Un dettaglio apparentemente insignificante ha portato alla scoperta di oltre venti chilogrammi di oppio in pasta nascosti nel catalizzatore di un autoarticolato proveniente dall'Iraq. Il sequestro è avvenuto a febbraio 2026 nelle aree doganali del porto di Trieste durante i controlli di routine su mezzi e merci in arrivo. A insospettire i militi del Comando Provinciale della Guardia di Finanza e i funzionari dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è stata la pulizia anomala del sistema di scarico del veicolo: troppo lucido, privo della normale polvere che si accumula dopo percorrenze stradali. Un particolare che ha spinto gli operatori ad approfondire l'ispezione.
All'interno del catalizzatore è stato trovato un recipiente metallico cilindrico contenente un blocco di oppio in pasta, accuratamente confezionato con strati di cellophane e carta carbone per schermare odore e individuazione da parte dei cani antidroga. Alla guida del camion c’era un cittadino iraniano di 44 anni che, dopo la scoperta dello stupefacente, ha tentato di scappare. Bloccato e arrestato in flagranza per introduzione di sostanza stupefacente in Italia, l'uomo è stato trasferito alla casa circondariale "Ernesto Mari" di Trieste, a disposizione dell'autorità giudiziaria.
L'autoarticolato aveva un carico composto in Iraq, era stato imbarcato sul traghetto nel porto turco di Pendik, a Istanbul, e risultava diretto a una società di logistica con sede a Colonia, in Germania. Sequestrato l'intero veicolo, sono ora in corso accertamenti per identificare mittenti e destinatari effettivi e ricostruire i collegamenti internazionali della filiera del traffico.
Non è la prima volta che il porto di Trieste si rivela snodo critico per il traffico di oppio proveniente dal Medio Oriente. Nell'aprile 2023 vennero sequestrati circa 22,6 chili di oppio nascosti nel doppiofondo di un autoarticolato iraniano, anch'esso proveniente dal porto turco di Pendik. Nel luglio 2025, un altro maxi-sequestro: 30 chilogrammi di oppio in pasta occultati in mattoni e oggetti decorativi all'interno di un camion dal porto turco di Mersin, sempre con carico composto in Iraq e destinazione dichiarata verso società logistiche europee.









































































