettiva: la mobilità delle persone e delle merci "non possono più essere considerate attività ancillari o un semplice costo da comprimere, ma una leva della politica industriale e della competitività del Paese". Per la manifattura, la conseguenza che Colombo indica è il passaggio dal franco fabbrica al franco destino: "Rinunciare a gestire la catena logistica significa rinunciare a valore aggiunto, competenze e controllo sulla relazione con il cliente". La federazione, che in Confindustria riunisce operatori e gestori di infrastrutture del trasporto su gomma, ferro e aereo, chiede che trasporti, logistica e infrastrutture entrino stabilmente nella programmazione industriale del Paese, con regole stabili e prevedibili, un piano pluriennale di investimenti infrastrutturali e una regia integrata, considerati condizioni per la continuità delle catene di approvvigionamento e per le esportazioni.

    Antonio Illariuzzi

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