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Il camion diventa protagonista del grande schermo


Camion e camionisti appaiono spesso al cinema come comparse, raramente come protagonisti e, quando lo sono, spesso hanno una connotazione comica o negativa (come nel classico Duel di Spielberg). Ora, invece, il camion appare in primo piano in due pellicole uscite contemporaneamente ed entrambe di autori italiani. La prima è già nelle sale: L'ultima ruota del carro del regista Giovanni Veronesi, che narra la storia di Ernesto Marchetti attraverso gli ultimi trent'anni di storia italiana. È il classico uomo qualunque, anzi, come gli aveva predetto il padre è "L'ultima ruota del carro". Dopo aver iniziato diversi lavori, diventa traslocatore e viaggia in tutta la Penisola. Il protagonista s'ispira ad una persona realmente esistita, Ernesto Fioretti (che appare nel film nel ruolo del sacrestano), che è un conosciuto autista dei camion che lavorano per l'industria cinematografica.

Trailer de L'ultima ruota del carro

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Ancora più legato al camion è il film, che ha quasi la veste di un documentario, di Alberto Fasulo, che s'intitola proprio TIR tratta della "solitudine di un camionista". Un film così forte da vincere il premio Marc'Aurelio d'oro per la di migliore regia al Festival Internazionale del Film di Roma, che si è concluso il 17 novembre 2013 (e cui aveva partecipato anche L'ultima ruota del carro). Protagonista è un autista croato di mezza età, Branko, un ex-insegnate di Fiume che decide di diventare camionista internazionale per un'azienda di trasporto italiana. Lo fa per soldi, perché guadagna il triplo che da insegnante, ma si scontra con un lavoro duro e solitario. Non è un documentario, ma illustra in dettaglio la vita quotidiana degli autisti delle lunghe distanze, con la loro solitudine, la vita in cabina e i rapporti con famiglia (quasi solo per telefono) e con i colleghi (nelle aree di sosta).

Servizio della Rai su TIR
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Il giovane regista friulano Fasulo ha dichiarato che ha tratto ispirazione per questo film da un passaggio ricevuto da un camionista. "In questo viaggio, mi sono reso conto di essere entrato in un mondo parallelo che mi ha totalmente coinvolto", ha dichiarato il regista all'agenzia Asca. "Questa esperienza si è tramutata in un desiderio, quello di entrarci con una macchina da presa e raccontarlo". Il regista racconta come questa professione sia stata stravolta dalla crisi degli ultimi anni. "Si tratta di un film di finzione, ma ancorato e girato dentro la realtà, senza perdere quattro anno di ricerca che mi hanno permesso d'individuare la storia e le atmosfere del film". Prima di vincere a Roma, il film aveva già vinto il premoi Solinas.
L'attore sloveno che interpreta il protagonista, Branko Zavrsan, ha realmente conseguito la patente per veicoli pesanti e ha viaggiato per tre mesi in tutta Europa.  "Siamo tutti un po' camionisti, perché siamo sempre importanti per qualcun altro e trasportiamo sempre qualcosa da un posto all'altro, che siano emozioni o materie", conclude Fasulo.
Questi due film possono essere una buona occasione per fornire un'immagine meno stereotipata degli autisti di camion, in un momento in cui l'intero autotrasporto sta vivendo una crisi profonda. Sono due film diversi, ma che ci spiegano come la cabina del camion possa essere un osservatorio privilegiato per guardare la storia e la cronaca di questo Paese. Lo stesso Fasulo ha dichiarato: "Mi aspetto che da questo film scaturisca un dibattito intorno a questa categoria, che è vista come un problema e non come una risorsa. Il camionista è un anello fondamentale del nostro vivere quotidiano e le persone non si rendono conto dell'importanza di questo. Nel 2008 sono bastati due giorni di sciopero per bloccare l'Italia".

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