Centinaia di trasportatori hanno attuato un fermo al terminal container Baltic Hub di Danzica, in Polonia, iniziato il 7 gennaio 2026 e terminato dopo quasi 48 ore di trattative. Dopo aver sfilato fino alla vicina città di Gdynia scortati dalla polizia, i veicoli industriali sono tornati a Danzica e hanno bloccato l’acceso al terminal. Nonostante la protesta fosse stata ampiamente annunciata dai vettori, le Autorità non si aspettavano una partecipazione così numerosa né un blocco totale dell’attività terminalistica.
Già nel mese di dicembre 2025 , infatti, le associazioni di trasportatori inviarono una lunga lettera aperta alla direzione di Baltic Hub, lamentando problemi sistemici come procedure e regolamenti non trasparenti, slot inaccessibili, lunghi tempi di attesa per il ritiro e la consegne dei container, autisti di fatto costretti a continue violazioni sulle ore di guida e di impegno, bloccati ore ed ore nelle loro cabine senza poter accedere a servizi igenici o strutture ricettive. Come riferito dagli stessi trasportatori queste situazioni, che si sono protratte per tutto il 2025, hanno contribuito non solo all'aumento dei costi operativi e dei prezzi dei prodotti per i consumatori ma anche al peggioramento della qualità della filiera e del servizio offerto ai clienti.
“Le attuali modalità operative del terminal ostacolano in modo significativo il lavoro efficiente sia dei trasportatori, sia degli spedizionieri” si legge nella lettera. “La mancanza di un approccio collaborativo nel dialogo operativo si traduce in un peggioramento della qualità dell’intero processo logistico e provoca una sostanziale riduzione della redditività dell’attività di trasporto. Il nuovo sistema di prenotazione avrebbe dovuto migliorare i processi operativi, ma l’effetto è stato opposto. La mancanza di coordinamento delle attività provoca un aumento della congestione, difficoltà nella pianificazione dei percorsi e numerosi ritardi nell’esecuzione degli incarichi”.
Il testo prosegue affermando che “Baltic Hub manifesta un atteggiamento monopolistico e una scarsa disponibilità alla cooperazione, costringendo gli autisti a violazioni delle norme sui tempi di lavoro in nome di una ‘ottimizzazione dei costi’, le cui conseguenze ricadono su trasportatori e spedizionieri. La mancanza di trasparenza nelle operazioni, il frequente blocco dei settori e degli slot, la limitazione delle possibilità di riconsegna dei container vuoti e le difficoltà di accesso alle risorse operative portano a un peggioramento della qualità del servizio al cliente finale, un aumento dei costi e una riduzione della redditività delle nostre attività comuni”.
Nella lettera, le associazioni hanno anche annunciato uno sciopero bianco, iniziato il 20 dicembre e sfociato il 7 gennaio in un fermo delle attività. Nonostante una tensione palpabile, già nella mattinata di mercoledì le parti si sono sedute ad un tavolo per negoziare i nuovi termini della cooperazione, ma i numerosi mezzi coinvolti hanno costretto il terminal a bloccare tutti gli slot di entrata fino alla sera del giorno successivo. L’annuncio di un accordo è stato pubblicato sul sito di Baltic Hub nella giornata di giovedì 8 gennaio e un flusso regolare di automezzi è stato poi ristabilito a partire dalla mattinata di venerdì.
“L'incontro si è svolto in un clima di dialogo costruttivo e ha portato a un accordo congiunto” si legge nella comunicazione. “Entrambe le parti hanno espresso la volontà di proseguire i negoziati e di ricercare soluzioni vantaggiose per l'intera catena logistica. L’accordo copre aree chiave relative al miglioramento dei processi operativi, all'ottimizzazione della gestione della capacità del terminal, all'implementazione di soluzioni sistemiche e alla garanzia di regole trasparenti in situazioni di emergenza. Sono stati inoltre concordati i termini per la fine dell'attuale protesta, che consentirà di sbloccare le strade e ripristinare il pieno accesso alle infrastrutture portuali”. Nonostante la dichiarazione d’intenti, firmata dalla direzioni del terminal e dell’autorità portuale di Danzica, la strada rimane tutta in salita e i trasportatori continueranno a monitorare l’efficienza e l’operatività degli accessi alla struttura.
Quanto accaduto al terminal Baltic Hub non rappresenta un episodio isolato ma è anzi il riflesso di una criticità strutturale che interessa oggi molti terminal container europei, inclusi quelli italiani. In numerosi scali portuali e hub terrestri, infatti, la gestione operativa sta diventando sempre più complessa con conseguenze diretti su trasportatori, vettori stradali e sull’intera catena logistica. I principali disagi riguardano le difficoltà di accesso alle strutture e le lunghe attese ai gate, spesso causate dall’alto numero di container in giacenza. Un’alta percentuale di saturazione massimizza infatti i margini terminalistici ma causa un rallentamento drastico delle operazioni, costringendo i camion a rimanere fermi per ore, se non per intere giornate.
Questo fenomeno genera costi significativi per i vettori, legati al consumo di carburante, alle ore di lavoro degli autisti, agli straordinari e alle penali contrattuali, oltre a un impatto negativo sull’affidabilità delle consegne verso clienti e operatori logistici. Di fatto, nel tentativo di aumentare la produttività, i terminal finiscono per spostare il rischio operativo sui trasportatori, costretti ad assorbire inefficienze e ritardi senza adeguate compensazioni economiche.
Sotto questo punto di vista, in Italia le tensioni non sono mancate nell’ultimo anno e mezzo. Lo scalo Rhm Rail Hub Milano di Melzo, ad esempio, ha affrontato congestioni dovute a picchi stagionali e lavori infrastrutturali che hanno rallentato il transito dei mezzi, generando lunghe colonne e difficoltà di accesso non solo per i camion ma anche per il traffico locale. Allo stesso modo, terminal intermodali come quelli di Segrate, Novara o Busto Arsizio hanno mostrato ritardi e accumuli di traffico dovuti principalmente a inefficienze nel coordinamento delle operazioni ferroviarie e stradali.
Anche alcuni grandi porti italiani, primi fra tutti Genova e La Spezia, hanno dovuto affrontare e stanno affrontando criticità importanti e sempre più spesso vengono introdotte le cosiddette congestion fee, ovvero dei contributi per le aziende di autotrasporto creati per coprire gli extra-costi generati dai disservizi dei terminal, che rappresentano un aiuto ma non certo una soluzione. In un contesto di tensioni crescenti, come quelle evidenziate nel caso di Baltic Hub, un dialogo strutturato tra terminal operator e trasportatori risulta fondamentale per eliminare le inefficienze e favorire l’operatività. Senza soluzioni condivise, il problema della congestione e delle lunghe attese rischia di diventare cronico, con ricadute sull’efficienza e sulla competitività dell’intero sistema logistico.
Marco Martinelli

































































