Il 2025 è stato un anno contrastante per la produzione e la vendita dei pallet in legno, con un effetto statisticamente paradossale: da un lato la domanda ha rallentato a causa della stagnazione della manifattura, soprattutto in Germania e Francia, dall’altro il prezzo finale è aumentato durante l’intero anno, a causa della crescita del costo del legname. Questo disallineamento tra domanda finale e costo della materia prima ha inciso in modo diretto sulla redditività dei produttori di pallet e sulle strategie di approvvigionamento delle filiere logistiche.
Il riferimento principale per comprendere queste dinamiche è l’indice dei prezzi del legno massiccio elaborato dalla tedesca Hpe, in collaborazione con l’università di Bonn. È l’indice Bundesverband Holzpackmittel, Paletten, Exportverpackung, che riflette i prezzi di acquisto effettivi sostenuti dai produttori tedeschi di pallet per legname nazionale e importato e rappresenta uno strumento di indicizzazione contrattuale ampiamente utilizzato in Europa. Nel corso del 2025 questo ha mostrato una marcata rigidità al ribasso e una frequenza di rialzi che ha complicato la pianificazione finanziaria delle imprese, segnalando una pressione strutturale sull’offerta più che una reazione ciclica della domanda.
L’anno si è aperto con una fase di accelerazione inattesa. A gennaio l’indice si è attestato intorno ai 391 punti, proseguendo l’andamento di fine 2024 in un contesto già segnato da scarsità di materiale per pallet. A febbraio il valore è salito a 402,2 punti, con un aumento mensile del 2,8%, nonostante la debolezza della domanda industriale tedesca. Le difficoltà di approvvigionamento nelle foreste, aggravate da condizioni meteorologiche avverse in Scandinavia e in parte dell’Europa centrale, hanno limitato l’esbosco e ridotto la disponibilità di tronchi.
A marzo l’indice ha raggiunto i 410,5 punti, con un ulteriore +2,1% su base mensile, evidenziando un disaccoppiamento sempre più netto tra domanda finale contenuta e prezzi in aumento. Le segherie, alle prese con costi fissi elevati e materia prima cara, hanno preferito ridurre i volumi piuttosto che comprimere i listini. Il picco del primo quadrimestre è stato toccato ad aprile, a 419,1 punti, con una crescita del 16,8% su base annua rispetto ad aprile 2024, un livello che ha inciso in modo diretto sui margini dei produttori di pedane.
Nei mesi successivi il mercato è entrato in una fase di apparente stabilizzazione. Tra maggio e agosto i prezzi si sono mantenuti su livelli molto elevati, sopra quota 400 punti, configurando un nuovo equilibrio caratterizzato da costi strutturalmente più alti. Il rallentamento stagionale delle attività industriali non ha prodotto riduzioni importanti, anche perché una parte della produzione delle segherie ha trovato sbocco sui mercati esteri, attenuando la pressione a ribasso sui listini interni.
L’autunno ha riportato però nuove tensioni. A settembre il legno massiccio per pallet ha registrato un aumento mensile dell’1,3%, mentre a ottobre alcuni mercati importanti dell’Europa orientale, come la Polonia, hanno evidenziato rincari fino al 6,5%. L’avvicinarsi della stagione invernale ha accresciuto la domanda di legno di latifoglia e di biomassa per il riscaldamento, estendendo la pressione sui costi lungo l’intera catena di approvvigionamento europea.
Alla base di questa dinamica si collocano fattori strutturali convergenti. Il primo è l’esaurimento del cosiddetto legno da calamità, generato negli anni precedenti dalle infestazioni di bostrico che avevano colpito vaste aree forestali in Germania e Repubblica Ceca. Per lungo tempo questo materiale, venduto a prezzi ridotti, sostenne l’offerta e contenne i costi per l’industria degli imballaggi. Nel 2025 il ritorno al legno verde, con costi di macellatico più elevati, e la scelta di molti proprietari forestali di ridurre i tagli per favorire la rigenerazione hanno creato una scarsità fisica di tronchi, nota come “log gap”, che ha alimentato la competizione tra segherie.
Un secondo elemento è arrivato dal mercato nordamericano. L’aumento dei dazi compensativi statunitensi sul legname canadese, portati oltre il 35% nell’estate 2025, ha reso non competitivo l’export dal Canada e aperto uno spazio di mercato negli Stati Uniti per gli europei. Le segherie europee, in particolare tedesche e scandinave, hanno colto l’opportunità di esportare volumi elevati verso un mercato disposto a pagare prezzi più alti, riducendo ulteriormente l’offerta disponibile per l’industria europea dei pallet.
A questi elementi si sono sommati costi operativi ancora sostenuti. Nel 2025 i costi del lavoro e della manutenzione sono cresciuti, mentre la carenza di autisti e l’aumento dei pedaggi stradali hanno inciso sul trasporto dei tronchi e dei segati. Questi oneri sono stati trasferiti a valle, contribuendo al mantenimento di prezzi elevati del legno massiccio.
L’impatto sul mercato dei pallet in legno è stato così rilevante. Con il legno che rappresenta tra il 60% e il 70% del costo variabile di un pallet, l’aumento della materia prima ha eroso i margini dei produttori, soprattutto delle piccole e medie imprese. In un contesto di domanda piatta da parte di grande distribuzione, industria chimica e automotive, la capacità di trasferire i rincari ai clienti finali è stata limitata, inducendo riduzioni di produzione e favorendo processi di consolidamento.
Le strategie di approvvigionamento si sono adattate alla volatilità dei prezzi. Nel primo trimestre molte aziende hanno anticipato gli acquisti, accumulando scorte per proteggersi da ulteriori aumenti. Una volta saturati i magazzini, la domanda si è contratta, riportando nella seconda parte dell’anno un approccio just-in-time più rigoroso, volto a ridurre l’immobilizzazione di capitale in un contesto di tassi di interesse ancora elevati.
Parallelamente si è rafforzato il mercato dei pallet usati e della riparazione. Il differenziale di prezzo tra pallet nuovi e ricondizionati si è ampliato, rendendo l’usato una soluzione economicamente attrattiva. La domanda di pallet di qualità elevata è cresciuta e le attività di riparazione sono diventate più intense, prolungando il ciclo di vita dei supporti di carico e sostenendo operatori specializzati in questo segmento.
In questo scenario, l’aumento strutturale dei prezzi del legno ha iniziato a riflettersi anche sulle scelte di materiale. Pur restando il pallet in legno dominante per diffusione e standardizzazione, il 2025 ha visto un interesse crescente verso il pallet in plastica, valutato da alcune filiere come alternativa per ridurre l’esposizione alla volatilità della materia prima e come risposta alle pressioni sui costi generate dal mercato forestale.
Pietro Rossoni































































