Nell’ultima settimana si è accesa all’interno del sindacato di base SiCobas una discussione che sembra qualcosa di più di una normale dialettica interna. Tutto sembra iniziare il 27 settembre 2026 a Bologna, quando una riunione ha votato l'espulsione dei due coordinatori provinciali di Milano, Alessandro Zadra e Papis Ndiaye. Nei giorni successivi i coordinamenti di Napoli, Roma, Torino e Genova hanno respinto tale decisione con alcuni comunicati diffusi anche nei social network e nello stesso tempo il nazionale ha pubblicato una nota in cui parla di sabotaggio e di "frantumazione" dell'organizzazione. Il passo successivo avverrà il 18 ottobre, quando è stata convocato il coordinamento nazionale, cui dovrebbero partecipare i delegati eletti e indicati dai coordinamenti provinciali, secondo le regole stabilite. È una questione che interessa l’intero mondo della logistica, dove il SiCobas è uno dei principali protagonisti delle vertenze sindacali. Cerchiamo di capire meglio che cosa sta succedendo attingendo ai comunicati resi pubblici.
Sulla riunione di Bologna le due parti divergono. Il vertice la presenta come un coordinamento nazionale, mentre i territori dissenzienti la definiscono un'assemblea fuori dallo statuto, composta in larga parte da persone che non sono delegate dell'organismo. La mozione di Genova segnala che l'ha convocata il coordinatore nazionale Aldo Milani insieme col responsabile amministrativo Gino Orsini, che i presenti hanno votato per alzata di mano senza alcuna verifica degli aventi diritto e che l'assemblea ha deciso anche il commissariamento del provinciale di Milano. Il coordinamento milanese riferisce che il commissariamento si è tradotto nel cambio delle serrature della sede e nell'invio di circa cento Pec alle aziende, perché interrompessero le relazioni sindacali con i coordinatori espulsi.
Alla base della contestazione c'è anche la sostituzione del rappresentante legale, Simone Lusiardi, operaio delegato di Sda, con lo stesso Orsini, che secondo i dissenzienti accentra così gli incarichi di responsabile amministrativo, organizzativo e legale. Genova richiama gli articoli 12.3, 12.4 e 13.6 dello statuto: il rappresentante legale è eletto dal congresso e può essere sostituito dal coordinamento nazionale solo in caso di dimissioni e con la maggioranza dei due terzi, mentre la gestione dei flussi finanziari spetta al responsabile amministrativo su delega del rappresentante legale, quindi a una figura distinta. La votazione si sarebbe svolta nel coordinamento nazionale del 21 giugno con 60 presenti su circa 180 membri effettivi e il subentro sarebbe diventato operativo presumibilmente in agosto. Lusiardi, sostiene la mozione, non ha mai presentato dimissioni. Il comunicato nazionale non affronta la questione statutaria.
Il coordinamento provinciale di Milano, con un comunicato del 29 settembre, legge lo scontro come l'esito di due linee sindacali opposte. A dicembre 2025, durante il picco natalizio, i lavoratori Sda di Milano seguiti da Zadra hanno scioperato per ottenere un aumento a parità di orario: l'indennità di turno spezzato dei facchini sarebbe salita da 11 a 14 euro al giorno e per gli autisti sarebbe stata introdotta un'indennità di 5 euro al giorno per la movimentazione dei "trasporti sicuri". Ad aprile 2026, nel magazzino Tiesse di Landriano, seguito da Ndiaye da quindici anni, il coordinatore nazionale avrebbe iscritto un gruppo di referenti aziendali contestati dai lavoratori. Il giorno successivo i milanesi affermano di aver saputo di un accordo firmato da esponenti del SiCobas, Milani compreso, con una clausola di raffreddamento che subordinerebbe gli scioperi all'autorizzazione del coordinatore nazionale, oltre i limiti della Legge 146. L'11 settembre il coordinamento provinciale ha poi deciso la sospensione delle quote sindacali, all'unanimità con un astenuto su 79 presenti.
Il comunicato del 5 ottobre scritto dal nazionale descrive "oltre due anni e mezzo" d’indebolimento dell'organizzazione e un "punto di non ritorno". Alcuni coordinamenti provinciali, in particolare quelli in cui hanno un ruolo dirigente militanti della componente Tir (Tendenza Internazionalista Rivoluzionaria) avrebbero assunto una posizione che il vertice non considera una semplice divergenza politica, perché con la loro mozione attaccano il coordinatore nazionale e il responsabile legale e lasciano intravedere una sostanziale autonomia dal centro. A Milano, aggiunge il nazionale, gli espulsi avrebbero tenuto assemblee con iscritti in cui è stata prospettata la nascita di una nuova organizzazione e si sarebbero raccolte firme su moduli per trasferire il versamento delle quote verso coordinate diverse da quelle in uso. Comportamenti che, "se confermati", costituirebbero un tentativo di sottrarre iscritti, delegati e risorse. Tra i comportamenti contestati ci sono anche le indicazioni a non aderire agli scioperi nazionali, due assenze alle riunioni dei coordinamenti nazionali e due mancate partecipazioni dei delegati alle riunioni nazionali. Il comunicato dà infine mandato al coordinatore nazionale e al responsabile legale, a nome delle "sezioni operaie più importanti", di sospendere il sostegno economico ai coordinatori e alle strutture ritenuti responsabili, precisando che non si tratta di una ritorsione.
I documenti dei territori dissenzienti sono stati pubblicati il 5 ottobre dal Pungolorosso, blog della Tir, che riferisce un voto quasi unanime: due contrari su 120 delegati votanti nei quattro coordinamenti. Napoli, Caserta, Salerno e Benevento hanno disconosciuto il 1° ottobre la nomina di Orsini, si sono costituiti in coordinamento provinciale autoconvocato, hanno chiesto la revoca del responsabile amministrativo e le dimissioni del coordinatore nazionale e hanno avviato una fase congressuale autoconvocata. Roma ha adottato il 3 ottobre un testo analogo, con particolare riferimento al controllo di Pec, conto e cassa del sindacato. Nella stessa data, Torino ha chiesto la convocazione di un coordinamento nazionale rappresentativo, come già indicato dalle conclusioni di quello dell'11 gennaio 2026 a Milano, criticando gli scioperi giudicati inefficaci e le trattative di filiera condotte a porte chiuse. La mozione presentata a Genova propone d’indire un coordinamento nazionale autoconvocato con i delegati nominati dai provinciali.
Nell’ambito delle vertenze, l'assemblea nazionale dei delegati del 18 settembre, riunita a Bologna, aveva fissato un percorso verso uno sciopero entro la prima decade di ottobre, con riunioni in videoconferenza per ciascuna filiera (Sda, Gls, Brt, Fedex, Ups) e due richieste immediate: l'aumento del ticket da 8 a 10 euro e un premio di risultato di 2.400 euro. Nel comunicato pubblicato il 20 settembre il sindacato ha riferito che la Fedit non intende più concludere accordi con il SiCobas e che, nei fatti, sta concordando con i sindacati confederali le ipotesi di intesa sul premio di risultato e sul picco natalizio.


































































