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    Sequestrati in Sicilia due autocarri con targhe non proprie

    La Sezione Polizia Stradale di Caltanissetta ha sequestrato due autocarri intestati a una ditta autotrasporto che erano privi di copertura assicurativa e con targhe riferite ad altri veicoli. Il secondo camion era stato inviato dall'impresa per trasbordare il carico del primo. Sanzioni per circa 8mila euro.

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    Rhenus riunisce a Padova trasporto e magazzino

    Dal primo trimestre del 2027 Rhenus concentrerà nell'Interporto di Padova trasporto nazionale e internazionale, spedizioni e magazzinaggio, su 10mila metri quadrati. Due magazzini attuali confluiranno nel nuovo sito, mentre a Dubai ha aperto un ufficio dedicato alla logistica umanitaria.

    Hormuz, un doppio blocco che strozza i traffici globali

    Immagine: TrasportoEuropa IA
    • Il blocco statunitense sui porti iraniani è entrato in vigore il 13 aprile 2026, dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad. In meno di 72 ore ha ridotto i transiti commerciali a una frazione minima dei livelli pre-guerra, con effetti immediati sui prezzi energetici globali e sulle catene logistiche di tutto il settore marittimo.
    • Nonostante il blocco, alcune navi legate all'Iran avrebbero continuato a transitare, utilizzando una rotta inedita che passa tra le isole iraniane di Larak e Qeshm, provenendo dagli Emirati Arabi Uniti. Il 16 aprile le petroliere G Summer e Hong Lu hanno percorso questo tracciato, segnalando destinazione Iraq ma con ordini incerti. Nessuna petroliera iraniana carica risulta però aver superato il blocco Usa.
    • Il quadro diplomatico rimane fluido. Fonti iraniane citate da Reuters hanno lasciato aperta la possibilità di garantire la navigazione libera sul lato omanita dello stretto nell'ambito di un negoziato che tocca cessate il fuoco, dossier nucleare e libertà di navigazione. Mediatori regionali parlano di un "accordo di principio" sul prolungamento della tregua, ma nulla è ancora definito.

     

    Lo Stretto di Hormuz è da tre giorni il principale campo del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Il blocco navale deciso da Donald Trump il 13 aprile 2026, dopo il fallimento dei colloqui bilaterali a Islamabad, ha trasformato uno dei corridoi marittimi più trafficati del mondo in un collo di bottiglia quasi immobile. Il provvedimento prevede l'intercettazione di tutte le navi dirette ai porti iraniani sul Golfo Persico e sul Golfo di Oman, mentre le imbarcazioni destinate ad altri scali della regione - Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti - sono formalmente escluse dal divieto. Nella pratica, tuttavia, la combinazione tra il blocco statunitense e la chiusura de facto operata da Teheran ha prodotto un "doppio blocco": le navi devono ottenere il via libera da due marine militari, e la minaccia di mine e attacchi aggiunge un ulteriore livello di rischio a ogni transito.

    I dati di tracciamento compilati da Bloomberg mostrano che l'11 aprile, prima dell'entrata in vigore del blocco, lo stretto registrava circa 135 passaggi commerciali al giorno. Il 15 aprile ne sono stati osservati soltanto undici, con una media di sedici nel fine settimana precedente. Secondo il Wall Street Journal, fonti del Pentagono stimano che oltre venti navi abbiano attraversato lo stretto martedì, una discrepanza spiegata dalla pratica, sempre più diffusa, di spegnere i transponder dell'Ais, il sistema automatico di identificazione, per nascondere le proprie posizioni nelle acque ad alto rischio. Alcuni passaggi emergono nei dati solo giorni dopo, quando le navi riattivano i segnali a distanza di sicurezza da Hormuz.

    Il risultato è uno stretto formalmente aperto ma di fatto quasi paralizzato. E non solo per la presenza di navi militari. I premi assicurativi per la copertura del rischio di guerra nell'area restano su livelli molto elevati e vengono rivisti ogni 48 ore, mentre centinaia di navi restano in attesa tra il Golfo Persico e il Mare Arabico. L'ammanco di forniture petrolifere ha già superato i 400 milioni di barili dall'inizio del conflitto, e i prezzi del greggio sono saliti del 31%, con un aumento analogo per il gas naturale europeo.

    Per attuare il blocco, gli Stati Uniti hanno schierato oltre quindici unità militari nell'area, tra cacciatorpediniere lanciamissili e mezzi per l'abbordaggio. Secondo il Centcom, il Comando centrale delle forze armate statunitensi, il dispositivo è definito "imparziale" e applicato a tutte le navi che entrano o escono dai porti iraniani, indipendentemente dalla loro bandiera. Le spedizioni umanitarie sono escluse dalle restrizioni. Nella giornata del 15 aprile, il Centcom ha comunicato via il social X che nessuna nave aveva superato il blocco e che nove imbarcazioni avevano obbedito all'ordine di fare inversione verso porti o zone costiere iraniane.

    Nonostante le dichiarazioni ufficiali, alcuni transiti si sarebbero verificati, e i dati di tracciamento offrono un quadro più sfumato di quello presentato dai comunicati militari. Il 16 aprile, due navi legate all'Iran e inserite nella lista nera di Washington - il trasportatore di gas liquido di petrolio G Summer e la petroliera Very Large Crude Carrier Hong Lu - hanno attraversato lo stretto percorrendo una rotta inedita: provenivano da Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, e hanno risalito la costa iraniana passando tra le isole di Larak e Qeshm prima di entrare nel Golfo Persico. G Summer, di proprietà della società di Hong Kong Seaport-Glory Marine, navigava a vuoto e trasmetteva come destinazione il porto iracheno di Khor Al Zubair. Hong Lu, anch'essa senza carico, ha brevemente indicato Basrah come destinazione per poi segnalare di essere in attesa di ordini. Qualche ora prima, la rinfusiera Rosalina aveva percorso lo stesso tracciato, indicando come destinazione un porto iraniano con un carico di derrate alimentari. Secondo Bloomberg, G Summer è gestita da Seaport-Glory Marine, mentre per Hong Lu il database Equasis non riporta armatore né gestore, un elemento ricorrente nelle navi della cosiddetta "flotta ombra".

    Un caso analogo si era verificato già nelle prime ore del blocco, quando la petroliera cinese Rich Starry, legata alla società di Shanghai Xuanrun Shipping e anch'essa sotto sanzioni statunitensi, aveva completato il transito dallo stretto verso la Cina, senza scalare porti iraniani. Il suo passaggio era stato letto come un test della determinazione di Washington e come segnale politico di Pechino, che non intende rinunciare all'energia iraniana. La Cina emerge come attore chiave in questa crisi: propone piani di pace propri e continua ad acquistare petrolio iraniano, ignorando le sanzioni statunitensi.

    Un elemento importante per il mercato petrolifero riguarda il comportamento delle petroliere iraniane cariche. Secondo le analisi di Bloomberg, nessuna di esse risulta aver superato il blocco statunitense nelle ultime 48 ore: diverse unità hanno fatto inversione di marcia. Al tempo stesso, immagini satellitari mostrano che una Very Large Crude Carrier era ormeggiata al terminale di esportazione iraniano di Jask, situato appena all'interno del braccio orientale di Hormuz, fuori dal Golfo Persico, sia venerdì sia domenica, per poi sparire martedì con il transponder spento. La destinazione e la posizione attuale della nave rimangono ignote. Separatamente, almeno due portacontainer legate all'Iran - Golbon e Kashan - sembrano aver lasciato il Golfo Persico martedì, costeggiando la riva iraniana in direzione del confine con il Pakistan. Più tardi, la piccola petroliera Nobler ha attraversato lo stretto verso il Golfo di Oman, indicando come destinazione il porto omanita di Sohar.

    L’Iran ha continuato a spedire petrolio a ritmi vicini ai livelli pre-guerra, un dato che, secondo Bloomberg, ha contribuito a mantenere i rifornimenti globali e ha fornito a Teheran una fondamentale fonte di valuta estera. Ciò spiega in parte la tensione nella strategia di Washington: il blocco deve infliggere all'economia iraniana un danno sufficiente a costringere il Governo di Teheran ad accettare le condizioni statunitensi prima che la paralisi dello stretto produca uno shock energetico globale. Il Fondo Monetario Internazionale e l'Agenzia Internazionale dell'Energia hanno già avvertito del pericolo di un effetto simile a quello del 1973, con ricadute su crescita e inflazione a livello mondiale.

    Sul piano diplomatico, il 15 aprile ha segnato un'apertura parziale. Fonti iraniane citate da Reuters hanno lasciato intendere che Teheran potrebbe consentire la navigazione libera sul lato omanita dello stretto nell'ambito di un accordo più ampio con Washington, che toccherebbe tre punti: il programma nucleare, la libertà di navigazione a Hormuz e i risarcimenti di guerra. Mediatori regionali parlano di un "accordo di principio" sulla proroga del cessate il fuoco. Al tempo stesso, un consigliere militare iraniano ha minacciato di colpire navi statunitensi e di estendere la crisi al Mar Rosso, dove gli alleati Houthi possono attaccare le navi che transitano dallo stretto di Bab El-Mandeb, come ulteriore leva di pressione sui traffici globali. L'UE, intanto, lavora a un piano in più fasi, che prevede l’evacuazione delle navi bloccate, la bonifica delle mine e il pattugliamento difensivo, ipotizzando una missione anche senza la partecipazione degli Stati Uniti. La Francia, da parte sua, lavora a una conferenza per una missione multinazionale con l'obiettivo di ripristinare la libertà di navigazione.

    M.L.

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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