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Rischi per l’occupazione da shipping digitale

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I sindacati italiani sono preoccupati in Italia per il possibile impatto delle nuove tecnologie, in particolare sulle agenzie marittime e sulle Case di spedizione.


Rolls Royce navi guida autonoma centro controllo renderingLa digitalizzazione dei servizi a supporto del trasporto marittimo di merci, in particolare di container, mette in serio pericolo l'occupazione di agenzie marittime e case di spedizione anche in Italia. Il tema è emerso in occasione di un convegno organizzato a Genova dalle associazioni Centro in Europa e Le Radici e le Ali, in collaborazione con l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale. Nell'occasione Paolo Pessina, direttore di Hapag Lloyd Italy, ha iniziato il suo intervento spiegando che, grazie alla digitalizzazione, "entro cinque anni prenotare il trasporto marittimo di un container online sarà semplice come acquistare un biglietto aereo. Le compagnie si trovano quindi di fronte alla sfida di velocizzare al massimo il lavoro e l'offerta di servizi per la clientela".
La vera sfida per lo shipping di domani sarà dunque quella "di persuadere i grandi gruppi industriali a investire per la propria logistica in Nord Italia" e l'unica strada per essere competitivi quanto o più del Nord Europa è l'utilizzo del treno. Per questo Pessina si è spinto ad affermare che al porto di Genova, più ancora del Terzo Valico "serve il completamento del nodo ferroviario perché il 50% delle merci devono arrivare e lasciare lo scalo via ferrovia. Senza queste percentuali di trasporto intermodale il porto non sopravvive". Al tema della digitalizzazione ha dedicato il suo intervento anche Paolo Lo Bianco, vertice di Cma Cgm Italy, spiegando che la compagnia marittima francese ha già messo a disposizione del mercato un sistema di gestione IT dell'operatività online che si augurano "venga sempre più utilizzato da terminalisti e operatori dei trasporti".
Il tema della digitalizzazione e dell'automazione delle attività portuali solleva ovviamente preoccupazioni fra le sigle sindacali dei lavoratori. "A proposito di gigantismo, le navi da 2/3.000 teu di capacità imbarcavano 28/29 marittimi, mentre le nuove portacontainer da 22mila teu teu oggi ne imbarcano sette od otto. Gli armatori stanno cercando di risparmiare in primis sulla manodopera e il rischio finale è quello di tagliare fuori il lavoro portuale e quello delle agenzie marittime": sono state le parole di Mauro Scognamillo, segretario generale Fit-Cisl Liguria.
A fargli eco Roberto Gulli, segretario generale Uiltrasporti, che a proposito della digitalizzazione sempre più spinta nel trasporto dei container ha dichiarato: "È uno scenario che abbiamo ben presente. Il sindacato è preoccupato per il possibile impatto sui lavoratori delle agenzie marittime e degli spedizionieri". Poi ha aggiunto: "Anche sulle aggregazioni in corso abbiamo qualcosa da ridire. Si vuole restringere a tutti i costi la catena logistica con conseguente rischio di accentramento del controllo e del potere in mano a pochi soggetti sempre più grossi. Si sta cercando di accentrare tutte le fasi che vanno dal trasporto marittimo fino alla consegna finale della merce e questo pone dei rischi anche per i consumatori". Secondo il sindacalista della Uiltrasporti "la concorrenza rappresenta un fattore determinante per il futuro della logistica. Senza lavoro la città di Genova è costretta a morire".

Nicola Capuzzo

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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