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Cronaca

  • Sequestrati in Sicilia due autocarri con targhe non proprie

    Sequestrati in Sicilia due autocarri con targhe non proprie

    La Sezione Polizia Stradale di Caltanissetta ha sequestrato due autocarri intestati a una ditta autotrasporto che erano privi di copertura assicurativa e con targhe riferite ad altri veicoli. Il secondo camion era stato inviato dall'impresa per trasbordare il carico del primo. Sanzioni per circa 8mila euro.

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  • Le rotte europee spingono i noli container

    Le rotte europee spingono i noli container

    Il World Container Index di Drewry sale del 3% a 4.485 dollari per container da 40 piedi, trainato dall'Asia-Europa, dove i noli spot medi tornano a crescere dopo tredici settimane di calo. Sul transpacifico Los Angeles guadagna il 3%, New York cede l'1%.

Autotrasporto

  • La politica si muove sulle proteste al Sud

    La politica si muove sulle proteste al Sud

    Sabato 17 ottobre 2026 la protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio è proseguita in Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata. Il Comitato siciliano condiziona la revoca del fermo alla firma di un protocollo, mentre il ministro Salvini convoca per martedì 20 a Milano il tavolo tecnico e le delegazioni regionali.

    Pirelli sgomma in Cina


    Il controllo di ChemChina sulla Pirelli avverrà tramite una procedura piuttosto complessa, che sfocerà nel passaggio di tutte le azioni Pirelli in una nuova società. Nel primo passaggio, Camfin venderà tutte le sua azioni Pirelli (pari al 26,2%) a una nuova società creata per questa operazione da China National Tire & Rubber, la società di ChemChina che produce pneumatici (ChemChina, a sua volta, appartiene al Gruppo China National Chemical). L'acquisto avverrà al prezzo di 1,8 miliardi di euro.
    Dopo la vendita, i soci di Camfin (i più importanti sono Marco Tronchetti Provera, le banche Intesa e Unicredit e il gruppo russo Rosneft) acquisteranno le azioni della nuova società con i proventi della cessione delle proprie azioni Pirelli. L'accordo prevede che non potranno superare la quota del 49,9%, perché almeno il 51,1% (ossia il controllo della società) dovrà restare nella mani China National Tire & Rubber.
    A questo punto, la nuova società non avrà ancora il controllo di Pirelli, perché quasi tre quarti delle sue azioni saranno nella meni del mercato (tramite la quotazione alla Borsa di Milano) e dei soci di minoranza. Tra questi ultimi spiccano Malacalza Investimenti (7%), Edizione Srl (4,6%) e Madiobanca (4,1%). Il resto è il mano a fondi e investitori istituzionali.
    Per acquisire il controllo completo di Pirelli, quindi, la nuova società (di cui non si conosce il nome) lancerà un'offerta di acquisto, con lo scopo di raggiungere il delisting (ossia l'uscita dalla quotazione in Borsa) automatico, che avviene quando almeno il 95% del capitale di una società non è più quotato. La mattina del 23 marzo, il titolo Pirelli ha aperto a 15,470 euro, portando il valore dell'intera società a sette miliardi di euro.
    Se il delisting avverrà secondo i programmi, il capitale di Pirelli sarà nella mani della nuova società, il cui assetto azionario dipenderà dai risultati dell'offerta pubblica di acquisto. L'accordo prevede che la soglia minima di China National Tire & Rubber sarà del 51,1%, ma la sua partecipazione potrebbe crescere fino al 65%, lasciando ai soci di Comfin il 35%. Secondo l'intesa, i soci non potranno vendere le azioni per almeno cinque anni (o meglio, potrà farlo solo China National Tire & Rubber, purché mantenga la maggioranza del capitale e che i compratori siano accettati dagli altri soci).
    A questo punto, il governo della Pirelli cambierà completamente rispetto all'attuale assetto e l'accordo firmato ieri pone già le basi del consiglio d'amministrazione della nuova società, che sarà formato da sedici consiglieri equamente distribuiti tra gli attuali soci di Camfin e quelli nominati da ChemChina. Marco Tronchetti Provera resterà Ceo, ma perderà la carica di presidente, che sarà nominato dal socio cinese. A tale proposito, il presidente avrà voto doppio nel caso in cui una votazione del CdA abbia un risultato equamente diviso.
    Secondo l'intesa, il quartier generale e la ricerca resteranno in Italia. Ma non è chiaro il destino della produzione. Oggi, Pirelli ha in Italia due stabilimenti per pneumatici per autovetture, a Bollate e a Settimo Torinese, mentre altri diciassette stabilimenti sono sparsi in dodici Paesi. Uno opera anche in Cina, a Yanzhou, con una produzione diversificata: autovetture, moto e camion.
    L'accordo prevede anche un'importante novità, perché la nuova società produrrà solamente pneumatici per veicoli leggeri, mentre la produzione di quelli per veicoli industriali e trattori sarà scorporata nella società Aeolus, che è la quinta impresa cinese nella produzione di pneumatici. Secondo l'agenzia Radiocor, anche l'assetto di Aeolus cambierà: la divisione Industrial Tyre di Pirelli entrerà nel capitale della società, che è quotata a Shanghai, ma ha come socio di maggioranza relativa lo Stato cinese.
    Questo è per ora il piano teorico, perché l'unica azione certa che Camfin e ChemChina possono attuare oggi è la vendita della azioni della società italiana a quella cinese e la creazione della nuova società di controllo. Il resto dipenderà da come azionisti di minoranza e Borsa accoglieranno il progetto e, soprattutto, se il 95% di loro accetterà l'offerta di vendere. Già oggi emergono dubbi su Malacalza Investimenti, che con il suo 7% potrebbe da sola impedire il delisting. C'è poi la questione dei russi di Rosneft, che sono sottoposti all'embargo internazionale contro la Russia (non lo erano quando entrarono in Camfin). Quindi, a loro presenza nell'affare potrebbe sollevare obiezioni legate a questioni di politica internazionale, più che di economia.

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