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    Ordigno bellico su un cassone della nuova diga di Genova

    Una bomba da circa 230 chili è stata trovata il 23 ottobre sulla sommità del cassone C32. La Capitaneria ha vietato ogni attività entro 400 metri fino alla bonifica, ma il porto resta operativo. Restano da chiarire provenienza e modalità con cui è finita sul manufatto.

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    Che cosa dice il Decreto del 23 ottobre contro il caro gasolio

    In vigore dal 24 ottobre 2026, il Decreto Legge 193 rifinanzia il credito d'imposta sul gasolio, fissa un parametro ministeriale per la quota carburante dei contratti non scritti, consente di sospendere i leasing dei veicoli industriali, riscrive l'articolo 1677-bis del Codice civile e istituisce la Lettera di vettura elettronica nazionale.

    Finanza sgomina rete logistica del contrabbando tessile dalla Cina

    Foto: Guardia Finanza

    La Guardia di Finanza di Prato, sotto il coordinamento della Procura europea di Bologna, ha condotto una vasta indagine sul contrabbando di tessuti nel distretto industriale pratese, denominata Fraus ab oriente, che ha portato al sequestro di oltre 5,5 milioni di metri lineari di tessuto e più di 237 mila capi d’abbigliamento. Le merci, importate dalla Cina in totale evasione di dazi e Iva, erano destinate ai magazzini dell’area dei macrolotti 1 e 2, uno dei principali snodi logistici del comparto tessile locale.

    L’attività investigativa, avviata oltre un anno fa, si è concentrata fin dall’inizio sulla dimensione logistica del fenomeno. I finanzieri hanno intensificato il controllo dei flussi di trasporto stradale, fermando autoarticolati e autocarri telonati provenienti dall’estero e diretti verso piattaforme di stoccaggio pratesi. L’analisi sistematica dei percorsi, degli orari di arrivo e delle modalità di scarico ha consentito di ricostruire le principali direttrici d’ingresso della merce e di individuare i nodi di accumulo e trasbordo utilizzati per mascherare l’origine illecita dei tessuti.

    Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il sistema si fondava su una rete di magazzini formalmente intestati a imprese diverse, spesso di recente costituzione e prive di una reale operatività commerciale. Si trattava di società “apri e chiudi” utilizzate per giustificare la disponibilità fisica delle merci all’interno dei capannoni, in modo non coerente con i documenti di trasporto e con la documentazione fiscale esibita in caso di controlli. La mappatura delle unità locali, apparentemente sfitte o locate a soggetti estranei, è stata uno degli elementi centrali dell’indagine.

    Secondo gli inquirenti, la regia del sistema logistico faceva capo a una cittadina cinese residente a Prato, formalmente dipendente di una società attiva nel pronto moda e nel commercio all’ingrosso di tessuti. L’indagata avrebbe gestito in autonomia l’organizzazione dei trasporti, la scelta dei magazzini di destinazione e le triangolazioni documentali necessarie a simulare un percorso intracomunitario delle merci, facendo transitare le fatture attraverso società estere, in particolare in Polonia e Germania, risultate inesistenti o inattive.

    I tessuti arrivavano dalla Cina con documenti di trasporto alterati e, una volta giunti nell’area pratese, erano rapidamente scaricati e redistribuiti tra diversi depositi. Il continuo spostamento della merce, anche in orari notturni, aveva l’obiettivo di frammentare i quantitativi stoccati e ridurre la riconducibilità a un unico soggetto economico. In questo contesto, i magazzini non erano semplici luoghi di deposito, ma elementi dinamici di una catena logistica opaca, progettata per eludere i controlli doganali e fiscali.

    Le perquisizioni effettuate a fine ottobre 2025 presso magazzini, abitazioni private e studi contabili hanno confermato l’impianto investigativo. In quella fase sono stati sequestrati oltre 21 mila rotoli di tessuto, pari a più di 2,3 milioni di metri, con diritti di confine evasi per quasi 1,3 milioni di euro, oltre a dispositivi informatici e documentazione extra-contabile utile a ricostruire i flussi fisici e amministrativi della merce. È emerso inoltre che alcuni capannoni, formalmente assegnati a nuovi soggetti giuridici, continuavano a essere utilizzati come punti di stoccaggio dalla stessa rete logistica.

    L’attività di osservazione e pedinamento ha permesso d’intercettare un tentativo di trasbordo notturno di tessuti già importati illecitamente e temporaneamente custoditi in magazzini intestati a terzi. Il controllo dell’operazione al momento dello scarico ha consentito di accertare l’effettiva titolarità delle merci e di estendere l’indagine ad altri depositi. Le successive perquisizioni, disposte dalla Procura europea, hanno portato al sequestro complessivo di oltre 5,5 milioni di metri di tessuto grezzo, stoccato su pallet con etichette in lingua cinese, e di più di 237 mila capi d’abbigliamento. Nel complesso, l’operazione ha consentito di sottrarre al circuito illecito oltre 7,8 milioni di metri di tessuto, per un valore superiore a 10 milioni di euro, con tributi di confine evasi, tra dazi e Iva all’importazione, pari a quasi 3,6 milioni di euro.

    © TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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