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Aria di tempesta sul fronte del porto

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I sindacati confederali sono sul piede di guerra per il rinnovo del contratto nazionali dei portuali, per l'autoproduzione e per la crisi di alcuni importanti scali italiani.


Tempesta barca faroNel giro di pochi giorni, ad aprile 2019 i sindacati Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti hanno diffuso alcune note che preannunciano una mobilitazione nazionale nei porti italiani. In termini generali, un comunicato diffuso il 12 aprile afferma che "in questi ultimi anni in cui si iniziano a constatare gli effetti sui terminal, e più in generale sui porti, dell'evoluzione delle tendenze dello shipping mondiale, ovvero della concentrazione dei traffici contenitori, del gigantismo navale e della penetrazione delle compagnie armatoriali nel segmento terrestre della catena logistica è ancora più evidente la totale assenza di politiche trasportistiche nel nostro Paese". Per quanto riguarda le situazioni di crisi, il documento cita Gioia Tauro, Cagliari e Taranto.
Sul porto calabrese, dove Contship sta vendendo la sua quota del terminal container a Msc, i sindacati chiedono al Governo chiarezza sugli effetti che questa operazione avrà sul sistema portuale italiano: "Si tratta, in definitiva, di comprendere se si è realizzato un accordo per il sistema Italia, ottimizzando le risorse pubbliche già stanziate per insinuare attività dal valore aggiunto come il gateway ferroviario oppure se sono stati soltanto tutelati interessi particolari". La preoccupazione deriva dal fatto che finora non è stato reso pubblico alcun piano industriale.
Un altro punto su cui le sigle chiedono chiarezza al Governo è il memorandum d'intesa firmato con la Cina nell'ambito della Belt and Road: "Ciò appare come accettazione subalterna di condizioni imposte dai grandi operatori dello shipping, non solo sui porti ma sull'intera filiera logistica, che consegnerebbe agli stessi i destini dello sviluppo italiano dei prossimi anni esautorando il ruolo pubblico". Il documento rileva anche la mancanza di un dialogo con i sindacati e "i mancati controlli e interventi del Ministero vigilante sull'inerzia delle AdSP, sempre meno soggetti terzi e contro le quali abbiamo già effettuato lo sciopero nazionale l'11 maggio 2018".
Il 12 aprile è uscita un'altra nota unitaria sull'andamento della trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei lavoratori dei porti, che è scaduto il 31 dicembre 2018. Le sigle rilevano "profonde distanze tra le posizioni del sindacato e delle controparti datoriali", che "fanno venir meno le condizioni minime per la prosecuzione del negoziato". Quindi i sindacati stanno programmando "iniziative di mobilitazione unitaria da mettere in campo". Un altro fronte caldo è quello dell'autoproduzione, soprattutto sui traghetti, dopo la sua legittimazione da parte di una sentenza del Tribunale amministrativo della Sicilia. Una questione che ha già causato uno sciopero nel porto di Napoli e che sta mobilitando i lavoratori anche in altri scali.

© TrasportoEuropa - Riproduzione riservata - Foto di repertorio
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