Nel primo trimestre del 2026 il mercato italiano dei rimorchi e semirimorchi mostra segnali positivi nei volumi, ma la dinamica reale appare più complessa. Secondo il comunicato del Centro Studi Unrae, a marzo sono state immatricolate 1.290 unità, in aumento del 12,2% rispetto alle 1.150 dello stesso mese del 2025. Il bilancio dei primi tre mesi dell’anno raggiunge così 3.689 unità, con una crescita dell’8,2% rispetto alle 3.410 del corrispondente periodo dell’anno precedente.
Il dato, letto isolatamente, suggerirebbe una ripresa della domanda, ma Unrae precisa che l’incremento è in larga parte legato alla progressiva evasione del portafoglio ordini accumulato nel corso del 2025. Non si tratta quindi di un’accelerazione strutturale degli investimenti, bensì della consegna di mezzi già ordinati, in un contesto che resta incerto per le decisioni future delle imprese di autotrasporto. Questa distinzione incide direttamente sulla capacità del settore di pianificare il rinnovo delle flotte. L’assenza di una domanda stabile e prevedibile rende più difficile impostare programmi d’investimento pluriennali, soprattutto in un quadro economico e normativo che non offre ancora riferimenti certi.
Il tema centrale resta infatti quello dell’età del parco circolante. Nel comunicato Unrae, il coordinatore del gruppo rimorchi, Michele Mastagni, mette in evidenza come l’età media dei veicoli trainati in Italia abbia raggiunto i 17,5 anni, un valore che colloca il Paese tra quelli con le flotte più datate in Europa. Si tratta di un indicatore che ha implicazioni dirette sia sulla sicurezza stradale sia sull’impatto ambientale del trasporto merci. Lo stesso Mastagni sottolinea che, mantenendo gli attuali ritmi di rinnovo, sarebbero necessari circa 35 anni per sostituire completamente il parco esistente. Un orizzonte temporale che mostra la distanza tra le esigenze operative del settore e la capacità reale d’investimento, aggravata dall’incertezza sugli strumenti di sostegno pubblico.
In questo contesto, Unrae richiama l’attenzione sulla necessità di rendere operativi in tempi rapidi i fondi pluriennali destinati al rinnovo del parco. In particolare, l’associazione pone in primo piano l’urgenza di adottare il Decreto attuativo che consente alle imprese di accedere agli incentivi previsti. In tal modo, si può permettere una pianificazione degli investimenti fondata su basi più stabili già a partire dal 2026, riducendo l’attuale frammentazione degli interventi.
Accanto al tema degli incentivi, Unrae ribadisce anche un nodo normativo che incide sull’efficienza del sistema: l’estensione della lunghezza degli autoarticolati a 18,75 metri. La misura è già prevista dal Decreto Legge numero 121 del 2021, ma risulta ancora in attesa dell’aggiornamento del regolamento esecutivo del Codice della Strada necessario per la sua piena applicazione. L’associazione spiega che si tratta di un allineamento ai livelli europei più che di una misura straordinaria. L’introduzione operativa di queste configurazioni consentirebbe di aumentare la capacità di carico per singolo viaggio, con effetti diretti sulla riduzione delle emissioni di anidride carbonica, sulla diminuzione della congestione stradale e sull’ottimizzazione dei flussi logistici.
Un ulteriore elemento messo in luce dall’associazione riguarda l’impatto sulla carenza di conducenti, che rappresenta una criticità strutturale per il comparto. L’aumento della capacità di trasporto per veicolo potrebbe contribuire a ridurre il numero di viaggi necessari a parità di merci movimentate, offrendo un supporto concreto alla gestione delle risorse umane disponibili.
Pietro Rossoni







































































