Il 6 marzo 2026, attorno alle ore 16.00, uno dei pistoni del viadotto mobile che collega la Darsena Toscana al resto della rete viaria toscana si è staccato ed è precipitato durante una manovra di apertura del ponte, necessaria al transito di un natante verso il canale dei Navicelli. L'impalcato ha perso l'assetto, scivolando fuori dalle guide e appoggiandosi in equilibrio precario su un pilastro. Il traffico è stato bloccato in entrambe le direzioni, e sul posto sono intervenuti Vigili del Fuoco, Polizia Stradale, Polizia Municipale e Guardia Costiera. Nessun ferito tra gli operai del terminal Tdt che lavoravano nelle vicinanze.
Il viadotto colpito dall'incidente è un elemento fondamentale della logistica portuale livornese: per esso transitano la quasi totalità dei mezzi pesanti in entrata e in uscita dal terminal container della Darsena Toscana, la principale area di movimentazione dei contenitori del porto di Livorno. Il blocco ha innescato un effetto a catena: non solo sul traffico su gomma, ma anche sulla navigazione interna, poiché il canale dei Navicelli — arteria fondamentale per i cantieri navali del pisano — è risultato di fatto inaccessibile per ragioni di sicurezza nelle ore immediatamente successive al cedimento.
Il solo collegamento rimasto operativo con la "terraferma" è stato il viadotto minore di viale Mogadiscio, adiacente al ponte crollato, riaperto dopo le verifiche condotte dai tecnici della Città metropolitana di Firenze — ente gestore della superstrada Fipili — e da quelli di Avr, responsabile della gestione ordinaria dell'infrastruttura. Tuttavia, questo secondo viadotto non è strutturalmente dimensionato per sostenere l'intensità dei flussi di veicoli pesanti che caratterizzano l'area portuale, e ha rappresentato soltanto una soluzione di emergenza parziale.
I lavori di riallineamento dell'impalcato sono iniziati la mattina del 7 marzo, con operazioni di sollevamento con gru coordinate da Città metropolitana e Avr. L'impalcato è stato riportato in asse tra il 7 e l'8 marzo, e l'obiettivo dichiarato è la riapertura al traffico entro il 10-11 marzo, inizialmente con cautele e limitazioni. Al 9 marzo la situazione era in via di normalizzazione, ma con criticità ancora rilevanti per i veicoli industriali e per la navigazione sul canale dei Navicelli.
Le prime valutazioni tecniche hanno indicato che il danno riguarda il sistema mobile — i pistoni e l'area di rotazione — e non la struttura principale del viadotto. Sono comunque in corso verifiche più approfondite, che potrebbero incidere sulle condizioni di utilizzo del ponte nelle settimane successive alla riapertura. In particolare, si discute se ammettere da subito i veicoli pesanti o limitare il transito, in una prima fase, ai soli veicoli leggeri, in attesa di un collaudo completo.
Sul fronte della navigazione interna, la gestione delle prossime settimane richiederà di coordinare i sollevamenti temporanei dell'impalcato — necessari per l'installazione di nuove cerniere — con il passaggio delle unità superiori a 9 metri di altezza, così da non bloccare totalmente il traffico nautico verso la cantieristica pisana. La cantieristica navale del distretto di Pisa dipende in modo strutturale dalla navigabilità del canale dei Navicelli per varare e consegnare le nuove costruzioni: l'isolamento del canale ha avuto quindi ricadute non solo sul porto, ma su un intero settore produttivo regionale.
L'incidente ha riacceso il dibattito politico-istituzionale sull'adeguatezza delle infrastrutture di collegamento tra la rete viaria regionale e il porto di Livorno. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha dichiarato l'intenzione di anticipare tra 35 e 40 milioni di euro già stanziati nell'ambito del progetto Darsena Europa per finanziare un nuovo ponte mobile sullo Scolmatore, nella zona dei Navicelli. L'obiettivo è creare un collegamento diretto per il traffico proveniente da Pisa verso il porto, separando — almeno parzialmente — i flussi portuali pesanti da quelli legati alla cantieristica navale, e riducendo la dipendenza dall'attuale sistema di tre ponti elevatori all'interno dello scalo.
L'infrastruttura colpita dall'incidente è stata progettata in occasione dei Mondiali di calcio del 1990 e collaudata nel 2004: un impianto con oltre vent'anni di esercizio, soggetto a un'usura che il documento di fattibilità per il nuovo ponte sullo Scolmatore — presentato in Regione nel febbraio 2026, poche settimane prima dell'incidente — descriveva come un fattore di rischio crescente per la continuità operativa del porto. Il cedimento del 6 marzo ha trasformato quella valutazione tecnica in un'emergenza concreta.
Le associazioni di categoria, tra cui la Cna, hanno denunciato un aggravamento dei già noti problemi di logistica portuale e hanno chiesto procedure accelerate sia per il ripristino del ponte sia per la realizzazione di un'infrastruttura alternativa. La Cna ha sottolineato che la concentrazione del traffico pesante su un unico viadotto di dimensioni ridotte rappresenta un collo di bottiglia che compromette la competitività dello scalo livornese, in un contesto in cui la velocità di carico e scarico delle merci è una variabile determinante per l'attrattività dei terminal container.
Il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Davide Gariglio, ha precisato che nessuna area del porto è rimasta completamente isolata, ma ha ammesso che nelle settimane successive all'incidente si dovranno affrontare disagi rilevanti, con un possibile congestionamento del traffico veicolare deviato sul viadotto minore. La struttura dell'Autorità ha affiancato le amministrazioni coinvolte nella gestione dell'emergenza e nella riorganizzazione della viabilità.
Antonio Illariuzzi





































































