Il 14 gennaio 2026 la Guardia di Finanza di Salerno ha eseguito un sequestro preventivo da 14.168.471 euro a carico di una società salernitana di autotrasporto, al centro di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno. Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari, riguarda l’ipotesi di un uso illecito di crediti d’imposta edilizi inesistenti, impiegati per compensare le imposte dovute negli anni 2022 e 2023.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, il sistema si inserisce nel circuito delle cessioni dei crediti legati ai bonus per i lavori edilizi. Circa novanta soggetti che dichiaravano di aver maturato crediti da superbonus li avrebbero ceduti alla società di autotrasporto, incassando poco più della metà del valore nominale, intorno al 60%. La differenza tra prezzo pagato e valore del credito era poi registrata nei bilanci 2022 e 2023 come “proventi vari”, contribuendo a migliorare sensibilmente il risultato economico. In questo modo, spiegano gli inquirenti, l’azienda avrebbe ottenuto un doppio beneficio: da un lato il risparmio di liquidità grazie al mancato versamento delle imposte, dall’altro la rappresentazione di utili contabili legati alla compravendita dei crediti.
Un nodo centrale dell’inchiesta riguarda la presunta consapevolezza della società di trasporto sulla natura fittizia dei crediti acquisiti. Per gli investigatori, questa consapevolezza emerge dalle anomalie evidenti dei soggetti cedenti e dalla qualità della documentazione prodotta. Molte delle società coinvolte risultavano di recente costituzione, prive di dichiarazioni fiscali, con assetti societari essenziali, capitali minimi e organici incompatibili con lavori edilizi di importo rilevante, elementi che avrebbero richiesto controlli più approfonditi.
Anche sul piano documentale, la Procura segnala irregolarità significative. Sono stati riscontrati documenti di identità ritenuti falsificati e asseverazioni di congruità delle spese identiche nei contenuti e negli importi, pur riferite a soggetti diversi. Elementi che rafforzano, secondo gli inquirenti, l’ipotesi che i crediti derivassero da lavori mai eseguiti o sostenuti da una documentazione costruita in modo seriale, spesso con il ricorso a prestanome o a rappresentanti legali nominati a ridosso delle cessioni. L’inchiesta coinvolge cinque indagati: il legale rappresentante della società, un amministratore di fatto, il responsabile amministrativo e due consulenti che avrebbero partecipato alle operazioni di acquisto dei crediti.
































































