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Assoporti, statistica Eurostat è superata


Le statistiche sui porti europei relative al 2012 pongono Rotterdam al primo posto nel traffico delle merci, come tonnellaggio movimentato, seguito da Anversa e Amburgo, mentre tra i primi dieci non compare alcuno scalo italiano. Non solo, Eurostat sottolinea che l'Italia ha perso, dal 2011 al 2012, ventitré milioni di tonnellate, anche se il nostro Paese resta al terzo posto nel tonnellaggio complessivo (477 milioni di tonnellate), dietro a Paesi Bassi (543 milioni) e Gran Bretagna (510 milioni). Insomma, i porti italiani movimentano ancora tante merci, ma sono troppo frammentati.
La risposta a questi dati è giunta in breve tempo da Assoporti, il cui presidente, Pasqualino Monti, esordisce affermando che "Non è vero che la portualità italiana è emarginata, una sorta di figlio di un dio minore della portualità europea. La portualità italiana presenta eccellenze continentali, nel traffico di transhipment dei container, nelle crociere, nelle autostrade del mare, nella produttività".
La prima causa dell'inadeguatezza dei dati è che si riferiscono al 2012, quindi "sono ormai superati". Assoporti rileva che già nel 2013 la situazione degli scali italiani è migliorata, come mostra l'aumento del 5,7% del traffico container, soprattutto nel transhipment. Non solo, ma lo scorso anno un porto italiano, Trieste, è entrato tra i primi dieci scali europei. Assoporti aggiunge che "Le carte geografiche prodotte da Eurostat non hanno un senso economico specie per un paese come l'Italia che complessivamente si colloca al terzo posto in Europa per traffico marittimo e che ha storicamente un'offerta portuale diversificata rispetto agli altri paesi europei", dichiara il presidente Pasqualino Monti.
Monti spiega la frammentazione degli scali italiani con la struttura orografica e con la polverizzazione dei siti produttivi nella Penisola. "Quando si leggono i dati Eurostat queste considerazioni vanno tenute a mente. Delle statistiche va fatto comunque tesoro per ribadire che senza una regia di sistema è grottesco parlare di porti non competitivi. I porti oggi sono competitivi se alle spalle hanno reti viarie e ferroviarie efficienti. Se hanno infrastrutture adeguate ai trend dei nuovi traffici, se hanno fondali in grado di accogliere le navi giganti che ormai dominano l'interscambio mondiale, se sono in grado di investire tempestivamente, se non sono martoriati dagli adempimenti burocratici, se sono in grado di attirare investitori internazionali".

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