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09 febbraio 2007 @ 17:58:02 CET
Un duro comunicato della società risponde allo sciopero di 72 ore, evocando la possibilità di abbandonare lo scalo calabrese. "Una grande occasione buttata al vento". Il sindacato SDL ribatte che altre compagnie vorrebbero subentrare.
Il meccanismo che ha fatto di Gioia Tauro il primo porto container del Meditterraneo sta perdendo colpi. A pochi giorni dalla pubblicazione dei risultati relativi al 2006, che hanno mostrato un traffico annuo sceso sotto i tre milioni di teu, giunge una lunga dichiarazione di Cecilia Battistello, presidente del Gruppo Contship Italia, cui appartiene il Medcenter Container Terminal di Gioia Tauro. È una dichiarazione che giunge dopo due eventi importanti per la società: lo sciopero di 72 ore proclamato da un sindacato del porto calabrese, che ha portato un forte rallentamento dell'attività, e la vittoria della causa al TAR contro l'assegnazione del sesto modulo di Genova Voltri a VTE senza gara (che andrà quindi svolta, rimettendo in gioco Contship). Il porto calabrese subisce anche i programmi di Maersk, che potrebbe non scalare più, e MSC, che ha rinunciato a farlo dopo un periodo di sperimentazione.
"Dieci anni fa era un grande progetto, non solo, anche una grande speranza. Oggi è la grande occasione buttata al vento": Cecilia Battistello esordisce con queste parole. Poi, la manager rivendica alla sua società il successo dello scalo: "Bisogna essere consapevoli che i grandi traffici che vengono smistati o trasbordati in Mediterraneo non hanno bisogno né di Gioia Tauro né dei porti italiani. I volumi che si movimentano a Gioia ci sono grazie alla storia di Contship Italia ed ai suoi 47 anni d'investimenti nel mondo internazionale. Solamente la credibilità, la reputazione di capacità operativa e gli sforzi fatti sinora senza esitazioni da Contship e dalle sue persone hanno attirato i clienti più importanti del mondo in una terra senza storia portuale e vista con tanto sospetto da molti".
Dopo aver ricordato le decisioni di Maersk e MSC, Battistello ammonisce: "I terminal di transhipment sono per ragioni di mercato strutture fragili che possono essere emarginate dalle grandi rotte di traffico container nel giro di poche ore, la loro emarginazione può diventare totale e permanente !!". E conclude: "Dopo dieci anni di enormi sforzi resi ancora più pesanti dal fatto che per ben due volte gli Accordi di Programma definiti con lo Stato sono stati onorati solo da parte nostra, siamo obbligati ad avviare una riflessione sul possibile futuro di Gioia Tauro che potrebbe indicarci scelte dolorose ma inevitabili".
Il sindacato autonomo SDL (ex SULT), cui appartiene il Coordinamento dei portuali che ha proclamato lo sciopero di 72 ore (iniziato alle ore 13 dell'8 febbraio) ribatte di aver proclamato l'agitazione perché la controparte non ha firmato l'intesa, che sarebbe già stata raggiunta. Dall'agitazione si sono dissociati i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL. Questo è il secondo sciopero proclamato nel porto calabrese, dopo quello dello scorso dicembre. In un comunicato riportato da Il Denaro, il Coordinamento afferma che: "Da più di due mesi chiediamo maggiore vivibilità all'interno del porto. Chiediamo l'applicazione del contratto nazionale di lavoro, che non viene applicato per come dovrebbe e di discutere di alcuni punti dell'integrativo. Noi volevano parlare con lei o chi per lei (Cecilia Battistelli, ndr), ma ci ha mollato qua. Questa dichiarazione non ci preoccupa. Stanno arrivando decine di miliardi di euro e varie compagnie pressano per entrare. E noi siamo pronti a costituire una compagnia portuale."
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