La Commissione europea ha autorizzato il 6 gennaio 2026 l’Italia a introdurre un regime di aiuti di Stato dedicato ai servizi di manovra ferroviaria nelle aree portuali. È il primo via libera comunitario riferito in modo specifico a queste operazioni negli scali nazionali, con un’impostazione che richiama il modello del Ferrobonus. La decisione consente alle Autorità di Sistema Portuale di erogare contributi agli operatori che svolgono manovre e servizi di ultimo miglio ferroviario all’interno dei porti, in un contesto di flessione dei volumi ferroviari portuali e di forte pressione sulla capacità di rete legata ai cantieri del Pnrr.
Il provvedimento riguarda i porti italiani amministrati dalle quindici Asp e ha lo scopo di ridurre un costo operativo che incide in modo diretto sulla competitività della filiera mare-rotaia. Le operazioni di manovra comprendono, tra l’altro, composizione e scomposizione dei convogli, movimentazione dei carri sui binari portuali e instradamento tra terminal e raccordi con la rete nazionale.
La dotazione complessiva autorizzata è di trenta milioni di euro in cinque anni, con un importo massimo di 500mila euro annui per ciascuna Autorità di Sistema Portuale, valore che riduce il tetto iniziale previsto dalla Legge di Bilancio 2025, dove la misura era stata impostata con un limite più alto per singola Autorità. Il contributo sarà determinato per singolo treno in base ai costi effettivi e documentati del servizio di manovra, con l’obiettivo di evitare sovra-compensazioni e garantire proporzionalità.
Il provvedimento impone l’obbligo di trasferire lungo la filiera una quota del beneficio: gli operatori di manovra, beneficiari diretti dei contributi, dovranno ribaltare almeno il 50% dell’aiuto alle imprese ferroviarie committenti, riproducendo l’impianto già utilizzato dal Ferrobonus. Lo schema vuole ridurre il costo complessivo del servizio ferroviario per i treni che originano o terminano nei porti, rendendo più competitivo il collegamento con l’hinterland rispetto alla strada, soprattutto sulle relazioni dove il costo terminalistico pesa in modo significativo sul totale.
La base giuridica è la Legge di Bilancio 2025, che prevede l’adozione di un Decreto attuativo interministeriale a cura del ministero dei Trasporti, di concerto con quello dell’Economia, per definire criteri, modalità e controlli. Poi ogni Autorità portuale dovrà pubblicare i bandi per assegnare i contributi agli operatori.
Il contesto cui si aggancia la misura mostra numeri in calo. Nel 2024 i porti italiani hanno movimentato 55.400 treni merci, in diminuzione del 2% rispetto al 2023 e del 5,46% rispetto al 2021. La concentrazione dei volumi resta elevata su pochi scali: Genova con 16.150 treni nel 2024, La spezia con 7.900 e Ravenna con 7.400.
Mara Gambetta



















































