Mentre l’Europa finanzia, a parole con grande disponibilità, ma nei fatti con il contagocce, la tratta transfrontaliera della nuova ferrovia Torino-Lione che comprende il tunnel di base del Moncenisio, si allarga l’elenco delle direttrici che potenzialmente potrebbero accedere al sostegno finanziario comunitario. Il coordinatore europeo del Corridoio Mediterraneo, il belga Mathieu Grosch ha preannunciato il via libera da parte della Commissione Europea attraverso la Direzione generale della Mobilità e dei Trasporti (Move) per l’inserimento dell’asse ferroviario ligure Genova-Ventimiglia tra le priorità infrastrutturali sostenute da Bruxelles. Si tratta di una svolta non irrilevante perché finora il Corridoio Mediterraneo viene disegnato lungo la direttrice che risalendo la Penisola iberica raggiunge Lione in Francia e da qui Torino per poi proseguire lungo la pianura padana. Anche Genova con i suoi porti viene ricompresa nella rete Ten-T ma solo come terminale sud del Corridoio Reno-Alpi che parte dall’Europa del nord. Nella carta europea degli assi di trasporto prioritari, se si esclude il servizio passeggeri, non era mai stata indicata una linea tra Genova, Ventimiglia e Marsiglia, nonostante il suo ruolo di cerniera nelle relazioni commerciali tra l’Italia e il sud della Francia.
Ma ora per la Genova-Ventimiglia le prospettive potrebbero cambiare anche se per la ferrovia che costeggia tutta la riviera ligure di Ponente occorre puntare tutte le carte in sede di aggiornamento dei piani di lavoro comunitari sui corridoi, il cui appuntamento è fissato per il 2027. È in occasione del Connecting Europe Days 2026 (l’evento si è tenuto dal 28 settembre al primo ottobre), che la Regione Liguria insieme alle francesi Provenza-Alpi-Costa Azzurra e Occitania e alla Catalogna spagnola sono riuscite a strappare questo impegno comunitario con il sostegno del coordinatore europeo Mathieu Grosch.
Nonostante il suo ruolo di collegamento fondamentale e anche transfrontaliero, la ferrovia Genova-Ventimiglia presenta ancora un tratto a singolo binario lungo il tracciato storico ottocentesco e precisamente tra Finale Ligure e Andora, se si esclude un parziale raddoppio selettivo tra Loano e Albenga. I quasi 150 chilometri della ferrovia tra Genova e Ventimiglia, costruiti nell’Ottocento a binario singolo, sono stati raddoppiati a tappe e rappresentano quello che si può definire un modello, tutt’altro che positivo, di come sono state portate avanti alcune opere pubbliche in Italia. Il potenziamento con i lavori di raddoppio, oltretutto tuttora incompleto, è andato avanti per quasi un secolo, dalla Ventimiglia-Bordighera adeguata nel lontano 1925 per arrivare alla San Lorenzo-Andora conclusa solo nel 2016 e questo a causa della difficoltà di reperire le risorse finanziarie in tutto questo arco di anni.
Restano quindi ancora da avviare i cantieri lungo una trentina di chilometri tra Finale Ligure e Andora e l’inserimento nei corridoi Ten-T europei potrebbe accelerare la realizzazione, anche grazie al sostegno finanziario comunitario, il cui percorso però è ancora tutto da costruire. Entro fine 2026 dovrebbe concludersi la fase autorizzativa del progetto di Rfi con il rilascio ministeriale della valutazione di impatto ambientale e il parere della Conferenza di servizi. L’Europa, alla luce del Connecting Europe Days, sembra disponibile a farsi carico di questo nuovo investimento ma viste le risorse complessivamente destinabili alle infrastrutture comunitarie, i conti si faranno più avanti.
Piermario Curti Sacchi































































