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    Come chiedere gli incentivi per acquisto camion nel 2020 e 2021

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Gefco: “Vogliamo crescere in Italia”

Gefco è un nome ben conosciuto nel trasporto per la sua attività nel comparto Automotive: ogni anno, la società francese muove oltre tre milioni di autovetture nuove dai cancelli delle fabbriche fino al portone dei concessionari di tutto il mondo. Sono in prevalenza veicoli del gruppo automobilistico francese PSA (Citroen e Peugeot) – cui la stessa Gefco appartiene – ma non solo. Nel corso degli anni, la società ha ampliato la clientela anche ad altri marchi. Ma Gefco non è solo Automotive. La società si articola in tre divisioni: oltre a quella che opera nel settore automobilistico, una effettua il trasporto espresso di collettame e la terza offre servizi logistici. E proprio quest'ultima sta vivendo una fase di forte espansione in tutta Europa, compresa l'Italia. Parliamo della presenza e dei progetti di Gefco nella Penisola con Christophe Poitrineau, direttore generale di Gefco Italia. La filiale italiana di Gefco conta 327 dipendenti e nel 2006 ha prodotto un fatturato di 179 milioni di euro. Nell'ambito del trasporto e della logistica – escluso il settore Automotive – le attività sono suddivise in tre settori: Network, Overseas e Stoccaggio. Sotto l'etichetta di Network ci sono le attività di trasporto terrestre nazionale e internazionale, completo e di collettame, che nel 2006 hanno fatturato complessivamente 82 milioni di euro. "In questo comparto operiamo in Italia dal 1987 e ancora oggi c'è un consistente peso di clienti nel settore automobilistico, per cui effettuiamo la consegna di componenti e di ricambi", spiega Poitrineau. "Ma ci siamo progressivamente allargati in altri settori e oggi il 60% dei clienti opera fuori dal gruppo automobilistico PSA. E anche per i prossimi anni intendiamo sviluppare le attività del Network in nuovi comparti". La copertura del territorio avviene attraverso alcune agenzie proprie – situate a Torino, Milano, Verona, Padova, Firenze, Bologna, Roma e Atessa – e corrispondenti in Campania, Calabria e Sicilia. La divisione Overseas è quella che sta mostrando il maggiore tasso di crescita, che negli ultimi due anni ha segnato un incremento del 60%, raggiungendo nel 2006 i tredici milioni di euro. "In questo caso, abbiamo interamente clienti esterni al gruppo PSA e appartenenti a diversi settori industriali. Seguiamo le spedizioni internazionali lungo l'intera filiera door-to-door, dalla presa al fornitore alla consegna finale, comprese le procedure di sdoganamento. Le destinazioni più forti sono l'America meridionale, il sud-est della Cina e alcuni importanti mercati di nicchia, come Dubai, Israele ed il Magreb". Le attività connesse allo stoccaggio si basano attualmente su strutture relativamente piccole, ma Gefco sta sviluppando in Italia nuove piattaforme. Quelle attive sono tre: Atessa, Pregnana e Cerro al Lambro. Tra le realtà in fase di realizzazione, spicca quella di Torino. "In questo comparto abbiamo deciso di muoverci in modo diverso dal solito. Piuttosto che conquistare indiscriminatamente contratti di outsourcing, analizziamo insieme ai potenziali clienti la loro supply chain, in modo da proporre loro la sua riprogettazione. Solo a questo punto, acquisiamo l'attività operativa, che richiede la costruzione di strutture. Per esempio, prima di siglare un contratto con un cliente di Torino, abbiamo fatto un consulting di 50 giorni". Con questa formula, Gefco vuole affrontare la questione dell'offerta di servizi logistici alla media azienda italiana: "Tante imprese italiane si trovano in difficoltà perché i loro mercati si spostano a livello globale, mentre la vita dei prodotti si accorcia. In pratica, la loro supply chain non riesce a seguire queste mutazioni, anche perché finora molte imprese italiane hanno investito molto in creatività e poco nella logistica. Ma stiamo avvertendo un nuovo atteggiamento e cerchiamo di anticipare i tempi". Migliorare la logistica delle imprese significa anche ridurne i costi, che in Italia sono tra i più elevati d'Europa. Gefco stima che le aziende che fatturano tra 100 e 200 milioni di euro, i costi logistici rappresentano il 10-12% del fatturato: "La nostra formula per ridurre l'incidenza di tale costo si chiama PPO, ossia post production operation. È una soluzione che stiamo pienamente attuando nel settore Automotive e che vogliamo portare anche negli altri comparti. In pratica, si tratta di aspettare l'ultimo minuto utile per chiudere la spedizione. In Italia, lo stiamo sperimentando nel comparto motociclistico e in quello tessile". Gefco non sta solo spostando le conoscenze da una divisione all'altra, ma anche i clienti: "Tutte le divisioni devono lavorare insieme per garantire uno sviluppo integrato. Per esempio il Network ha portato il cliente Microcar all'Automotive, mentre per Piaggio è avvenuto il processo inverso, ossia dal semplice trasporto dei motocicli siamo passati anche all'approvvigionamento degli stabilimenti francesi". La filiale italiana intende sfruttare anche l'espansione verso l'Europa orientale di Gefco, che recentemente ha visto un nuovo caposaldo in Polonia e progetti in Russia. La società ha già attivato alcuni importanti collegamenti con la Romania, dove operano due linee dirette settimanali, che fa da hub per gli altri Paesi dell'Est dopo avere raccolto le spedizioni a Milano e Padova. "Inviamo quotidianamente merci in Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia. Possiamo aumentare l'offerta di collegamenti verso l'Est in breve tempo, se ci sarà domanda. I prossimi passi saranno verso la Russia, che è un mercato in forte crescita per l'Italia, e l'Ucraina, dove Gefco aprirà una filiale nel 2008". L'incontro con Poitrineau si conclude parlando di un elemento fondamentale per l'attività di Gefco: l'autotrasporto. La filiale italiana non ha una propria flotta di camion, ma si avvale di autotrasportatori in conto terzi: "Nelle bisarche e nelle attività di distribuzione, utilizziamo soprattutto imprese di dimensioni artigianali, mentre nelle linee internazionali ci avvaliamo d'imprese strutturate. Gefco tiene alla fidelizzazione con i suoi fornitori d'autotrasporto, che è basata su impegni reciproci. A loro chiediamo affidabilità e qualità del servizio, mentre noi garantiamo tempi di pagamento certi e riconoscimento tariffario. Tra le procedure di qualità che i nostri autotrasportatori devono seguire, in primo piano vi sono quelle sulla sicurezza, un argomento su cui organizziamo training per gli autisti". A questo punto s'impone una domanda sulla recente liberalizzazione dell'autotrasporto italiano: "Questo provvedimento favorirà i processi d'aggregazione tra le imprese e di consolidamento del mercato. Ma l'autotrasporto italiano è scosso anche da altri due fenomeni importanti, che sono l'aumento dei costi e la stretta sui tempi di guida, dovuta ai maggiori controlli e all'introduzione del cronotachigrafo digitale. Sono elementi da non sottovalutare e che imporranno nuove modalità di lavoro a numerose imprese italiane".

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