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Autotrasporto, fronte caldo a Genova

Il 12 e 13 febbraio gli autotrasportatori del Cuna hanno bloccato i terminal container del porto. Al disagio generale si sommano tematiche specifiche del settore. Polemiche tra le associazioni.
Il 12 febbraio è iniziata la "manifestazione" di una parte dell'autotrasporto container genovese, che ha portato al blocco delle operazioni nei terminal VTE di Voltri, del Sech e di quello di San Benigno. Il blocco è stato effettuato disponendo dei trattori stradali davanti agli accessi dei terminal, che lasciano transitare solamente i camion telonati o frigoriferi, bloccando quelli con container. Il fermo è terminato nella tarda mattinata del 13 febbraio, dopo l'incontro con il Prefetto, cui hanno partecipato anche rappresentanti della committenza (spedizionieri, agenti marittimi e terminalisti), nonché ii presidenti dell'Autorità portuale e della Camera di Commercio. Le parti si riuniranno ancora venerdì 16 febbraio per discutere di tariffe.

L'azione, che ha coinvolto solamente i porti genovesi, dovrebbe essere "spontanea", ma di fatto è stata organizzata da esponenti locali del Cuna, il coordinamento delle associazioni del settore che non ha firmato l'intesa con il Governo e che ha revocato il fermo nazionale che avrebbe dovuto tenersi questa settimana. Le altre associazioni criticano l'azione, ma per ora a Genova la situazione non presenta particolari tensioni tra autotrasportatori e neppure la Polizia ha agito.

I motivi del fermo sono spiegati in un comunicato: "Al di là delle motivazioni che hanno spinto le associazioni non firmatarie del protocollo d'intesa con il Governo la categoria a Genova, esasperata dalle condizioni economiche venutesi a determinare, ha deciso di astenersi dai servizi fino a che i committenti non assumeranno atteggiamenti più responsabili per la copertura dei costi di gestione e della sicurezza".

Gli animi degli autotrasportatori genovesi si sono scaldati anche per la voce secondo cui le compagnie marittime avrebbero concesso agli spedizionieri un aumento dell'8% sulle tariffe di trasporto terrestre. Questi ultimi non hanno girato nulla agli autotrasportatori, che sostengono di viaggiare senza margini di profitto, a causa dell'aumento dei costi. Il segretario ligure della Fai, Matteo Bruzzone, chiede un tavolo di trattativa con i committenti per concordare un aumento delle tariffe dell'autotrasporto di almeno il 25%: "Oggi il trasporto su gomma viene pagato da 0,90 a un euro a chilometro, mentre i costi reali di gestione di un camion sono di 1,45 euro a chilometro".

La protesta di Genova è stata criticata dalla Fita-Cna ligure (associazione che ha siglato l'intesa nazionale con il Governo). "Sulla questione dell'accordo container, esiste da tempo un tavolo nazionale che raccoglie i rappresentanti degli autotrasportatori e della committenza e l'attuale liberalizzazione è stata favorita da chi oggi è a capo della protesta", afferma Angelo Lattanzi, segretario regionale di Fita-Cna. Sul fronte opposto, Paolo Uggè, presidente nazionale di Fai, ha detto che "Una riprova della sua (del ministro Bianchi, ndr) evidente disinformazione si può registrare dal fermo in atto oggi a Genova, dove la protesta degli autotrasportatori sta paralizzando il porto ligure. La situazione è sorta spontaneamente a livello locale in quanto gli operatori hanno deciso di avviare la protesta per testimoniare il forte disagio, determinato dalla politica dei trasporti attuata da Bianchi".

A livello nazionale, si registra una dura polemica tra lo stesso Uggè (che è stato sottosegretario ai Trasporti nel governo Berlusconi ed ora è deputato di Forza Italia) ed il ministro Bianchi. Intanto, nel Corriere della Sera del 13 febbraio, il coordinamento nazionale del Cuna ha pubblicato una pagina a pagamento che contiene una lettera aperta al ministro e ai cittadini. Il documento spiega le ragioni che hanno portato il coordinamento a non firmare l'intesa con il Governo e, nello stesso tempo, a sospendere il fermo nazionale.

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