Nei porti di Savona e Vado si è svolto lo sciopero iniziato alle 00.00 del 2 aprile e terminato alla stessa ora del 3 aprile 2026. Il fermo è giunto al culmine di una vertenza tra Filt Cgil e Uiltrasporti da una parte e la società Vado Gateway, che gestisce l’omonimo terminal container, dall’altra, al centro della quale c’è l’applicazione del part-time. La mobilitazione del 2 aprile segue lo sciopero e i presìdi del 15 dicembre 2025 e s’inserisce in un confronto aperto da mesi, che non ha trovato sbocchi nei tavoli istituzionali convocati da Provincia e Autorità di Sistema Portuale.
I sindacati contestano le politiche occupazionali del terminalista, accusato di voler fare un uso strutturale del part-time e di forme di lavoro ritenute precarie, e chiedono la trasformazione in full-time dei rapporti a tempo parziale, in particolare degli ultimi assunti. Per Filt Cgil e Uiltrasporti i picchi di traffico vanno coperti tramite il lavoro temporaneo ex articolo 17 della Legge 84/94 e con gli strumenti di flessibilità previsti dal contratto nazionale dei porti, senza introdurre “flessibilità atipiche” che scardinerebbero l’equilibrio storico del porto di Savona.
Dalla parte opposta Vado Gateway, affiancata da Assiterminal, rivendica la piena legittimità del ricorso al part-time fino a un massimo del venti percento dell’organico. La società richiama l’articolo 63 del Ccnl, firmato dagli stessi sindacati confederali, che disciplina l’istituto e sottolinea come tale impostazione sia stata ritenuta compatibile con l’articolo 17 della Legge 84/94 dall’Autorità di Sistema del Mar Ligure Occidentale. Il terminalista insiste sul fatto che il part-time è già utilizzato da anni anche in altri porti italiani - tra cui Livorno, Ravenna e Gioia Tauro - e che nel caso di Vado non serve a comprimere il costo del lavoro, ma a modellare l’organico su servizi marittimi concentrati in determinati giorni della settimana, mentre il ricorso alla Culp sarebbe in crescita in linea con i volumi movimentati.
Il tavolo di raffreddamento convocato il 31 marzo in Autorità portuale si è chiuso con una fumata nera: l’ente portuale ha tentato una mediazione, ma la distanza tra le parti è rimasta tale da rendere inevitabile lo sciopero. Al termine delle 24 ore di fermo non si registrano accordi né svolte nelle posizioni: i sindacati continuano a vedere nel part-time un vulnus potenzialmente estendibile all’intero scalo, l’azienda difende uno strumento che considera standard nel mercato terminalistico.






































































