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Alleanza PSA/Hutchison

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Dopo aver perso la battaglia per il controllo di P&O Ports, l'operatore di Singapore affronta DPW entrando nel capitale della cinese HPH. Le due società movimentano insieme quasi 100 mln di teu.
Sta nascendo un nuovo colosso asiatico della movimentazione dei container? La recente mossa di PSA (Singapore) e Hutchison Whampoa (Hong Kong) sembra prefigurare questo scenario, favorito dall'acquisto di P&O Ports da parte di DP World. Si preannuncia la nascita di un duopolio nella movimentazione di container nei principali porti del mondo.

La holding cinese Hutchison Whampoa ha ceduto a PSA il 20% delle due sue imprese che si occupano di movimentazione portuale: la Hutchison Port Holdings Limited (HPH) e la Hutchison Ports Investments (HPI). Il valore della transizione ammonta a 4,388 miliardi di dollari (pari a 3,544 miliardi di euro).

Ma per capire veramente la portata strategica dell'operazione, bisogna vedere altre cifre, ossia quelle legate alle strutture e alla movimentazione. Questa operazione sancisce l'alleanza tra i principali operatori di Singapore e Honk Kong, i due più importanti porti container del mondo. HPH opera in 42 porti di 20 Paesi, dove nel 2005 ha movimentato complessivamente 51,8 milioni di teu. È ovviamente molto forte nel suo quartier generale di Hong Kong, dove gestisce ben quattro terminali. Ma la società si è estesa in tutta la Cina, dove conta dieci terminal (di cui due a Shanghai) e nel resto dell'Asia (con sette terminal dalla Corea all'Indonesia). HPH è presente anche in Centro e Sud America (compresi due terminal a Panama), in Europa (Duisburg, Rotterdam, Harwich, Felixstowe, Thamesport, Willebroek e Gdynia) e in Africa-Medio Oriente (Arabia Saudita e Tanzania). La società opera anche nella logistica - attraverso la Shenzhen Hutchison Inland Container Depots (SHICD) in Cina - e gestisce l'aeroporto Grand Bahama International Airport.

PSA gestisce 19 porti in 11 Paesi e ha sede a Singapore, dove ha quattro terminal che movimentano complessivamente oltre 22 milioni di teu l'anno, servendo duecento compagnie marittime. In Cina, PSA è presenta in cinque porti (tra cui Hong Kong), mentre in Asia opera anche in India, Giappone, Corea del Sud e Tailandia. La società è forte anche in Europa, con terminal nei più importanti porti del Nord (Rotterdam, Anversa, Zeebrugge) e del Mediterraneo (Genova e Venezia). Nel 2005, PSA ha movimentato in tutto il mondo 41,18 milioni di teu, con un incremento rispetto all'anno precedente del 8,1%.

Il confronto delle mappe relative alla presenza delle due compagnie nei porti del mondo mostra una perfetta integrazione geo-economica. L'alleanza copre completamente lo scenario asiatico, sancendo il predominio sia nei tradizionali scali container del continente (Hong Kong e Singapore), sia in quelli emergenti della Cina e del Sud-Est. Si completa anche la copertura europea, sia nel Nord Atantico, sia nel Mediterraneo, mentre HPH porta in dote una solida presenza nell'America centrale. Rimane scoperta l'America del Nord, dove però anche la concorrente DPW non ha potuto entrare, a causa dell'opposizione politica degli Stati Uniti. La compagnia araba mantiene però una testa di ponte in Canada, dove ha già annunciato il potenziamento del porto di Vancouver (ricevuto in dote da P&O Ports). Se l'accordo tra PSA e HPH si rafforzerà, magari proseguendo l'integrazione tra le due compagnie, sorgerà un colosso globale da cento milioni di teu l'anno, che lascerà a notevole distanza qualsiasi altro concorrente globale.

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