Nel giro di una settimana, a fine marzo 2026, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria ha condotto tre operazioni antidroga nel porto di Gioia Tauro e nelle aree limitrofe, sequestrando quasi 400 kg di cocaina pura divisi in 309 panetti. L’attività, sviluppata con il supporto dell’Agenzia delle Dogane e dei Reparti operativi aeronavali, rientra in un piano di rafforzamento dei controlli sul principale scalo container calabrese. Secondo gli investigatori la droga era destinata al mercato italiano ed europeo e avrebbe generato circa 60 milioni di euro una volta immessa nella rete di spaccio.
Le operazioni hanno interessato diversi punti del sedime portuale e delle aree circostanti, secondo una logica di controllo esteso che tiene conto delle modalità evolutive del narcotraffico. In un primo intervento, i finanzieri hanno individuato un carico sospetto all’interno di un container proveniente dal Nord America e diretto in Medio Oriente, formalmente destinato al trasporto di legname. L’ispezione, avviata sulla base di analisi di rischio e sviluppata attraverso scanner e unità cinofile, ha consentito di rinvenire parte dello stupefacente nascosto tra la merce regolare.
Un secondo filone operativo si è sviluppato sul litorale adiacente al porto, dove è stato intercettato un tentativo di recupero e trasferimento della droga via mare. Un individuo, fermato e arrestato, è stato individuato mentre cercava di recuperare parte del carico utilizzando una piccola imbarcazione. L’episodio evidenzia una fase operativa successiva allo sbarco, in cui la droga viene rapidamente allontanata dall’area portuale per ridurre il rischio di controlli diretti e frammentare la filiera logistica del traffico.
Il terzo intervento ha riguardato una nave in arrivo dal continente americano. In questo caso, il recupero della cocaina è stato possibile grazie all’azione dei sommozzatori dei Reparti operativi aeronavali della Guardia di finanza di Vibo Valentia e Palermo, che hanno ispezionato la chiglia dell’unità individuando un vano ricavato nelle prese a mare. All’interno erano nascosti numerosi panetti di cocaina. Nel complesso, i metodi per nascondere la droga — container contaminati, vani tecnici nelle strutture navali e trasferimenti via mare — delineano un sistema logistico articolato e adattivo. La strategia dei narcotrafficanti è oggi orientata a diversificare i canali di ingresso e a ridurre la tracciabilità dei carichi, sfruttando l’elevato volume di traffico commerciale dello scalo.
Le operazioni sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Palmi, guidata dal Procuratore Emanuele Crescenti, cui sono stati trasmessi gli atti per la convalida dei sequestri e dell’arresto e per il proseguimento delle indagini. Gli inquirenti stanno lavorando per risalire all’intera filiera, dalle organizzazioni coinvolte nella spedizione fino ai destinatari finali della droga, con particolare attenzione ai collegamenti tra gruppi criminali di matrice ’ndranghetista e reti internazionali legate ai cartelli delle Americhe.




































































