Il coordinamento di Unatras ha comunicato la mattina del 15 ottobre 2026 di essere pronto a convocare i propri organismi deliberanti per proclamare il fermo nazionale dell’autotrasporto se il Governo non fisserà con la massima urgenza un incontro con le rappresentanze di categoria. L'annuncio arriva mentre il caro gasolio ha già spinto comitati e gruppi autonomi a bloccare le strade in alcune aree del Sud e alla vigilia di fermi proclamati da altre sigle in Calabria e Sicilia dal 16 ottobre.
La Presidenza di Unatras descrive la situazione pugliese come un contesto di insicurezza, con rischi per l'incolumità personale dei lavoratori, e considera le proteste il risultato di problemi segnalati da tempo al Governo. Per il coordinamento dell’autotrasporto il punto di rottura è l'interruzione del confronto dopo l'incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi, che avrebbe dovuto proseguire con la verifica dei provvedimenti già adottati e la discussione di nuove misure per il comparto. Da allora, afferma l'organizzazione, le richieste di incontro delle rappresentanze nazionali sono rimaste senza risposta. Sul tavolo ci sono l'aumento dei costi vivi di gestione, con il gasolio come voce principale, e la mancanza di tutele in un mercato che le associazioni giudicano sempre meno regolato. In attesa di una convocazione, Unatras ha annunciato l'avvio immediato di azioni di autotutela, con iniziative e manifestazioni sull'intero territorio nazionale, mentre il fermo resta l'ultimo passaggio, definito dalla Presidenza "un atto di estrema necessità" di cui attribuisce la responsabilità al Governo.
Trasportounito individua nel rincaro del gasolio e nelle differenze di trattamento delle imprese le cause principali della crisi. Secondo il segretario generale Giulio Stoppa, a parità di lavoro e chilometri percorsi, nel Mezzogiorno la remunerazione arriva a dimezzarsi anche per effetto di pratiche speculative. Lasciare che la crisi si risolva da sola, ha avvertito, crea le condizioni perché la situazione "sbandi fuori controllo". L'associazione torna a chiedere l'applicazione della clausola di adeguamento del costo del gasolio, che a giudizio di Stoppa deve essere "automatica, vincolante, immediatamente esigibile e soggetta a controlli". Secondo Trasportounito, le piccole imprese continuano a viaggiare in perdita e i fallimenti si susseguono, mentre le pratiche speculative aggravano una situazione già compromessa dai costi di esercizio.
Proprio al Sud i piccoli autotrasportatori hanno avviato forme di fermo spontaneo, e Trasportounito segnala casi di mezzi bloccati e trattenuti nelle stazioni di servizio perché l'azienda proprietaria o l'autista non aderiva alla protesta. L'organizzazione si dichiara contraria a qualsiasi azione coercitiva, ma Stoppa avverte che senza interventi per ristabilire condizioni di mercato sostenibili anche il ruolo delle associazioni di categoria rischia di indebolirsi. Allo Stato chiede tariffe che tengano conto dei costi di gestione e la rimozione delle cause dei blocchi, tra cui l'esclusione dai ristori dei veicoli Euro IV e di classe inferiore. La richiesta finale è che il Governo attui senza ulteriori rinvii le proposte emerse dagli Stati Generali dell'Autotrasporto, intervenendo con un Decreto urgente.
In Sicilia la protesta ha prodotto una nuova sigla. Il 15 ottobre si è costituito il Comitato Trasporto Siciliano (Cts), nato dalla base degli operatori che non si riconoscono più nelle organizzazioni nazionali di categoria, che il coordinatore Salvatore Bella accusa di aver smesso di tutelare gli interessi delle imprese e descrive come "scatole vuote", guidate da dirigenti lontani dalle strade. Il principale motivo di contrasto è il modo in cui affrontare il rincaro del gasolio. Secondo Bella, le associazioni nazionali considerano il rincaro un problema della committenza, da trasferire lungo la filiera, mentre il Comitato contesta questa impostazione perché l'aumento si scaricherebbe sui prezzi della spesa e delle materie prime trasportate, fino al consumatore finale. Il Cts guarda con scetticismo anche alle dichiarazioni rilasciate agli Stati Generali dell'Autotrasporto, secondo cui la firma del Decreto istitutivo della Consulta dell'Autotrasporto avrebbe risolto i problemi: per Bella la Consulta è "l'ennesimo carrozzone istituzionale". Il Cts si rivolge direttamente al ministro dei Trasporti chiedendogli di ascoltare i trasportatori che protestano sulle strade anziché gli interlocutori romani. Per le aziende siciliane, ha spiegato Bella, i problemi di sopravvivenza dipendono da due voci di costo: il gasolio e i noli dei traghetti.
P.R.





































































