Il 26 e 27 marzo 2026, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e l’Autorità doganale ungherese hanno firmato una dichiarazione congiunta per attivare un corridoio doganale tra il porto di Trieste e l’Ungheria. L’intesa definisce una procedura operativa che consente alle merci in arrivo via mare nello scalo italiano di essere trasferite rapidamente verso terminal interni ungheresi, dove saranno completate le formalità doganali. L’obiettivo è ridurre i tempi di permanenza in porto, semplificare i processi e rendere più competitivo il collegamento logistico tra Adriatico e Europa centro-orientale. Il meccanismo si basa su strumenti già previsti dal Codice doganale dell’Unione, in particolare la temporanea custodia e il regime di transito unionale. Le merci sbarcate a Trieste saranno prese in carico in aree autorizzate senza essere immediatamente sdoganate e poi instradate su treni dedicati verso l’Ungheria sotto vincolo doganale. Il trasferimento avverrà senza pagamento di dazi né completamento delle formalità durante il tragitto, che si svolge con tracciamento elettronico e garanzie doganali. Lo sdoganamento definitivo e gli eventuali controlli fisici saranno concentrati nel terminal di destinazione.
Il flusso si articolerà in una sequenza definita. Dopo l’arrivo nave e la presentazione dei manifesti, i container destinati all’Ungheria saranno selezionati e caricati su convogli ferroviari dedicati. Il trasporto lungo l’asse Trieste–Budapest avverrà senza interruzioni amministrative nei Paesi di transito. Una volta giunti nel cosiddetto dry port ungherese, le merci saranno sottoposte a controlli e procedure doganali, entrando poi in libera pratica per la distribuzione finale. Il modello ricalca quello già applicato sul corridoio Trieste–Villach, che ha dimostrato la possibilità di concentrare le verifiche a destino riducendo la congestione portuale.
Il principale effetto atteso riguarda la riduzione del tempo di permanenza del contenitore in banchina. La possibilità di trasferire rapidamente i container verso l’interno consente una maggiore rotazione delle navi e una migliore utilizzazione delle infrastrutture portuali. Per gli operatori logistici, la concentrazione delle formalità in un unico punto eliminerà passaggi intermedi e ridurrà la frammentazione procedurale. I flussi ferroviari dedicati, con slot programmati, renderanno più prevedibili i tempi di consegna lungo la catena intermodale. Un elemento rilevante riguarderà gli operatori certificati come Operatore Economico Autorizzato, che potranno beneficiare di semplificazioni ulteriori, tra cui possibili riduzioni delle garanzie richieste. Questo aspetto rafforzerà l’integrazione tra il corridoio doganale e le pratiche di affidabilità già riconosciute a livello europeo, favorendo le imprese strutturate e con elevati standard di conformità.
Il corridoio italo-ungherese s’inserisce nello sviluppo del terminal magiaro a Trieste, progetto avviato negli anni precedenti dal Governo di Budapest. L’infrastruttura, in fase di realizzazione con una prima operatività prevista nel 2026 e pieno completamento atteso entro il 2028, è concepita come punto d’accesso diretto al mare per il sistema economico ungherese. In questo contesto, il corridoio doganale rappresenta il passaggio da un investimento infrastrutturale a un dispositivo logistico pienamente operativo.
L’integrazione con il trasporto ferroviario è un elemento centrale. Il collegamento tra Trieste e l’Ungheria si innesta sulle direttrici già servite da operatori intermodali attivi nell’area centro-europea, con connessioni verso nodi come Vienna e Wels. La disponibilità di treni blocco e navetta è essenziale per garantire continuità e volumi adeguati, soprattutto nella fase iniziale di avvio del corridoio. La riduzione dei tempi e la semplificazione delle procedure vogliono rafforzare il posizionamento di Trieste rispetto ai porti del Nord Europa e agli altri scali adriatici. La possibilità di offrire un accesso rapido e integrato ai mercati dell’Europa centro-orientale rappresenta un fattore di attrazione per nuovi flussi, in particolare per le merci provenienti da Asia e Medio Oriente.
L’accordo assume anche una dimensione strategica più ampia. Trieste è indicata come nodo del corridoio indo-mediterraneo, che punta a collegare India, Medio Oriente ed Europa attraverso una rete alternativa alle rotte tradizionali del Nord. In questa prospettiva, il corridoio doganale verso l’Ungheria funziona come uno degli assi di distribuzione interna, trasformando il porto da punto di arrivo a piattaforma di smistamento verso l’entroterra europeo. Per l’Ungheria, l’iniziativa s’inserisce in una strategia di lungo periodo volta a ridurre la dipendenza dai porti del Nord Europa. La possibilità di gestire direttamente le fasi doganali e logistiche consente al Paese di rafforzare la propria autonomia nelle catene di approvvigionamento e di offrire alle imprese nazionali un canale più diretto verso i mercati globali.
Non mancano tuttavia elementi ancora da definire. Tra questi, i tempi effettivi di avvio operativo, i volumi attesi e i criteri di accesso al corridoio. Sul piano tecnico, resta centrale il tema dell’integrazione tra i sistemi informatici delle due amministrazioni doganali, necessaria per la gestione condivisa dei controlli e del rischio. Anche la sostenibilità economica dei treni dedicati nella fase iniziale, in assenza di volumi consolidati, rappresenta un aspetto da verificare.
Anna Maria Boidi







































































