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24 ottobre 2008 @ 16:50:46 CEST
L'Unione Europea applica le regole della libera concorrenza anche agli armatori e dal 18 ottobre viene applicato il divieto per i cartelli. Traffici in calo.
La deroga alle norme antitrust europee per le Conference marittime è terminata ufficialmente da sabato 18 ottobre. Ora, quindi, i cartelli che gli armatori hanno creato per condividere la stiva delle navi dovrebbero sparire dai porti dell'Europa. È la fine di un'era iniziata nel 1875 dagli armatori inglesi, che crearono la Calcutta Steam Traffic Conference. Un sistema sorto inizialmente per dividere i rischi della navigazione, me che oggi è usato prevalentemente per evitare una guerra di prezzi tra le compagnie che operano a livello globale nel trasporto di container.
Proibizioni - D'ora in poi, le compagnie marittime che operano nei Paesi comunitari non potranno più stabilire tariffe comuni, compresi eventuali sovrapprezzi o prezzi per la movimentazione nei terminal, o stabilire aumenti o tagli di capacità su basi collettive. Per ora, e fino al 2010, gli armatori possono ancora collaborare per scambiarsi la stiva e i dati sul traffico, purché ciò non coinvolga il sistema delle tariffe.
Nuova era - "Inizia una nuova era di liberalizzazione", ha commentato la British International Freight Association (BIFA), l'associazione britannica degli spedizionieri, che è stata una delle realtà che ha spinto l'Unione ha proibire le Conference. Il direttore generale della BIFA, Peter Quantrill, ha confrontato questo provvedimento alla liberalizzazione del settore aereo: "Non sappiamo con certezza quale sarà l'impatto del divieto alle Conference, tuttavia abbiamo visto che la deregolamentazione aerea ha portato nel medio termine innovazione e nuovi modelli di sviluppo".
Crisi economica - Di parere diverso è l'European Shippers Council (ESC), che rappresenta gli armatori. Il suo presidente Dick van den Broek Humphreij ha affermato che le Conference non moriranno e che la loro fine in Europa non sarà la soluzione all'andamento delle tariffe, che è dovuto essenzialmente all'andamento dei traffici. La ESC sottolinea che il divieto alle Conference parte in coincidenza alla più grave crisi economica globale degli ultimi decenni. Ed è proprio il trend economico che sta maggiormente preoccupando i principali consorzi del container, che finora continuano ad operare come prima (tranne la Far Eastern Freight Conference, che ha sospeso l'attività).
Concorrenza - Ciò che potrà mettere in crisi le Conference non sono tanto le norme comunitarie, quanto la concorrenza tra i singoli armatori in una fase di calo dei traffici e di eccesso di offerta, dovuta anche al varo di portacontainer sempre più grandi. Ed il crollo delle tariffe sembra già avvenuto: per esempio la FEFC aveva portato la tariffa per un trasporto di un teu dall'Asia all'Europa dai 1400 dollari di un anno fa ai 350 di oggi. E qualche armatore ha già detto che potrebbe scendere ancora, pur di riempire le stive.
Tagli all'offerta - Per fronteggiare lo squilibrio tra domanda e offerta, le principali Conference stanno riducendo la stiva in alcune rotte. The New World Alliance lo fa cancellando il servizio China Europe Express e ristrutturando quello South China Express, che interessano in Europa i porti del Nord. Sul Pacifico, la Conference ha eliminato i servizi Pacific South Express 3 e Pacific South West e ha ristrutturato quelli Pacific China Express, South Asia Express e Pacific Coast Express. The New World Alliance è intervenuta anche nelle rotte interne all'Asia, sospendendo il servizio Singapore Subcontinent Express.
Spiragli? - Anche un'altra importante Conference, la CKYH Alliance, ha effettuato tagli, in questo caso sul servizio tra Asia e Mediterraneo. Il Transpacific Stabilization Agreement non sta attuando, per ora, cambiamenti così drastici, perché prevede una minima ripresa dei traffici tra Asia e America dalla fine del prossimo anno, contro la riduzione dell'8% prevista per quest'anno. È un ottimismo che si basa sulla diminuzione del prezzo del petrolio e sul rafforzamento del dollaro, anche se non può considerare con precisione le conseguenze della crisi finanziaria di questi giorni.
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