La Procura di Milano ha chiesto la revoca della misura interdittiva nei confronti di Amazon Italia Transport, la società che gestisce l’ultimo chilometro in Italia, dopo il pagamento di oltre 180 milioni di euro tra imposte, sanzioni, interessi e contributi, e l’impegno formale a modificare il modello organizzativo della consegna ai clienti. La misura, se confermata dal giudice per le indagini preliminari, avrebbe impedito all’azienda di farsi pubblicità sul mercato italiano, con conseguenze rilevanti sul piano commerciale. La decisione dei pubblici ministeri Paolo Storari e Valentina Mondovì è giunta al termine di un confronto durato oltre un anno, in cui Amazon ha accettato condizioni economiche e operative ritenute idonee a soddisfare l’interesse pubblico.
Il procedimento rientra nel più ampio filone milanese sui cosiddetti “serbatoi di manodopera”, che secondo gli inquirenti avrebbe coinvolto per anni il settore della logistica, dei trasporti e della vigilanza attraverso catene di cooperative e società filtro incaricate di fornire personale a costi inferiori e con oneri contributivi ridotti. Secondo le ricostruzioni contenute negli atti, questo sistema avrebbe generato una frode fiscale basata sull’omesso versamento dell’Iva e dei contributi previdenziali, con benefici economici per le imprese committenti. Nel luglio 2024, nell’ambito del filone dedicato ad Amazon, erano stati sequestrati oltre 120 milioni di euro a carico della società per presunte irregolarità fiscali riferite al periodo 2017-2022.
La vicenda era stata resa particolarmente visibile dall’utilizzo di un algoritmo che tracciava in tempo reale i corrieri tramite una piattaforma che li rappresentava come “puntini rossi su una mappa”, permettendo la verifica continua di posizione, tempi e ritmi di lavoro. Per la Procura, questo strumento attribuiva di fatto ad Amazon poteri tipici del datore di lavoro pur in presenza di rapporti contrattuali formalmente in capo a cooperative terze e contribuiva, secondo gli atti, a un’elevata flessibilità della forza lavoro e a tariffe giudicate inadeguate rispetto alle tempistiche imposte. Come parte dell’accordo che ha portato alla richiesta di revoca dell’interdittiva, Amazon ha eliminato il software contestato e avviato la progettazione di un nuovo sistema di controllo ritenuto non invasivo, che dovrà essere operativo entro la primavera del 2026.
L’intesa sorta tra 2024 e fine 2025 prevede il versamento di 179 milioni di euro all’Agenzia delle Entrate e 8,3 milioni all’Inps, per un totale di oltre 180 milioni di euro tra imposte, sanzioni, interessi e contributi. Questo pagamento, insieme alla revisione del modello dell’ultimo chilometro e alla sostituzione del software di tracciamento, ha portato i magistrati milanesi a considerare concluso il filone relativo ai serbatoi di manodopera per quanto riguarda Amazon Italia Transport. L’esito si inserisce in una stagione investigativa più ampia che, secondo quanto comunicato dalla Procura, ha determinato un recupero complessivo superiore a un miliardo di euro da oltre trenta aziende, tra cui società come Dhl, Gls, Fedex, Ups ed Esselunga, e la stabilizzazione di più di 50mila lavoratori assunti direttamente dalle aziende committenti.
La chiusura del procedimento su Amazon Italia Transport non esaurisce però il quadro giudiziario che coinvolge il colosso del commercio elettronico in Italia. Rimane aperto il fascicolo sulla presunta evasione dell’Iva, stimata in circa 1,2 miliardi di euro, relativo alla vendita di merci importate da Paesi extra-UE, in particolare dalla Cina, attraverso il marketplace. Parallelamente procede l’indagine per contrabbando, che ipotizza l’esistenza di una rete di circa settanta società riconducibili a prestanome utilizzate per introdurre in Italia prodotti di origine cinese senza corretta dichiarazione doganale e con dazi e imposte non assolti. Le attività investigative hanno portato al sequestro di migliaia di articoli, alla raccolta di documenti societari e all’acquisizione di organigrammi presso diversi hub logistici per ricostruire la catena di responsabilità.
Amazon, nelle comunicazioni diffuse nel corso delle indagini, ribadisce la collaborazione con le Autorità, la conformità alla normativa vigente e una gestione diretta della logistica senza ricorso a cooperative o subappalti. La società sottolinea inoltre gli standard di sicurezza e tutela dei lavoratori applicati nei propri centri di distribuzione e nel circuito dell’ultimo chilometro.






























































