Frode a Bologna tra coop di logistica

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Il 15 febbraio 2019, la Procura di Bologna ha emesso un'ordinanza di sequestro per otto milioni e ha denunciato otto persone accusate di avere usato una rete di cooperative di facchinaggio per evadere imposte e contributi di oltre cinquecento persone.


Guardia Finanza cappelloIl giudice delle indagini preliminari, Alberto Gamberini, ha firmato un'ordinanza di sequestro per beni intestati alla società Platinum con sede a Castel Maggiore (Bologna) e al suo amministratore, con l'accusa di avere organizzato una rete di sei cooperative operanti nella logistica per evadere imposte e contributi per un totale di undici milioni di euro. Oltre all'amministratore, la Procura ha denunciato altre sedici persone, accusate di essere prestanome per attuare la frode, sequestrando beni per otto milioni di euro. Le accuse rivolte agli indagati sono, a vario titolo, utilizzo ed emissione di fatture per operazioni inesistenti, indebita compensazione delle imposte, omesso versamento delle ritenute applicate ai lavoratori e truffa a danno dello Stato.
L'ordinanza di oggi è il risultato di un'indagine avviata dalla Guardia di Finanza di Bologna, secondo cui le sei cooperative, amministrate da prestanome stranieri, si caricavano del costo del lavoro di circa cinquecento facchini, senza pagare imposte e contributi. In pratica, secondo gli inquirenti, queste cooperative hanno impiegato 569 persone senza avere i requisiti sociali e mutualistici, facendole lavorare in forma di subappalto per la Platinum, una società a responsabilità limitata ritenuta la capofila dell'organizzazione. Quest'ultima poteva proporsi sul mercato a prezzi più bassi della concorrenza, perché non impiegava direttamente i facchini, i cui contributi erano evasi dalle cooperative. L'evasione delle imposte ammonta a otto milioni, mentre quella contributiva a tre milioni.

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