Le rotte del narcotraffico internazionale attraversavano anche la provincia di Mantova, dove i narcos avevano una base logistica. Era a Roncoferraro, in un capannone dove erano stoccati ingenti quantitativi di hashish e marijuana destinati alla successiva distribuzione sul territorio nazionale ed europeo. Il deposito era messo a disposizione da un artigiano del posto, che avrebbe saputo dell’uso illegale dell’edificio.
L’operazione, avviata il 20 gennaio 2026 dalla polizia di Stato di Reggio Emilia e denominata Sturl One, ha smantellato una struttura criminale di matrice albanese, radicata in Italia e con ramificazioni in diversi Paesi europei. L’attività investigativa ha condotto all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Bologna, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. I destinatari del provvedimento sono nove, accusati di far parte di un’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, su un totale di quindici indagati.
Gli investigatori hanno ricostruito una filiera strutturata che gestiva l’importazione, lo stoccaggio e la distribuzione di grandi volumi di droga attraverso una rete logistica consolidata. Un ruolo centrale era svolto dalla cosiddetta rotta iberica. Dalla Spagna sarebbero partiti carichi per circa mille chili di marijuana e oltre cento chili di hashish, trasportati su strada fino al deposito di Roncoferraro. Il capannone fungeva da punto di accumulo temporaneo, prima del successivo smistamento verso altri mercati.
L’indagine ha avuto una dimensione internazionale, con attività investigative e interventi coordinati anche in Francia, Spagna e Albania. In questo contesto è emersa la figura di un autotrasportatore spagnolo, già condannato con sentenza definitiva per due precedenti importazioni di droga, coinvolto nel trasporto dei carichi. Per le comunicazioni interne l’organizzazione utilizzava telefoni dedicati dotati della piattaforma criptata Skyecc, dispositivi dal costo di diverse migliaia di euro progettati per garantire elevati livelli di riservatezza. L’analisi delle comunicazioni ha consentito agli investigatori di delineare l’operatività del gruppo, che in un arco temporale di sei mesi sarebbe riuscito a movimentare oltre 200 chili di cocaina e circa mille chili complessivi tra hashish e marijuana. I proventi illeciti stimati superano un milione di euro.




























































