- Secondo le proiezioni della Cgia di Mestre, oltre 13mila delle 67.350 imprese di autotrasporto attive in Italia rischiano la chiusura entro fine 2026 a causa del caro gasolio, il cui prezzo medio ha raggiunto 2,135 euro al litro con un rincaro del 30,6 per cento rispetto a inizio anno.
- Le misure governative si sono rivelate inadeguate o controproducenti: il taglio delle accise ha ridotto i rimborsi fiscali spettanti alle imprese con parco veicolare moderno, mentre il credito d'imposta introdotto esclude il 78 percento degli autocarri italiani per requisiti tecnici troppo restrittivi.
- Il Consiglio generale di Anita, convocato in via straordinaria il 17 aprile 2026, ha chiesto al Governo l'apertura urgente di un confronto con le rappresentanze di categoria e il riconoscimento di un credito d'imposta per recuperare il mancato rimborso accise nel periodo dal 19 marzo al 1° maggio 2026.
L'autotrasporto italiano attraversa una delle crisi più acute degli ultimi anni, a causa della combinazione di due fattori che si alimentano a vicenda: il rincaro sostenuto del carburante e una strutturale carenza di liquidità, aggravata dai lunghi tempi di pagamento della committenza. Secondo le proiezioni elaborate dalla Cgia di Mestre ad aprile 2026, su un totale di 67.350 imprese attive a livello nazionale, oltre 13mila rischiano di chiudere definitivamente entro la fine del 2026, con ricadute che interesserebbero migliaia di famiglie e l'intera catena della distribuzione delle merci.
Il gasolio rappresenta la prima o la seconda voce di costo per qualsiasi azienda del comparto, incidendo mediamente per circa il 30 percento sui costi operativi totali. Il suo prezzo medio in modalità self-service ha raggiunto 2,135 euro al litro, segnando un rincaro del 30,6 percento rispetto al 31 dicembre 2025, pari a 0,50 euro in più per ogni litro erogato. La Cgia stima che il pieno di un veicolo industriale, il cui serbatoio contiene mediamente 500 litri, costa oggi 1.067 euro, con un aggravio di 250 euro rispetto alla fine dell’anno scorso. Proiettando questo dato sull'intero arco del 2026, il rifornimento di un singolo autocarro comporta una spesa annua di 76.860 euro, con un incremento di circa 17.500 euro rispetto a quanto sostenuto nel 2025.
A rendere la situazione ancora più difficile non è solo la compressione dei margini, ma quello che gli operatori definiscono il vero "killer silenzioso" del settore: la crisi di liquidità. Il gasolio va pagato alla pompa contestualmente al rifornimento, oppure entro pochi giorni attraverso fatturazioni settimanali o quindicinali. I corrispettivi per i servizi di trasporto, al contrario, sono incassati con dilazioni che oscillano tra i 60 e i 120 giorni. Lo sfasamento temporale tra uscite e entrate genera una tensione finanziaria che può portare al fermo dei camion non per mancanza di commesse, ma per l'impossibilità di anticipare le somme necessarie a rifornire i serbatoi.
La ricerca della Cgia afferma anche che la clausola di adeguamento tariffario - il cosiddetto fuel surcharge - che dovrebbe trasferire sui committenti le variazioni del costo del carburante, si rivela nella pratica difficilmente applicabile. I piccoli operatori e i monoveicolari non dispongono della forza contrattuale necessaria per imporla; i grandi committenti la contestano, la negano o la decurtano arbitrariamente. Il risultato è che l'onere del rincaro rimane in larga misura a carico del vettore.
Le misure adottate dal Governo per contenere questa crisi hanno prodotto effetti in parte contraddittori. Il taglio generalizzato delle accise sul gasolio, pensato come misura di sollievo generalizzato per i consumatori, si è trasformato per gli autotrasportatori in un paradosso normativo. Per Legge, le imprese del settore beneficiano di un rimborso sulle accise versate per il gasolio a uso professionale. Quando il Governo applica un taglio generalizzato delle accise, quella stessa riduzione viene sottratta dall'importo rimborsato alla categoria: lo sconto alla pompa annulla il vantaggio fiscale specifico, producendo un effetto neutro o persino negativo per chi disponeva del rimborso. Analogamente, il credito d'imposta introdotto per il settore (ma non ancora erogato) è utilizzabile soltanto per i veicoli superiori alle 7,5 tonnellate e di categoria Euro V o superiore. Poiché il 78 percento degli autocarri italiani non rientra in questi parametri, secondo le stime della Cgia, il beneficio è accessibile soltanto al restante 22 percento del parco veicolare.
Di fronte a questo scenario, Anita ha convocato in via straordinaria il 17 aprile il Consiglio generale per fare il punto sulla situazione. L'associazione ha espresso forti preoccupazioni per le ricadute del caro carburanti sull'equilibrio economico e finanziario delle imprese associate e ha ribadito la necessità di correttivi tempestivi da parte del Governo. Sul nodo delle accise, l’associazione è esplicita: l'intervento non ha prodotto benefici economici reali per il settore, ma ha generato confusioni interpretative e si è rivelato privo di efficacia per le imprese con parco veicolare moderno, che da anni beneficiano del rimborso accise secondo le regole europee. L'associazione chiede pertanto il riconoscimento di un credito d'imposta per recuperare il mancato rimborso relativo al periodo compreso tra il 19 marzo e il 1° maggio 2026.
"Restituire alle imprese quanto hanno perso dal taglio è un atto dovuto da parte del Governo, un atto di giustizia" dichiara il presidente di Anita Riccardo Morelli. "Va bene calmierare il prezzo alla pompa a vantaggio dei cittadini, ma è altresì necessario rimediare al danno che ne è derivato alle imprese con il parco veicolare più moderno e sostenibile. Il recupero del rimborso ai valori precrisi è indispensabile anche per la dovuta chiarezza e trasparenza nei confronti della committenza affinché il taglio non venga interpretato dai clienti come un vantaggio per l'autotrasporto e consenta alle parti di applicare la clausola del fuel surcharge senza condizionamenti esterni."
Sul piano europeo, Anita richiama la proposta della Commissione UE relativa a un Temporary Framework che consentirebbe ai singoli Paesi di adottare misure settoriali specifiche, aprendo uno spazio normativo finora assente. "L'appello che rivolgo al Governo è che apra un confronto urgente con le rappresentanze della categoria per mettere a terra le misure e le relative coperture che Anita, insieme a tutte le associazioni del settore, ha formulato in queste settimane" prosegue Morelli, che aggiunge: "In situazioni come quella che stiamo vivendo deve prevalere un alto senso di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti: Istituzioni, imprese e associazioni di categoria. Il rischio che interruzioni dei servizi di trasporto siano strumentalizzate per altri fini è altissimo, così come altissimo è il rischio che intervengano soggetti che nulla hanno a che fare con il nostro mondo e dai quali fin d'ora ci dissociamo". Il Consiglio generale di Anita sarà nuovamente convocato nei prossimi giorni per valutare l'evolversi della situazione, l'andamento del confronto con le Istituzioni e le possibili soluzioni percorribili.
Pietro Rossoni





































































