Il cronotachigrafo digitale funziona, ma la sua modalità di uso è rimasta ferma. È la tesi di un contributo d’Ineo che contesta la definizione di "intelligente" per uno strumento a cui sono stati aggiunti geolocalizzazione e scarico dati da remoto, senza toccare il modo in cui il conducente lo usa ogni giorno e da questa considerazione chiede un'applicazione mobile certificata e uno standard minimo di utilizzabilità imposto ai costruttori dell’apparecchio.
Il contesto è un settore che discute di intelligenza artificiale, piattaforme cloud predittive e transizione ecologica, mentre chi guida un veicolo industriale deve ancora confrontarsi con un'interfaccia invariata da circa vent’anni anni: display a matrice di punti minuscoli, menù a scorrimento lento, combinazioni di tasti poco intuitive. Per Ineo la questione non è estetica, perché sulle registrazioni del cronotachigrafo si fondano le sanzioni a carico di conducenti e imprese, con effetti su margini operativi già ridotti. A suo giudizio la digitalizzazione dovrebbe partire dalla semplificazione del lavoro degli autisti, non limitarsi a sostituire strumenti con modelli più recenti o ad aggiungere adempimenti burocratici.
Ineo porta l’esempio della gestione delle deroghe ai tempi di guida e riposo previste dall'articolo 12 del Regolamento CE numero 561/2006, che in caso d’imprevisti o emergenze documentate consente di superare i limiti di guida per raggiungere un luogo di sosta sicuro oppure per rientrare alla residenza o alla sede di lavoro. Nella pratica, rileva l'autore, il conducente stampa uno scontrino su carta termica, scrive a penna la motivazione sul retro e lo conserva in cabina per 56 giorni. L'azienda lo tiene poi per almeno un anno, con il rischio che l'inchiostro sbiadisca o che il foglio vada perso, e che quindi a distanza di mesi possa subire una sanzione. C'è un ulteriore paradosso. La lettera di controllo trimestrale sulle attività del conducente, che l'azienda deve consegnargli, include anche gli sforamenti per i quali esiste una giustificazione e che quindi violazioni non sono. Ne nascono, scrive l'autore, malumori e contrasti tra conducenti, che si sentono richiamati ingiustamente, e imprese, che non hanno modo di operare diversamente.
Da qui una domanda: perché il conducente non può caricare la giustificazione direttamente sulla memoria del cronotachigrafo, in modo che resti visibile in forma digitale accanto al singolo mancato rispetto dei tempi di guida e riposo? Una soluzione del genere, ritiene Ineo, semplificherebbe la conservazione per conducenti e imprese e faciliterebbe anche l'analisi dei dati. La proposta è un'applicazione mobile certificata e standard che colleghi lo smartphone dell'autista al cronotachigrafo di bordo. Dovrebbe consentire di tenere sotto controllo i propri tempi di guida e riposo, segnalare eventuali anomalie e permettere l'inserimento della giustificazione nella memoria dello strumento.
Il contributo d’Ineo richiama infine l'ultimo aggiornamento imposto dalla normativa, che ha introdotto geolocalizzazione e scarico dati da remoto per rendere più efficaci i controlli delle Forze dell'ordine, da cui sono sorti numerosi casi di malfunzionamento, con le aziende costrette a pagare verbali per un dispositivo che era obbligatorio installare e che non funziona correttamente. Di qui la richiesta di introdurre un obbligo a carico dei costruttori, perché garantiscano uno standard minimo di usabilità che migliori il lavoro dei conducenti.
Antonio Illariuzzi








































































